X

Scorri tra le offerte di Vinted, quella piattaforma di second hand che ormai tutti conosciamo, e ti imbatti in quella che sembra un’inserzione come tante altre: un costume da bagno, un completo di lingerie, magari a un prezzo allettante. Ci clicchi sopra, guardi le foto, valuti se può valerne la pena. Ma quando arrivi al carosello delle immagini, qualcosa non torna. Un invito a scrivere “in privato”, un link a un altro profilo, un rimando a un gruppo Telegram dall’aria tutt’altro che innocente. Benvenuti nel lato oscuro di Vinted, dove inserzioni apparentemente normali si trasformano in esche per veicolare contenuti pornografici. Il fenomeno è esploso prima in Francia, ma si sta diffondendo rapidamente in tutta Europa, Italia compresa. Domenica scorsa Sarah El Haïry, Alto Commissario per l’infanzia francese, ha contattato ufficialmente Arcom, l’autorità di regolamentazione digitale transalpina, per segnalare episodi di questo tipo sulla popolare app di compravendita. Non si tratta di casi isolati: anche su Reddit, il forum più frequentato al mondo, gli utenti italiani hanno iniziato a condividere segnalazioni, raccontando con un misto di stupore e preoccupazione di essersi imbattuti in queste strane inserzioni.

Il meccanismo è tanto semplice quanto inquietante. Le foto di costumi e lingerie fungono da “articoli civetta”, studiati appositamente per attirare l’attenzione. Chi cerca davvero un capo di abbigliamento usato si ritrova invece indirizzato verso servizi di messaggistica come Telegram o WhatsApp, attraverso i quali i responsabili delle inserzioni vendono contenuti pornografici. L’obiettivo finale è spingere gli utenti verso piattaforme a pagamento come OnlyFans o MYM, dove vengono offerti contenuti sessualmente espliciti tramite abbonamento. A rivelare l’ampiezza del problema è stata un’inchiesta del sito francese L’Informé, che ha documentato come decine di profili stiano utilizzando Vinted esattamente in questo modo: non per vendere vestiti, ma per fare da trampolino verso un business parallelo e completamente estraneo alla missione originaria della piattaforma.

Rischio di truffa telefonica con prefisso greco
Donna con telefono

Vinted nasce infatti nel 2008 a Vilnius, in Lituania, dall’idea di Milda Mitkute e Justas Janauskas. L’obiettivo era creare uno spazio digitale dove facilitare l’acquisto, la vendita e lo scambio di abbigliamento e accessori di seconda mano. Oggi è una delle app più utilizzate in Europa per il mercato dell’usato, scaricata da milioni di persone che cercano un modo sostenibile ed economico per rinnovare il guardaroba. Eppure, proprio questa popolarità sembra aver reso la piattaforma un terreno fertile per chi vuole sfruttarne la visibilità per fini ben diversi. Secondo i termini di servizio, Vinted è destinata a persone maggiorenni. Sulla carta, l’app dovrebbe essere accessibile solo a chi ha compiuto 18 anni. Nella pratica, non esiste alcun sistema effettivo di verifica dell’età all’accesso. Chiunque può iscriversi, dichiarare una data di nascita qualsiasi e iniziare a navigare tra le inserzioni. Un problema non da poco, considerando che tra gli utenti ci sono anche adolescenti alla ricerca di vestiti a buon mercato.

Non è nemmeno la prima volta che Vinted finisce, suo malgrado, invischiata in vicende legate a contenuti sessuali non consensuali. Quest’estate è esploso il caso di Phica.eu, il sito finito sotto inchiesta per condivisione non consensuale di materiale intimo e violenza tramite immagini. All’interno di quella piattaforma, ora chiusa, esisteva una sezione dedicata proprio a Vinted: alcuni utenti creavano profili fake fingendo di voler acquistare abiti per ottenere foto di ragazze in costume o con vestiti aderenti. Quelle immagini, carpite con l’inganno, venivano poi pubblicate illegalmente sul sito, alimentando una spirale di abusi digitali. La dinamica è sempre la stessa e si ripete con una regolarità allarmante: quando una piattaforma diventa davvero popolare, il porno trova il modo di insinuarsi anche dove non dovrebbe, spesso in modo subdolo e difficile da intercettare. È una deriva che ha colpito diversi colossi digitali. È successo anche a Spotify, per esempio. L’anno scorso sulla piattaforma musicale erano comparsi alcuni video a contenuto pornografico, poi rimossi dopo la segnalazione della testata The Verge. La presenza di almeno un video esplicito era stata notata da un utente su Reddit che, digitando la parola “Mia” nella barra di ricerca, si era ritrovato tra i risultati anche l’anteprima di un filmato riconducibile all’attrice pornografica Mia Khalifa.

Ragazza stupita guardando il suo smartphone
Ragazza stupita guardando il suo smartphone

Contattata dall’agenzia di stampa francese Afp, Vinted ha risposto difendendo la propria politica di moderazione. L’azienda ha affermato di avere “una politica di tolleranza zero nei confronti delle comunicazioni a sfondo sessuale indesiderate o della promozione di servizi sessuali” e di prendere “molto seriamente queste situazioni“. Secondo le dichiarazioni ufficiali, la promozione di servizi sessuali è vietata dalle regole del catalogo e la società dispone di strumenti di rilevamento proattivi per identificare comportamenti sospetti, come commenti inappropriati. Vinted invita inoltre chiunque noti contenuti problematici a segnalarli attraverso gli strumenti messi a disposizione nell’app. Ogni contenuto inappropriato, offensivo o illegale viene rimosso, assicura l’azienda, che dichiara di adottare misure contro gli utenti responsabili, inclusi ban permanenti quando necessario. Restano però molti interrogativi sull’efficacia reale di questi sistemi di controllo, evidentemente non sufficienti a impedire che il fenomeno si diffonda.

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.