Un cartello appeso all’ingresso di una pizzeria catanese ha trasformato una cena non pagata in un caso nazionale. L’immagine mostra un simbolo inequivocabile: un omino stilizzato sbarrato da un cerchio rosso, accompagnato dalla scritta “Qui gli influencer non possono entrare”. Dietro quel divieto c’è la storia di Lele Scandurra, pizzaiolo e titolare de L’Evoluzione, locale di riferimento per la pizza contemporanea a Catania, che ha deciso di chiudere definitivamente le porte ai content creator.
La vicenda parte da un sabato sera d’agosto. Il locale è al completo, i tavoli sono stati assegnati su turni serrati, ma Scandurra tiene un posto libero per due persone. A prenotare è un influencer con oltre 400mila follower su Instagram, un nome che il pizzaiolo ha preferito non rivelare pubblicamente. Non c’erano accordi di collaborazione, nessun contratto che trasformasse quella cena in una partnership commerciale. Solo una prenotazione come tante altre, con la differenza che il titolare, per cortesia, aveva chiesto alla cassa di riservare un piccolo sconto all’ospite, quel tipo di attenzione che si riserva ai clienti affezionati.
I due commensali hanno cenato, si sono complimentati per la pizza, poi sono usciti dal locale. Senza passare dalla cassa. Scandurra li ha cercati fuori, pensando a un contrattempo, magari erano usciti a fumare una sigaretta. Ma il sabato sera in una pizzeria siciliana è un fiume in piena e il lavoro ai forni lo ha richiamato subito dentro. Il conto da 60 euro è rimasto lì, sospeso, in attesa di un pagamento che non è mai arrivato e nei giorni successivi nessun messaggio, nessuna spiegazione. Come ha raccontato lo stesso pizzaiolo a La Repubblica: “È scomparso, si è volatilizzato”.
Quello che poteva rimanere un episodio isolato, è diventato invece il detonatore di una riflessione più ampia. Scandurra ha deciso di rendere pubblica la vicenda non per i 60 euro in sé, che ormai ha messo in conto di non rivedere più, ma per prendere una posizione netta su un sistema che, a suo giudizio, ha smesso di funzionare. Il creator coinvolto risulterebbe iscritto nell’elenco AGCOM degli influencer, il registro istituito dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel luglio 2025.
L’iscrizione scatta per chi supera determinate soglie: 500mila follower su una singola piattaforma oppure un milione complessivo, e ricava guadagni dall’attività online. Essere in quell’elenco significa sottostare a regole precise sulla trasparenza delle comunicazioni commerciali, con l’obbligo di rendere riconoscibili i contenuti pubblicitari. Non rende certo più grave sul piano penale un conto non saldato, ma pone la questione su un piano professionale: se si è riconosciuti come operatori del settore comunicazione, diventa ancora più importante distinguere tra una collaborazione concordata e una normale esperienza da cliente pagante.
La critica di Scandurra, però, non si ferma a quanto accaduto quella sera, visto che il pizzaiolo punta il dito contro un’abitudine ormai piuttosto diffusa nel mondo della ristorazione: cene offerte in cambio di post, storie e visibilità sui social. Un meccanismo che conosce bene, perché in passato anche lui ha scelto di affidarsi ad alcune collaborazioni con influencer e siti specializzati. Esperienze che, a quanto pare, gli sono bastate per cambiare idea. “Si può parlare della propria attività sui social anche senza rivolgersi a queste figure, e lo dico proprio io che in passato me ne sono avvalso. Ho capito e adesso basta così”, ha spiegato.
Il punto, quindi, non è dichiarare guerra agli influencer o ai social, ma separare nettamente una collaborazione concordata da una normale cena al ristorante. Ed è proprio qui che Scandurra vuole essere chiaro. Se un creator viene invitato dal locale e viene stabilito in anticipo uno scambio o un compenso, si tratta di una collaborazione professionale. Se invece prenota autonomamente un tavolo e si presenta come qualsiasi altro cliente, alla fine della cena deve pagare il conto come tutti. Il numero di follower, almeno secondo il pizzaiolo, non cambia questa semplice regola.
Il cartello comparso davanti a L’Evoluzione nasce proprio da questa esasperazione. Più che un vero divieto da prendere alla lettera, “Qui gli influencer non possono entrare” è diventata la provocazione con cui Scandurra ha deciso di dire basta. Lo stesso Scandurra ha riassunto la sua posizione con poche parole: “Non accetto i personaggi, accetto le persone”. Una frase che spiega meglio di qualsiasi cartello il senso della sua protesta. Il problema, per lui, non sono i social né chi ci lavora, ma la convinzione che avere migliaia di follower possa automaticamente garantire un trattamento diverso dagli altri clienti.
E nonostante tutto, il pizzaiolo assicura che dei 60 euro gli interessa ormai relativamente. Quello che vorrebbe davvero è una spiegazione e delle scuse da parte del creator. Anche il messaggio che gli rivolge è molto semplice: “Continua a fare il tuo lavoro, ma se vai da cliente paga”. Forse è proprio per questo che la storia ha fatto così tanto rumore. Da una cena rimasta senza conto pagato è nato un cartello diventato virale e, soprattutto, un dibattito sul confine tra visibilità social e normali regole da rispettare quando si entra in un locale.
