Trasparenza. Modernizzazione. Controllo della narrazione. Carlo III ha deciso di infrangere uno dei tabù più antichi della monarchia britannica: rendere pubbliche le proprie dichiarazioni dei redditi. Una mossa senza precedenti nell’era moderna, che ha visto Buckingham Palace annunciare giovedì quante tasse il sovrano e suo figlio William versano all’erario britannico. E non è tutto: insieme ai numeri, è arrivata un’altra notizia destinata a riscrivere la storia della Corona. Il re non vivrà più a Buckingham Palace.
I numeri parlano chiaro e sono impressionanti. Da settembre 2022, quando è stato incoronato, Carlo III ha versato circa 30 milioni di sterline, quasi 35 milioni di euro, piazzandosi tra i primi cento contribuenti della Gran Bretagna. Per l’anno fiscale 2024-2025, la cifra ammonta a 12,9 milioni di sterline, circa 15 milioni di euro. A seguire l’esempio paterno c’è il principe William, diventato principe del Galles nella stessa data, che ha pagato circa 20 milioni di sterline dall’incoronazione del padre, e 7,76 milioni nell’ultimo anno fiscale.
Le entrate personali del sovrano derivano dal Ducato di Lancaster, un patrimonio privato composto da terre, proprietà immobiliari e investimenti finanziari che appartiene direttamente al re. I documenti mostrano che Carlo III ha guadagnato 26,5 milioni di sterline nell’anno fiscale 2024-2025. Buckingham Palace non ha specificato l’aliquota fiscale applicata, ma un segretario di William ha confermato che il principe paga l’aliquota massima dell’imposta sul reddito e sulle plusvalenze su tutte le entrate derivanti dal Ducato di Cornovaglia, l’insieme di possedimenti e strumenti finanziari riservato all’erede al trono.
Ma perché questa scelta proprio ora? La decisione del re va letta nel contesto di una monarchia che negli ultimi anni ha subito colpi durissimi alla propria reputazione. Gli scandali legati al principe Andrea, fratello di Carlo III, e i suoi rapporti con il finanziere Jeffrey Epstein hanno generato un terremoto mediatico che ha portato alla rimozione del titolo principesco. Un rapporto del National Audit Office, l’organo di controllo della spesa pubblica britannica, ha poi rivelato che Andrea aveva ricevuto redditi dal subaffitto della tenuta reale dove abitava, pagando solo un affitto simbolico definito “grano di pepe“. Quell’indagine ha anche mostrato che il re paga l’affitto per le abitazioni delle figlie di Andrea, le principesse Eugenia e Beatrice, all’interno dei palazzi reali.
@forbes_italia Re Carlo III ha versato oltre 30 milioni di sterline in tasse dal 2022, mentre il principe William ha dichiarato circa 20 milioni. Per la prima volta, la Royal Family rende pubblici i dati fiscali in un contesto di crescente pressione e attenzione dell’opinione pubblica. #ForbesItalia
A questi problemi si aggiunge una stanchezza crescente verso l’istituzione monarchica, soprattutto tra le generazioni più giovani. Carlo III ha scelto quindi di rompere il silenzio che per secoli ha tenuto sigillate le segrete dei castelli. Del resto, il nome stesso del sovrano porta con sé un presagio nefasto: il suo antenato Carlo I fu il primo e unico re britannico giustiziato, nel 1649, anche a causa delle sue richieste esagerate di denaro al parlamento. Per spezzare questo karma storico, Carlo III ha scelto la strada opposta: promettere trasparenza e snocciolare i numeri delle tasse pagate.
Ma la vera bomba è arrivata con l’annuncio che Buckingham Palace non sarà più la residenza principale del sovrano. È la prima volta dai tempi della regina Vittoria, nella seconda metà dell’Ottocento, che un monarca britannico decide di non vivere stabilmente nel palazzo simbolo della Corona. Un portavoce del re ha spiegato che Sua Maestà nutre un grande affetto per Buckingham Palace e un profondo rispetto per il ruolo che svolge nella vita reale e pubblica, ma l’edificio rimarrà solo una residenza operativa. L’intenzione è ampliare l’accesso al pubblico, trasformandolo sostanzialmente in un museo visitabile, per massimizzare il beneficio nazionale di un edificio finanziato con fondi pubblici.
Carlo III e la regina Camilla vivranno invece a Clarence House o al castello di Windsor, a pochi chilometri dalla capitale. Questa scelta si inserisce in una strategia più ampia di ridefinizione del ruolo della monarchia nel ventunesimo secolo. Il pubblico potrà accedere a Buckingham Palace pagando un biglietto, generando entrate che contribuiranno al suo mantenimento.
Va ricordato che accanto alle entrate personali dei reali esiste il Sovereign Grant, il contributo che il Tesoro britannico versa annualmente alla famiglia reale per sostenere le spese nell’esercizio della funzione di Capo dello Stato. La Corona attualmente riceve 137,9 milioni di sterline da usare per pagare il personale, sostenere i costi delle visite e dei viaggi e per il mantenimento dei palazzi. Questa cifra ammontava a 132,1 milioni nel 2025 e a 86,3 milioni l’anno precedente. L’aumento si è reso necessario per finanziare i 369 milioni investiti nel programma decennale di ristrutturazione di Buckingham Palace, volto a modernizzare i servizi essenziali dell’edificio e garantirne la conservazione per le generazioni future. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha annunciato che il prossimo anno questa sovvenzione sarà ridotta a circa 100 milioni di sterline.
Il Sovereign Grant non è soggetto a tassazione, ma il suo ammontare viene calcolato in base alle entrate del Crown Estate, un portfolio di proprietà e terreni che include immobili di lusso a Londra e quasi la metà dei terreni costieri di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. Questi beni appartengono tecnicamente al re, ma i profitti vengono restituiti al Tesoro: negli ultimi dieci anni parliamo di 5 miliardi di sterline. Nel 2024-2025, il Crown Estate deteneva un patrimonio del valore di 15 miliardi di sterline e il contributo statale alla Corona era pari al 15 per cento degli utili generati due anni prima. Tale quota era salita al 25 per cento nel 2017-18 per contribuire a finanziare i lavori di ristrutturazione di Buckingham Palace, per poi ridursi al 12 per cento dal 2024-25.
È proprio dai meccanismi di gestione di questi beni che si sono generati alcuni degli scandali più recenti. L’aumento delle entrate al Crown Estate derivanti dalle concessioni per l’eolico offshore, al quale Carlo III ha poi rinunciato riducendone la percentuale, aveva sollevato interrogativi sulla trasparenza finanziaria della monarchia. Il rapporto sulle residenze reali degli ultimi vent’anni ha fatto emergere altre anomalie nei privilegi concessi ai membri della famiglia reale, alimentando il dibattito pubblico sulla sostenibilità economica e morale dell’istituzione.
