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Di regali diplomatici strani ne circolano, ma quello distribuito dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante il vertice Nato di Ankara ha spiazzato tutti. Ogni leader presente ha ricevuto un dono particolarissimo: una pistola revolver con il proprio nome inciso sulla canna, completa di scatola di munizioni e documenti ufficiali per l’esportazione.

A rendere pubblica la notizia è stato il primo ministro britannico Keir Starmer, che ne ha parlato ai giornalisti durante il volo di rientro a Londra. L’arma in questione sarebbe una Sarsilmaz Sr 38, un modello semiautomatico da uso sportivo prodotto dal principale costruttore privato turco. Ogni confezione regalo conteneva la pistola personalizzata, una scatola di cartucce, una lettera firmata da Erdogan e i documenti necessari per aggirare le normative turche sulle esportazioni di armi.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha trovato il proprio nome inciso sulla canna della pistola ricevuta. A differenza di altri colleghi europei, ha deciso di portare l’arma in Italia seguendo le procedure previste dalla legge italiana. La pistola è stata presa in carico da personale autorizzato al maneggio di armi da fuoco e, una volta rientrata nel nostro Paese, sono state avviate tutte le procedure per denunciarne il possesso.

L’arma è stata registrata a Palazzo Chigi, come avviene per tutti i doni ricevuti dal premier durante le missioni istituzionali. Protocollata come qualsiasi altro omaggio, è entrata nella disponibilità della Presidenza. Il documento fornito da Erdogan ha permesso l’uscita legale dell’arma dalla Turchia e il suo trasporto in Italia.

La scelta di Starmer è stata diametralmente opposta. Il premier britannico, al suo ultimo appuntamento internazionale prima di lasciare Downing Street dopo essere stato disarcionato dal suo stesso partito, ha preferito lasciare la pistola in Turchia. Il motivo è semplice: introdurre l’arma nel Regno Unito sarebbe stato illegale secondo le stringenti normative britanniche sul possesso e il trasporto di armi da fuoco perfettamente funzionanti.

Altri leader europei hanno seguito la stessa linea di Starmer. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro olandese Rob Jetten hanno rifiutato di portare con sé il regalo, probabilmente per le complesse implicazioni legali legate alle normative nazionali sul controllo delle armi. Il primo ministro belga Bart De Wever ha vissuto una situazione ancora più particolare: avrebbe “appreso l’esatta natura del regalo” solo dopo essere atterrato in Belgio.

Il suo team di sicurezza si è poi occupato anche dei revolver destinati a Ursula von der Leyen e Antonio Costa, gestendo tutte le complicazioni di sicurezza e protocollo che un’operazione del genere comporta. La presidente della Commissione Europea ha espresso gratitudine a Erdogan per il dono, secondo quanto riferito dal suo portavoce. L’arma, però, non finirà in un cassetto: von der Leyen ha deciso che sarà dismessa e donata a un museo militare, trasformando un oggetto potenzialmente controverso in un pezzo da collezione storica.

Il gesto del presidente turco ha suscitato anche reazioni politiche in Italia. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha sollevato una polemica istituzionale, definendo il regalo “l‘immagine plastica di una Nato che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato“. Bonelli ha criticato l’assenza di dichiarazioni ufficiali da parte del governo italiano, contrapponendo il silenzio di Roma alla trasparenza dimostrata da Starmer nell’ammettere l’imbarazzo della situazione.

Il deputato di Avs ha collegato l’episodio alle più ampie questioni della politica estera italiana, dall’adesione alla richiesta di Trump di portare la spesa militare al 5 per cento del Pil all’aumento complessivo degli investimenti in difesa. Secondo i calcoli di Bonelli, la differenza tra una spesa militare al 5 per cento e il precedente plateau del 2 per cento significherebbe per l’Italia circa 500 miliardi di euro in più da qui al 2035, risorse che verrebbero sottratte a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica. Molti sostengono che l’Italia non avrebbe dovuto accettare questo regalo e il gesto ha messo in imbarazzo il nostro Paese.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.