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La canzone “Per sempre sì” è diventata molto più di un tormentone musicale. Dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2026, il brano di Sal Da Vinci è finito al centro del dibattito politico perché alcuni esponenti della maggioranza vorrebbero usarlo come colonna sonora della campagna per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. L’idea nasce dal titolo stesso della canzone, che richiama lo slogan del voto. La vicenda è emersa dopo una telefonata tra la premier Giorgia Meloni e il cantante, rivelata dalla stampa. Tuttavia l’artista non ha preso posizione politica e ha scelto di non commentare la possibile associazione tra il suo brano e la campagna referendaria.

La vicenda nasce dopo la vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 con “Per sempre sì”, diventata rapidamente una delle canzoni più ascoltate e presente ai vertici della classifica FIMI. Il successo del brano lo ha trasformato in un vero fenomeno popolare, molto condiviso sui social e utilizzato in numerosi contesti pubblici. Proprio il titolo del brano ha attirato l’attenzione di alcuni esponenti politici, che hanno visto nella frase “per sempre sì” uno slogan perfetto per accompagnare la campagna a favore del referendum sulla giustizia.

Secondo quanto riportato da diversi quotidiani, la premier Giorgia Meloni avrebbe telefonato al cantante per complimentarsi della vittoria e, durante la conversazione, avrebbe scherzato dicendo che la canzone rappresenta “un regalo per il referendum”. Il contatto sarebbe avvenuto mentre l’artista si trovava a Napoli, dove si era esibito allo stadio Diego Armando Maradona prima della partita Napoli-Torino. La notizia della telefonata è stata confermata da più fonti citate dalla stampa.

All’interno di Fratelli d’Italia ci sarebbe chi vorrebbe utilizzare il brano come colonna sonora dei comizi della campagna referendaria. L’ipotesi è che la canzone possa essere diffusa durante gli eventi pubblici, ad esempio nei raduni politici come quello previsto al Teatro Parenti di Milano. L’idea è semplice: sfruttare la popolarità di una canzone molto conosciuta per rafforzare il messaggio del voto favorevole.

In realtà la canzone è già stata richiamata più volte nel dibattito politico. Il ministro Francesco Lollobrigida aveva citato una strofa del brano in un post sui social per congratularsi con il cantante dopo la vittoria. Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva ironizzato dicendo che “anche a Sanremo ha vinto il sì”, mentre altri esponenti politici hanno fatto riferimento al titolo del brano per collegarlo al referendum.

Nonostante questa attenzione politica, Sal Da Vinci ha scelto di non esporsi. Contattato da giornalisti attraverso il suo ufficio stampa, ha risposto semplicemente con un “no comment”. Nei giorni precedenti, durante la conferenza stampa a Sanremo, aveva già chiarito la sua posizione: sui social circolava un meme che gli attribuiva un votono” al referendum, ma il cantante ha smentito dicendo di non aver mai dichiarato nulla sull’argomento e di non voler prendere posizione pubblica. Secondo lui ogni cittadino può decidere liberamente fino all’ultimo momento come votare.

La vicenda solleva anche una domanda interessante: un partito può davvero usare una canzone popolare durante un comizio politico? Dal punto di vista legale sì, purché vengano rispettate le norme sul diritto d’autore. Gli organizzatori devono pagare i diritti alla SIAE e i diritti connessi gestiti da altri organismi come SCF. Le tariffe variano a seconda del tipo di evento e dell’utilizzo della musica. In pratica non è necessario il consenso diretto del cantante per far suonare il brano in una manifestazione pubblica, anche se l’artista può comunque prendere le distanze a livello personale o morale.

Per questo motivo “Per sempre sì” potrebbe effettivamente risuonare nei comizi della campagna referendaria, anche senza una presa di posizione del suo autore. Il caso mostra come una canzone popolare possa uscire dal mondo dello spettacolo e diventare parte del dibattito pubblico, dimostrando quanto musica, politica e comunicazione siano spesso più intrecciate di quanto sembri.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.