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Un nuovo trend nato sui social sta entrando nelle aule scolastiche italiane, creando una situazione tanto curiosa quanto controversa. Si tratta delle cosiddette “Penne dell’amicizia”, una trovata creativa degli studenti che unisce gioco, collaborazione e voglia di evasione dalla routine scolastica. I video stanno diventando virali e mostrano scene surreali: ragazzi che prendono appunti collegati tra loro da strutture di carta lunghe anche metri. Se per gli studenti è un modo per rendere le lezioni più leggere, per molti professori rappresenta invece un problema serio. Il risultato è uno scontro tra due visioni opposte della vita in classe. E il dibattito è appena iniziato.

Il fenomeno delle “Penne dell’amicizia” consiste nella creazione di vere e proprie installazioni artigianali realizzate con fogli di quaderno arrotolati e nastro adesivo. Gli studenti costruiscono dei coni di carta che vengono incastrati tra loro fino a formare una sorta di “ponte” o “traliccio”, al cui estremo viene fissata una penna. In questo modo, più compagni possono scrivere contemporaneamente restando collegati, anche a distanza di diversi banchi. Si parte da versioni semplici, con un solo studente, fino a strutture più elaborate che coinvolgono due, tre o quattro persone.

Questa idea nasce anche come risposta indiretta al divieto di utilizzo dei cellulari in classe. Senza smartphone a disposizione, molti studenti hanno trovato un’alternativa creativa per intrattenersi durante le lezioni. Non si tratta però solo di gioco: nei video si vedono ragazzi che continuano davvero a prendere appunti, cercando di coordinare i movimenti per scrivere insieme. Ed è proprio questo il punto su cui si difendono: “Stiamo solo facendo il nostro dovere”, sostengono.

Il successo del trend è amplificato dai social, dove gli studenti si sfidano a creare la versione più originale e complessa delle “penne dell’amicizia”. Alcuni aggiungono decorazioni, altri sperimentano strutture sempre più lunghe e instabili, trasformando i banchi in veri e propri cantieri improvvisati. Le didascalie dei video giocano spesso sull’ironia: vengono rimproverati, ma formalmente stanno comunque scrivendo.

La reazione dei professori, però, è tutt’altro che divertita. Molti insegnanti si trovano a gestire classi in cui la concentrazione viene compromessa da queste costruzioni ingombranti e difficili da ignorare. Il problema principale non è tanto l’atto in sé, quanto l’effetto collettivo: le “penne dell’amicizia” attirano l’attenzione, interrompono il ritmo della lezione e coinvolgono più studenti contemporaneamente. Alcuni docenti si limitano a richiamare gli alunni, altri chiedono di smontare tutto immediatamente, mentre in certi casi sono state date anche note disciplinari.

Quello che rende il fenomeno interessante è il contrasto tra disciplina apparente e caos reale. Da un lato gli studenti rispettano la regola di scrivere; dall’altro trasformano questo gesto in qualcosa di spettacolare e distraente. Per loro è un modo per rafforzare la complicità tra compagni e alleggerire la giornata scolastica. Per i professori, invece, può sembrare una sfida all’autorità e alla gestione della classe.

In definitiva, le “penne dell’amicizia” rappresentano un esempio concreto di come i social influenzino il comportamento quotidiano degli studenti, portando dentro la scuola dinamiche nate online. Tra creatività e confusione, il trend continua a diffondersi, lasciando aperta una domanda importante: dove finisce il gioco e dove inizia il rispetto delle regole in classe?

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Sono nato nel 1999, lo stesso anno di "Il gigante di ferro", "Tarzan", "Matrix", "Ghost Dog" e "Terror firmer". Grande appassionato di cinema, di storia, di videogiochi e di arti marziali. Laureato alla triennale di "Antropologia", amo analizzare i i film e il giochi tramite la loro importanza culturale, storica, sociologica e non solo.