Un semplice barattolo di Nutella ha scatenato un dibattito globale: è stato davvero portato nello spazio o si tratta di un video creato con l’intelligenza artificiale? E soprattutto, dietro c’è un accordo commerciale oppure no? La scena, ripresa durante la missione Artemis II, mostra il celebre prodotto italiano fluttuare nella capsula Orion proprio nei momenti che precedono un record storico di distanza dalla Terra. Un’immagine potente, quasi surreale, che ha acceso curiosità, orgoglio e anche qualche sospetto.
Tutto nasce da un breve video di pochi secondi trasmesso in diretta: il barattolo appare sospeso in microgravità, mentre l’equipaggio si prepara a superare il record stabilito nel 1970 dalla missione Apollo 13. Poco dopo, gli astronauti raggiungono oltre 400 mila chilometri dalla Terra, fino a circa 407 mila. In quel contesto, il prodotto simbolo del Made in Italy diventa, a sorpresa, l’oggetto “più lontano” mai arrivato nello spazio durante una missione con equipaggio.
Il primo dubbio che si è diffuso online riguarda l’autenticità delle immagini. Molti utenti hanno ipotizzato che il video fosse stato manipolato con strumenti di intelligenza artificiale, anche perché nessuna azienda aveva annunciato una collaborazione ufficiale. Tuttavia, questa ipotesi è stata rapidamente ridimensionata: gli astronauti stessi hanno confermato di aver portato il barattolo a bordo. Non si tratta quindi di un contenuto generato artificialmente, ma di una scena reale avvenuta all’interno della capsula.
#NEWS 🚨: Watch as a random jar of Nutella photobombs the Artemis II livestream pic.twitter.com/MpVsHoWmPy
— Latest in space (@latestinspace) April 6, 2026
A questo punto emerge la seconda domanda: è stata una strategia pubblicitaria? A differenza di altri casi, come la pasta Barilla portata in missioni spaziali e promossa apertamente, qui non esiste alcun annuncio ufficiale di partnership. Nessuna comunicazione preventiva, nessun accordo dichiarato. Per questo motivo, molti media hanno definito l’episodio un “incidente pubblicitario”: qualcosa di non pianificato che ha però prodotto un’enorme visibilità globale.
Il comportamento del brand ha rafforzato questa interpretazione. L’account statunitense di Nutella ha condiviso il video con toni celebrativi, parlando di un viaggio “più lontano di qualsiasi altra distribuzione nella storia”. Una reazione tipica di chi sfrutta un’opportunità comunicativa nata spontaneamente, più che di una campagna costruita a tavolino.
Anche la NASA ha contribuito alla viralità, partecipando alla conversazione sui social con commenti ironici sui “momenti dolci” degli astronauti. Questo ha dato ulteriore credibilità all’episodio, allontanando definitivamente l’ipotesi del fake. La spiegazione più semplice, infatti, è anche la più plausibile: gli astronauti hanno portato con sé un alimento familiare, come spesso accade nelle missioni, per rendere più piacevole la permanenza nello spazio.
Honored to have traveled further than any spread in history 🚀 Taking spreading smiles to new heights ❤️ pic.twitter.com/vDUJMi1qbS
— Nutella (@NutellaUSA) April 6, 2026
Dal punto di vista pratico, la presenza della Nutella non è così strana. Le missioni moderne prevedono una dieta più varia rispetto al passato, con snack e comfort food selezionati per essere sicuri in microgravità. Tuttavia, resta un piccolo mistero tecnico: il barattolo visto nel video potrebbe non essere in vetro, materiale poco adatto allo spazio per il rischio di frammentazione, ma una versione in plastica o una riproduzione.
Infine, c’è il risultato mediatico. In poche ore, il video ha fatto il giro del mondo, generando milioni di visualizzazioni e commenti. Molti utenti hanno parlato della “più grande pubblicità gratuita della storia”, sottolineando come una scena del genere sia impossibile da replicare anche con le migliori strategie di marketing. Un oggetto quotidiano trasformato, per pochi secondi, in simbolo globale.
In conclusione, il caso della Nutella nello spazio non è né un fake né una campagna pubblicitaria pianificata. È un episodio reale, nato da una scelta dell’equipaggio e amplificato dalla potenza dei social. Un perfetto esempio di come, nell’era digitale, anche un piccolo dettaglio possa diventare un fenomeno mondiale, capace di unire scienza, comunicazione e cultura popolare.



