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La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, andata in scena venerdì 6 febbraio allo stadio San Siro, ha regalato emozioni contrastanti al pubblico italiano. Tra giochi di luce spettacolari, scenografie mozzafiato e una parata di artisti nazionali e internazionali, uno dei momenti più attesi è stato senza dubbio l’esibizione di Laura Pausini, chiamata a interpretare l’inno di Mameli davanti a milioni di spettatori in tutto il mondo. La cantante di Solarolo ha offerto una versione personalizzata e potente dell’inno nazionale, caratterizzata dalla sua inconfondibile voce e da un arrangiamento moderno che ha diviso immediatamente l’opinione pubblica. Se da un lato la performance ha raccolto applausi scroscianti e consensi entusiasti, dall’altro non sono mancate critiche pungenti. Tra i detrattori più espliciti spicca Morgan, che ha affidato ai social un’analisi musicale dettagliata e per nulla indulgente.

Il cantautore ha pubblicato sul proprio profilo Instagram un video di quasi quattro minuti, dal titolo emblematicoInno d’Italia alle Olimpiadi. L’opinione dell’umile Morgan“, in cui esprime senza mezzi termini il proprio giudizio: “Interpretazione completamente sbagliata“. Una bocciatura che arriva però con una premessa inaspettata. “Non perché Laura Pausini abbia cantato male, tutt’altro“, precisa Morgan nel video, “l’ha cantato molto bene, molto intonata, con il suo stile ha ben rappresentato la musicalità italiana odierna. Anche perché è molto difficile davanti a un grande evento di questo tipo essere così impeccabili, ha dimostrato un grande livello, ma su questo non c’è alcun dubbio“.

Il problema, secondo il musicista, non risiede dunque nella qualità tecnica dell’esecuzione, che definisce “impeccabile“, ma nella scelta stilistica e nell’arrangiamento. “Il vero problema è aver trasformato quel brano in qualcosa di assolutamente non italiano, averlo modificato a tal punto da renderlo irriconoscibile e deformato, sembrava più musica adatta a un contesto Disney“. È proprio questa l’accusa più pesante: aver snaturato l’essenza dell’inno di Mameli, trasformandolo in qualcosa che ricorda le colonne sonore hollywoodiane piuttosto che la tradizione musicale italiana. Morgan non si limita a criticare la performance in sé, ma allarga il discorso a una riflessione più ampia sull’identità musicale del nostro Paese.

Quando noi dobbiamo fare un inno con tutto il mondo che ci guarda, bisognerebbe appropriarsi dell’italianità e non fare quelli senza carattere, senza personalità, perché noi italiani siamo oggi in una condizione di sofferenza dal punto di vista musicale proprio perché non ci viene riconosciuto quel ruolo, altro che sovranità“, sottolinea il cantautore nel suo intervento. Per supportare la sua tesi, Morgan richiama la grande tradizione musicale italiana, quella che ha reso il nostro Paese una potenza culturale riconosciuta in tutto il mondo. “Noi italiani abbiamo una grande storia di musica che raggiunge il picco del suo successo con Giuseppe Verdi, Puccini, un po’ prima con Donizetti. È quello il momento che rappresenta l’italianità nel mondo, quello che si chiama la musica occidentale tonale, l’armonia tonale“.

L’artista cita anche Roberto Schumann e le sueCento regole di vita musicale“, in cui il compositore tedesco affermava che qualsiasi musicista deve necessariamente conoscere i compositori italiani, fondamentali nella storia della musica occidentale. “È per questo che in tutto il mondo ha ancora la terminologia italiana“, aggiunge Morgan, sottolineando come l’influenza italiana parta addirittura dall’invenzione della notazione musicale. Il cantautore non esclude la possibilità di modernizzare l’inno nazionale, ma precisa che tale operazione dovrebbe essere compiutanella logica dell’essenza della musicalità italiana“. E propone un’alternativa: “C’è un modo di orchestrare all’italiana, che non è quello alla Walt Disney, che non è alla John Williams dei film di fantascienza. Al limite è quello di Morricone“.

La conclusione di Morgan è amara e senza appello: “Oggi secondo me è stato svuotato di italianità un simbolo dell’Ottocento italiano che ha un arrangiamento e un’armonia precisa. Reinventarlo l’ha portato in una direzione del tutto non italiana. Quindi oggi non abbiamo affermato cosa significa essere italiani da un punto di vista musicale. Abbiamo scimmiottato una cosa che non ci appartiene“. Il dibattito intorno all’esibizione di Laura Pausini si inserisce in un tema ricorrente ogni volta che l’inno di Mameli viene reinterpretato in occasioni ufficiali. Prima della cantante di Solarolo, anche Arisa, Noemi, Albano, Gigi D’Alessio e Clementino erano stati al centro di polemiche simili, tra fischi e critiche per le loro versioni personalizzate dell’inno nazionale.

La questione è delicata: da un lato c’è chi sostiene che l’inno nazionale, proprio per il suo valore simbolico, dovrebbe essere eseguito in modo più sobrio e rispettoso della versione originale. Dall’altro, c’è chi difende la libertà artistica di reinterpretare anche i brani più sacri della tradizione italiana, adattandoli a contesti contemporanei e a sensibilità musicali moderne. Laura Pausini, dal canto suo, aveva preparato la sua versione con mesi di anticipo, come spiegato in seguito all’esibizione. La cantante ha sempre mostrato grande rispetto per l’importanza dell’evento e ha commentato di essere stata commossa dall’affetto ricevuto dal pubblico presente allo stadio. Le critiche social, però, non sono mancate sin dalle prime ore successive alla performance. Il video di Morgan ha riacceso il dibattito proprio nel momento in cui la polvere sembrava essersi posata.

Le sue parole, espresse con il consueto tono diretto e senza filtri, hanno fatto discutere sia chi le condivide sia chi le ritiene eccessive. Alcuni utenti hanno apprezzato l’analisi tecnica e la difesa della tradizione musicale italiana, altri hanno accusato il cantautore di eccessivo purismo e di non accettare le evoluzioni naturali del linguaggio musicale. Resta il fatto che l’esibizione di Laura Pausini alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è diventata un vero e proprio caso nazionale, capace di far riflettere non solo sulla singola performance, ma anche sul rapporto tra tradizione e innovazione, tra identità culturale e linguaggio contemporaneo. Un dibattito che, come spesso accade in Italia quando si tocca il tema dell’identità nazionale, non si esaurisce facilmente e continua a generare opinioni contrastanti.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.