Il referendum sulla riforma della giustizia si è concluso con la vittoria del fronte contrario alla modifica costituzionale. Il risultato ha avuto immediata risonanza politica e istituzionale, perché il progetto era sostenuto dal governo come parte del programma elettorale e poco dopo l’emergere dei risultati, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un videomessaggio sui social per commentare l’esito della consultazione, ma il tono dell’intervento ha sorpreso molti osservatori: pur esprimendo dispiacere per la riforma bocciata, la premier ha ribadito il rispetto per la scelta degli elettori e la volontà di proseguire l’azione di governo.
Nel messaggio, registrato all’aperto con una siepe alle spalle, Meloni ha sottolineato che la decisione appartiene ai cittadini. Ha ricordato che la sovranità popolare è il fondamento del sistema democratico e che il governo aveva promesso di portare avanti una riforma della giustizia prevista nel proprio programma. Secondo la premier, l’esecutivo ha mantenuto quell’impegno sostenendo la proposta fino alla fine, ma ha poi rimesso la decisione direttamente agli italiani attraverso il referendum.
I dati diffusi durante lo scrutinio mostrano un vantaggio chiaro per il “No”. Con 53.656 sezioni scrutinate su 61.533, il fronte contrario alla riforma si attestava al 53,93%, mentre il “Sì” si fermava al 46,07%. Il risultato finale conferma quindi il respingimento della modifica costituzionale proposta.
Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione.
Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia. pic.twitter.com/KCBf19hO8d— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) March 23, 2026
Nel suo intervento, Meloni ha riconosciuto il risultato senza contestazioni, spiegando che il governo rispetta la volontà popolare. Allo stesso tempo ha parlato apertamente di rammarico per quella che considera un’occasione mancata per modernizzare il sistema giudiziario italiano. Nonostante ciò, ha assicurato che l’esecutivo continuerà a lavorare con responsabilità e determinazione per il bene del Paese e per onorare il mandato ricevuto dagli elettori.
Il voto ha mostrato differenze territoriali significative. In alcune regioni il “Sì” ha ottenuto risultati migliori, mentre in altre aree ha prevalso nettamente il “No”. In Lombardia, ad esempio, il “Sì” risultava in vantaggio con circa il 53,71% dei voti nelle fasi avanzate dello scrutinio, con percentuali superiori al 60% nella provincia di Bergamo. Tuttavia, nella città metropolitana di Milano il risultato si è invertito: qui il “No” ha raggiunto il 53,79%, superando il 58% all’interno della città.
Proprio dalle grandi città è arrivato un contributo importante alla vittoria del “No”. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha commentato il risultato sottolineando due aspetti politici principali: da un lato la dimostrazione che la Costituzione può essere modificata, ma solo se la proposta migliora davvero le regole democratiche; dall’altro il segnale che il Paese resta politicamente contendibile. Sala ha inoltre espresso soddisfazione per l’affluenza alle urne registrata nel capoluogo lombardo. Il tutto mentre un comitato dei magistrati esprimeva non poca soddisfazione per la vittoria del “No”.
Quando la vittoria del No alla riforma della Giustizia è ormai più che consolidato, esplode un liberatorio canto: “Bella ciao” risuona nella piccola sala dell'Associazione magistrati di Napoli dove giudici e pm di diverse generazioni seguono insieme lo spoglio del referendum… pic.twitter.com/You8ZgRw6S
— Repubblica (@repubblica) March 23, 2026
Dopo il referendum, il dibattito si è spostato rapidamente sul piano politico. Le opposizioni hanno interpretato il risultato come una vittoria e chiedono ora un confronto su possibili alternative di governo e di riforma della giustizia. Dal lato dell’esecutivo, invece, la linea espressa dalla premier è quella di continuare l’azione politica mantenendo l’impegno a lavorare sulle riforme considerate prioritarie.
Il referendum rappresenta quindi un passaggio significativo nel rapporto tra cittadini e istituzioni: da un lato conferma il ruolo del voto popolare nelle decisioni costituzionali, dall’altro riapre il confronto su come e quando affrontare eventuali nuove riforme del sistema giudiziario italiano.



