La musica dovrebbe unire, dicono, ma quando la politica entra dalla porta principale di un luogo simbolico come l’Agnata, la tenuta storica di Fabrizio De André in Gallura, le tensioni diventano inevitabili. Domenica sera, durante il concerto di Diodato organizzato dal festival Time in Jazz in collaborazione con la Fondazione De André, una scena inattesa ha spaccato il pubblico presente: una giovane spettatrice sarda si è alzata e ha abbandonato l’evento dopo aver scoperto che Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, era seduto in prima fila accanto a Dori Ghezzi, vedova del cantautore genovese.
“Non posso rimanere ad assistere a questo concerto vista la presenza di quell’individuo”, ha dichiarato ad alta voce la ragazza prima di andarsene. Parole taglienti, seguite da un applauso spontaneo di parte del pubblico. La scena, immortalata in foto e video dall’ex senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Cotti, presente tra gli spettatori, è rapidamente rimbalzata sui social scatenando un dibattito che va ben oltre i confini della Sardegna.
La presenza di Salvini all’Agnata non è passata inosservata. Seduto al fianco di Dori Ghezzi, il leader leghista condivideva la prima fila con altri ospiti illustri: l’ex calciatore Fulvio Collovati, lo scrittore Gianrico Carofiglio e la giornalista Cristina Parodi. Un parterre variegato che avrebbe dovuto rappresentare la trasversalità culturale, ma che invece ha fatto emergere le crepe profonde che attraversano l’Italia contemporanea.
Nel mirino della contestatrice è finita anche Dori Ghezzi stessa, considerata responsabile dell’invito al vicepremier, con la padrona di casa che ha preso il microfono per chiarire la sua posizione, rivendicando le proprie idee di sinistra ma sottolineando di essere “per il dialogo”. Una scelta che per alcuni rappresenta un ponte necessario tra mondi lontani, per altri un tradimento dello spirito di De André, cantautore che ha fatto della denuncia sociale e dell’anarchia poetica la sua cifra stilistica.
Ma è stata la risposta di Diodato a chiudere il cerchio della serata. L’artista pugliese, vincitore del Festival di Sanremo 2020, ha scelto le parole con cura: “Io sono per non cacciare nessuno. Ma spero che la musica di De André illumini un po’ di più la nostra classe politica”. Una dichiarazione che ha raccolto applausi convinti. Paolo Fresu, patron di Time in Jazz, è intervenuto il giorno dopo per fare chiarezza. “Noi non l’avremmo mai invitato e il dissenso è libero”, ha dichiarato, sottolineando però che il festival non aveva il diritto di cacciare nessuno dalla casa di altri.
Alla fine, la contestazione è durata pochi minuti, ma è bastata per accendere una discussione destinata a proseguire anche fuori dall’Agnata. Da una parte la scelta della giovane di andarsene, dall’altra quella di Dori Ghezzi di difendere il dialogo anche con chi è politicamente lontano dalle sue idee. In mezzo, Diodato, che ha preferito affidare alla musica di De André il messaggio della serata.

Salvini, intanto, è rimasto al suo posto per tutto il concerto, mentre sui social le immagini e i racconti di quanto accaduto cominciavano già a circolare. Più che stabilire chi avesse ragione, l’episodio ha mostrato ancora una volta quanto basti ormai poco perché musica, politica e proteste finiscano per intrecciarsi, soprattutto quando di mezzo ci sono figure capaci di dividere profondamente l’opinione pubblica.
E non è nemmeno un caso isolato, visto che soltanto di recente anche Roberto Vannacci si era ritrovato al centro di una contestazione, questa volta sulle note di “Bella ciao”: un episodio diventato virale anche per la reazione del generale e di sua moglie e che, proprio come quanto accaduto all’Agnata, ha continuato a far discutere ben oltre il momento della protesta.
