Lo scontro tra Mediaset e Fabrizio Corona ha raggiunto un punto di non ritorno. L’azienda di Cologno Monzese ha deciso di passare all’offensiva totale, intentando una causa civile contro l’ex re dei paparazzi e le sue società per un risarcimento complessivo di 160 milioni di euro. Una cifra monstre che rappresenta la risposta più dura possibile alle accuse lanciate da Corona attraverso il suo discusso format online Falsissimo. La richiesta di risarcimento copre i danni reputazionali e patrimoniali che i vertici di Mediaset e alcuni dei suoi volti più noti sostengono di aver subito. Tra i soggetti che si dichiarano danneggiati figurano nomi di primo piano del panorama televisivo italiano: Marina e Pier Silvio Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti e Samira Lui. Un parterre che testimonia quanto la questione sia considerata grave dall’azienda.
Nel comunicato ufficiale, Mediaset non usa mezzi termini. Quanto diffuso da Corona viene definito un insieme di “menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e del minimo rispetto per le persone, le loro famiglie e le realtà coinvolte“, il tutto condito con “una violenza verbale inaudita“. L’azienda chiarisce inoltre che non si tratta di semplice gossip o pettegolezzi, ma di un “meccanismo organizzato e sistematico, nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro“. L’origine di questa escalation affonda le radici nelle pesanti accuse lanciate da Corona contro Alfonso Signorini. Secondo la ricostruzione dell’ex fotografo dei vip, il conduttore avrebbe intrattenuto nel corso degli anni scambi di messaggi, foto e, in alcuni casi, rapporti sessuali con giovani uomini poi diventati concorrenti del Grande fratello. Tra questi, Antonio Medugno, che ha successivamente denunciato il giornalista per violenza sessuale ed estorsione.

Quando Corona aveva parlato del presunto “sistema Signorini” a dicembre, Mediaset aveva scelto inizialmente una linea prudente, limitandosi ad accettare la decisione del conduttore di sospendere tutti i suoi impegni con l’azienda “per tutelare sé stesso e le persone interessate nella vicenda mediatica in cui è rimasto suo malgrado coinvolto“. Ma quando l’ex re dei paparazzi ha cominciato a fare insinuazioni sul gruppo e sui suoi personaggi più rappresentativi, compresi i vertici Marina e Pier Silvio Berlusconi, il tono è cambiato radicalmente. La strategia di Mediaset si è articolata su più fronti. Prima l’invito a Google di oscurare Falsissimo su YouTube e a Meta di chiudere i profili social di Corona per non concorrere con lui nelle ipotetiche diffamazioni. TikTok si è adeguato alla richiesta, mentre l’avvocato di Corona, Ivano Chiesa, ha gridato alla “censura”. Pochi giorni fa, un giudice ha anche vietato a Corona di diffondere nuovi contenuti diffamatori o che violino la privacy e i diritti di Signorini, e Meta ha effettivamente rimosso i suoi profili Facebook e Instagram.
C’è anche un elemento di responsabilità sociale nella mossa dell’azienda. Le somme eventualmente riconosciute dal giudice a titolo risarcitorio, precisa la nota, verranno destinate alla creazione di un fondo per la copertura di spese di assistenza legale alle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice Rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo. Un modo per sottolineare che la battaglia legale non è solo personale, ma ha una portata più ampia nella tutela delle vittime di diffamazione e violenza online. Dal canto suo, solo il giorno prima dell’annuncio della causa, Corona aveva fatto sapere di voler denunciare Mediaset per estorsione. Il motivo: l’azienda avrebbe inviato lettere a diverse discoteche per scoraggiarle dall’ingaggiarlo. “Hanno provato a bloccarlo sui social, ora cercano di farlo nei locali pubblici. E domani cosa faranno, gli impediranno di parlare a casa sua? Non siamo in Corea“, aveva tuonato su Instagram l’avvocato Chiesa.
La battaglia legale è appena iniziata e promette di tenere banco per mesi, se non anni. Da un lato un colosso televisivo che difende la propria reputazione e quella dei suoi volti più noti, dall’altro un personaggio che ha fatto della provocazione e della rivelazione di presunti segreti il proprio marchio di fabbrica. Il tribunale dovrà stabilire dove finisce il diritto di cronaca e dove inizia la diffamazione, quanto valgono i danni alla reputazione in epoca digitale, e se davvero dietro Falsissimo ci sia un sistema organizzato di lucro basato sulla menzogna come sostiene Mediaset, o una forma di giornalismo alternativo come si presenta Corona.



