Negli ultimi giorni ha fatto discutere un dettaglio artistico apparentemente marginale, emerso all’interno di una delle chiese più note del centro storico di Roma. Nella basilica di San Lorenzo in Lucina, a pochi passi dal Mausoleo di Augusto, un recente restauro ha riportato alla luce un dipinto con due angeli che affiancano un busto di Umberto II di Savoia. Uno dei due, però, presenta un volto che molti osservatori hanno giudicato sorprendentemente simile a quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il dipinto si trova in una cappella laterale, sulla parete dedicata alla dinastia dei Savoia, ed è collocato sopra il monumento in marmo che raffigura l’ultimo re d’Italia.
In particolare, uno dei due cherubini appare “alato” mentre regge un cartiglio su cui è disegnato lo Stivale, elemento che ha contribuito ad alimentare la lettura simbolica dell’immagine. Sull’opera compare anche un’iscrizione: “Instauratum et exornatum, Bruno Valentinetti AD MMXXV”, che indica l’autore dell’intervento e l’anno di completamento. Il restauro è stato realizzato da Bruno Valentinetti, 83 anni, che si definisce sacrestano e decoratore volontario della basilica. Valentinetti vive nella sagrestia e apre la chiesa ogni mattina; ha spiegato di aver lavorato gratuitamente su richiesta del parroco, monsignor Daniele Micheletti, come forma di riconoscenza per l’ospitalità ricevuta.
Secondo il suo racconto, l’intervento è durato circa due anni ed è stato concluso l’anno scorso. Valentinetti ha negato con decisione di aver voluto ritrarre Giorgia Meloni, sostenendo di aver semplicemente ricalcato le fattezze dell’opera precedente, che a suo dire aveva già restaurato circa 25 anni fa. «Restaurare significa rifare quello che c’era prima», ha dichiarato, aggiungendo che prima del nuovo intervento non c’era un volto “nuovo”, ma un cherubino generico già presente. Il restauratore ha anche affermato che l’intervento sarebbe stato effettuato con l’assenso della Soprintendenza, perché il parroco avrebbe presentato la documentazione e il suo curriculum. «Ognuno ci vede quello che vuole», ha commentato Valentinetti, ironizzando sulla somiglianza con la premier e raccontando che alcuni visitatori avrebbero riconosciuto persino altri personaggi politici, come Giuseppe Conte, nell’angelo accanto.
Monsignor Daniele Micheletti ha confermato di aver chiesto a Valentinetti di riprodurre i dipinti esattamente com’erano prima del restauro. Interpellato sulla vicenda, ha ammesso di notare anche lui una certa somiglianza con Giorgia Meloni, pur dichiarando di non sapere spiegare come si sia generata. «L’angelo c’era e c’era in quel modo», ha detto, sottolineando che l’intenzione era conservativa e non interpretativa. Le reazioni non si sono limitate all’ambito artistico o religioso. La notizia ha subito assunto una dimensione politica. Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico nella commissione Cultura della Camera, ha chiesto formalmente l’intervento del ministro della Cultura Alessandro Giuli e l’attivazione della Soprintendenza di Roma.
Secondo Manzi, se fosse accertato che il restauro ha prodotto un’immagine riconducibile a un volto contemporaneo, si potrebbe configurare una violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che vieta alterazioni arbitrarie, personalizzazioni e interventi non fondati su criteri scientifici, storici e artistici. La deputata ha chiesto di verificare la regolarità dei lavori e, se necessario, di disporre il ripristino dell’opera allo stato precedente. Posizioni simili sono state espresse anche dai parlamentari del Movimento 5 Stelle delle commissioni Cultura di Camera e Senato, che in una nota si sono detti “allibiti” e hanno chiesto al ministero di accertare le responsabilità, sottolineando il rischio che arte e cultura diventino strumenti di propaganda, indipendentemente dall’identità del volto raffigurato.
Nei lavori di restauro della basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, in un affresco sopra il busto in marmo di Umberto II di Savoia il volto generico di un cherubino è stato sostituito con un angelo che ha le sembianze della presidente del Consiglio Giorgia Meloni pic.twitter.com/oSOIpoxJwe
— Repubblica (@repubblica) January 31, 2026
Anche Alleanza Verdi e Sinistra è intervenuta con durezza: il capogruppo Filiberto Zaratti ha parlato di un possibile e inaccettabile esempio di culto della personalità, annunciando un’interrogazione parlamentare. Di segno opposto la reazione di Fratelli d’Italia. La senatrice Susanna Donatella Campione ha definito la polemica “delirio mistico”, accusando l’opposizione di vedere la presidente del Consiglio ovunque pur di attaccare il governo. Con toni ironici, ha parlato di una sinistra ossessionata che arriva a “disquisire sul sesso degli angeli, anzi, sul volto”, respingendo l’idea che un restauro possa essere letto come un messaggio politico.
A chiudere simbolicamente il cerchio è intervenuta la stessa Giorgia Meloni, che sui social ha commentato con ironia la notizia pubblicando la foto del dettaglio dell’affresco e scrivendo: «No, decisamente non somiglio a un angelo», accompagnando il messaggio con un emoticon sorridente. A seguito delle polemiche, il ministero della Cultura ha annunciato che, su indicazione del ministro Giuli, il Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro, ha incaricato i funzionari tecnici del Mic di effettuare un sopralluogo nella basilica di San Lorenzo in Lucina. L’obiettivo è accertare la natura dell’intervento, verificare se siano state rispettate le procedure previste e decidere eventuali azioni successive. Resta aperto anche il dibattito giuridico: secondo alcuni, trattandosi di affreschi contemporanei, l’opera potrebbe non essere soggetta ai vincoli più stringenti della tutela monumentale.



