Un audio non doveva finire nelle case di milioni di italiani. E invece è accaduto, sabato mattina, durante la diretta su Rai 2 della prima manche di bob a quattro delle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Prima che i telecronisti attaccassero con la loro cronaca, una voce proveniente dalla regia si è fatta sentire chiaramente: “Evitiamo l’equipaggio numero 21, che è quello dell’israeliano“. Subito dopo, un timido “no perché…” prima che l’audio venisse tagliato e partisse la telecronaca vera e propria. Un fuorionda che è diventato istantaneamente un caso nazionale, riaccendendo i riflettori su RaiSport già finita nell’occhio del ciclone dopo l’incompetenza in onda durante la cerimonia di apertura, episodio che era costato il posto al direttore Paolo Petrecca.
Le reazioni non si sono fatte attendere. In apertura della seconda manche, il telecronista Dario Di Gennaro ha letto delle scuse formali: “Desidero personalmente e a nome della direzione di RaiSport rivolgere ai telespettatori e in particolare agli atleti e alla delegazione israeliana le nostre più sincere scuse per quanto andato in onda poco fa“. Di Gennaro ha aggiunto che l’espressione “è stata del tutto inappropriata e non rispecchia in nessun modo i valori dello sport e del rispetto che devono guidare il servizio pubblico“. E per dimostrare la buona fede, la seconda manche è stata aperta proprio con la cronaca della discesa dell’equipaggio israeliano sulla nuova pista Eugenio Monti di Cortina.
Ma le scuse in diretta erano solo l’inizio. Marco Lollobrigida, responsabile ad interim di Rai Sport, ha diramato una nota ufficiale definendo quanto accaduto “un’espressione inaccettabile“. Ha espresso “sincere scuse agli atleti israeliani, alla delegazione e a tutti i telespettatori“, annunciando l’avvio di “immediate verifiche interne per accertare responsabilità“. L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha parlato di un fatto “grave” e ha avviato un’istruttoria finalizzata all’apertura di un procedimento disciplinare. Ma perché quella direttiva dalla regia? Il contesto è essenziale per comprendere la vicenda. Adam Edelman, uno dei membri dell’equipaggio israeliano composto anche da Menachem Chem, Uri Zisman e Omer Kats, era finito al centro di una polemica internazionale nei giorni precedenti. Durante le gare di bob a due, la televisione pubblica svizzera Radio Télévision Suisse aveva trasformato per alcuni secondi la cronaca sportiva in commento politico: il telecronista Stefan Renna aveva citato post social in cui Edelman si definiva “sionista fino al midollo” e aveva definito l’invasione di Gaza “la guerra più moralmente giusta della storia“.
Un intervento che aveva sollevato un dibattito acceso sui limiti tra sport e prese di posizione personali degli atleti, portando l’emittente svizzera a rimuovere il filmato. Con tutta probabilità, la regia Rai voleva evitare di innescare analoghe polemiche in diretta, ma il tentativo di aggirare la questione si è trasformato in un autogol mediatico di proporzioni ben più gravi. La risposta di Edelman non si è fatta attendere. Su Instagram, l’atleta ha scritto con tono provocatorio: “Nel caso in cui ci siano commentatori svizzeri in attesa della loro occasione oggi, qualsiasi cosa mi citerete riguardo al sionismo o a quanto sia giusto Israele, sono orgoglioso di averla detta. Grazie per la diffusione del messaggio“. Un messaggio che rivendica le proprie convinzioni politiche e respinge ogni tentativo di censura.
Sul fronte della gara, l’equipaggio israeliano si è piazzato al venticinquesimo e terzultimo posto, un risultato che è passato in secondo piano rispetto alla polemica. La comunità ebraica ha reagito duramente alle scuse della Rai, giudicandole insufficienti. Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, ha definito l’episodio “un atto di antisemitismo chiaro e limpido che deve essere punito“. Secondo Meghnagi, non bastano le scuse istituzionali: “Dovrebbe chiedere scusa chi lo ha detto. Se questi atti non vengono puniti, vengono tollerati“, e questo vale ancora di più “alle Olimpiadi“. I parlamentari della Lega in commissione Vigilanza Rai hanno colto l’occasione per sottolineare come l’episodio rappresenti “l’ennesima prova che il cambiamento auspicato per un servizio pubblico equilibrato non è minimamente stato raggiunto“. Il caso si inserisce in un dibattito più ampio sulla neutralità del servizio pubblico, sulla libertà di espressione degli atleti e sui confini sempre più sfumati tra sport e politica.
RaiSport si trova ora a dover gestire l’ennesima tempesta mediatica in poche settimane, con verifiche interne in corso per individuare il responsabile del fuorionda. Lo sport, come hanno ripetuto in coro cronisti e dirigenti, “deve unire e non dividere“. Ma questa vicenda dimostra quanto sia difficile mantenere quella neutralità quando le tensioni geopolitiche si intrecciano inevitabilmente con le competizioni sportive, anche durante i Giochi Olimpici che l’Italia stava ospitando con orgoglio.



