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C’è voluto un palco, quello della kermesse di Atreju organizzata da Fratelli d’Italia, perché Raoul Bova decidesse di rompere definitivamente il silenzio su quella che lui stesso definisce “un’uccisione pubblica“. L’attore romano, finito nel tritacarne mediatico dell’estate 2025 per la diffusione di chat e audio privati con la modella Martina Ceretti, ha scelto un panel sul cyberbullismo per raccontare la sua versione dei fatti, con toni che oscillano tra la rabbia e la disillusione.

Cosa ho fatto di così grave? Sicuramente ho sbagliato, fatto errori, me ne pento ma una persona singola che aveva in mano degli audio privati li ha usati a scopo di lucro, monetizzando, diffamando, cercando consenso, per aumentare il bacino di follower dimenticando cosa andava a fare: accrescere la popolarità uccidendo una persona pubblicamente“. Le parole di Bova, pronunciate davanti a una platea che lo ha accolto con un lungo applauso dopo l’invito di Arianna Meloni, pesano come macigni e ribaltano la narrazione che per mesi ha dominato social e conversazioni da bar.

La storia che l’attore ricostruisce è quella di un ricatto rifiutato. “Ho subìto un forte ricatto, hanno tentato di chiedermi dei soldi in cambio di queste chat, per tre giorni mi hanno tempestato di telefonate. Io non volevo cedere al ricatto di una persona. Ho pensato: se lo accetto ce ne sarà un altro? Quindi ho deciso follemente di non accettare questo ricatto“. Una scelta che, paradossalmente, si è trasformata in una condanna. “Ciò che mi rende triste è che il messaggio che ho ricevuto indietro non è stato bravo, hai vinto, hai sconfitto chi ti ha ricattato. Quello che ha pagato sono stato io“.

E il prezzo pagato ha un nome preciso, diventato tormentone estivo: “occhi spaccanti“. Quella espressione, contenuta in un audio privato e decontestualizzato, è diventata virale con una velocità che ha lasciato incredulo lo stesso protagonista. “Tutti sapevano di questa parola, è andata più in voga della guerra, delle persone che vengono uccise, delle donne, dei femminicidi, di qualsiasi altra cosa. Questa è stata l’Italia nell’estate che mi ha massacrato“. Una riflessione amara sulla gerarchia delle priorità del dibattito pubblico italiano, dove il gossip travolge tutto, anche le tragedie.

Lo sfogo di Bova si sposta poi sul piano personale, là dove il danno è stato forse più profondo. “Quando mi è accaduto quello che mi è successo ho avuto moltissime persone che mi sono state vicine, ma altri no. Gente ha preso le distanze e ti trattano come un appestato, diventi qualcosa da evitare“. L’attore ha raccontato ai giornalisti a margine dell’evento di essersi sentito “molto solo“, lamentando che “non c’è stata una reazione” quando l’audio era ancora arginabile. “Andava bloccato in partenza perché era già stato denunciato. Nessuno ha alzato la mano per dire di fermarlo“.

Proprio la mancanza di interventi tempestivi è al centro delle sue richieste. “Come evitare che riaccada quello che è successo a me? Ci vorrebbe più velocità di intervento da parte delle piattaforme innanzitutto, delle autorità e di tutte le persone che devono intervenire in casi del genere“. Una battaglia che per Bova va oltre la sua vicenda personale: “Mi preoccupo per chi non ha una solidità o persone che gli stanno vicino, in questi casi le persone ci hanno anche rimesso la vita“.

Sul palco di Atreju, l’attore ha anche lanciato una critica più generale alla società italiana: “Sono stato sbeffeggiato, ridicolizzato, tutto è diventato virale, tutti gli strati sociali sapevano di questa storia. Noi siamo curiosi di questo gossip, siamo abituati a veder crollare una persona per sentirci importanti. È una società malata“. Una diagnosi dura che fotografa i meccanismi tossici dell’attenzione digitale, dove la caduta dell’altro diventa spettacolo e la compassione sembra essere merce rara.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.