La gioia è durata poche ore. Il tempo di postare qualche foto con la fascia scintillante, di ricevere i primi complimenti, di assaporare quel momento che ogni ragazza che partecipa a un concorso di bellezza sogna. Poi è arrivato il diluvio. Marta Bunda, 24 anni, nata a Imola da genitori di origine congolese, ha conquistato la fascia di Miss Bologna 2026 e si è ritrovata travolta da un’ondata di insulti razzisti sui social che ha trasformato una celebrazione in un caso nazionale.
“Proprio la classica ragazza bolognese verace da generazioni”, ha scritto qualcuno con sarcasmo malcelato. “Votata solo perché scura, l’Emilia di sinistra funziona così“, le parole di un altro utente. Ma l’attacco più brutale è stato: “L’Italia non sarà mai il tuo Paese“. Commenti che hanno trasformato i profili social della neo-eletta in un ring dove si è consumato l’ennesimo episodio di intolleranza italiana. La risposta di Marta è arrivata con la dignità di chi ha già imparato, troppo presto, a convivere con l’odio gratuito.
#federossi #martabunda #MissItaliaBologna candidata #MissItalia2026 Marta Bunda, ragazza di origini congolesi nata a Imola, ha conquistato il titolo di Miss Bologna 2026 e si è qualificata per le finali regionali di Miss Italia in Emilia Romagna. pic.twitter.com/DhFBi7tRuz
— Gerry Ant (@GerryAnt2026) July 13, 2026
“Purtroppo, al mondo ci sono persone che non sanno cosa significhi l’umanità. Ma per fortuna ce ne sono molte altre come voi. Grazie di cuore per il sostegno”. – Marta Bunda
Un messaggio rivolto alla valanga di messaggi positivi che, fortunatamente, ha bilanciato il peso delle offese. Molti degli insulti più pesanti sono stati progressivamente rimossi dalle piattaforme, ma restano tracce eloquenti del clima che si è creato. “Tipica bellezza bolognese“, si legge ancora in numerosi post. “Possibile che non esistano più belle ragazze italiane che ci rappresentano?“, domanda qualcun altro, come se l’essere nati in Italia da genitori stranieri fosse una sorta di peccato originale da espiare. E poi gli attacchi alla giuria, accusata di aver scelto Marta per “eccessivo buonismo” o “politically correct“.
non ha nulla di "Miss Bologna", visto che è lampante che si tratta di una vittoria assegnata per motivi ideologici da sinistri senza limite al ridicolo (e palle per assegnarlo alla più bella bolognese).
— JKR://rld (@JKR_rld) July 19, 2026
“Il solito politically correct“, commenta infatti qualcuno. “Gli insulti devono essere rivolti a chi l’ha votata, non a lei, perché di italiano, forse, ha solo la cittadinanza e non i tratti somatici“, scrive un’utente con una logica che fa a pugni con qualsiasi nozione di civiltà. Non sono mancati nemmeno gli attacchi a Bologna, definita ironicamente “la civil Bologna” e accusata di un’accoglienza considerata eccessiva. Marco Pellegrini, storico organizzatore del concorso sotto le Due Torri dal 1989, non nasconde la tristezza di fronte a questa reazione.
“Ovviamente sono passato dal 1996 con Denny Mendez“, racconta al Corriere di Bologna, riferendosi alla prima Miss Italia nera della storia. “Dopo 30 anni sentire ancora queste cose mi dà una grande tristezza”. Un lasso di tempo che dovrebbe aver portato cambiamenti culturali profondi, ma che invece mostra come certi pregiudizi siano duri a morire. “Molti dei commenti li ho cancellati, soprattutto quelli più cattivi, aggressivi e offensivi nei confronti della ragazza“, spiega Pellegrini. Secondo l’organizzatore, a far esplodere la polemica è stata anche la popolarità della pagina del concorso.
🔴 Bologna elegge Miss Sostituzione Etnica 2026:
le altre miss impietrite…
🔴 Marta Bunda è stata eletta Miss Bologna 2026. Ventiquattresima concorrente, ha vinto il titolo locale per Miss Italia. Guardate la foto. Guardate la reazione delle altre ragazze. Non c’è niente di… pic.twitter.com/mhdF9FhTeT— Sabrina F. (@itsmeback_) July 13, 2026
“Con il fatto che ha 160mila follower c’è stato un tam tam. La notizia ha avuto una grande diffusione“. Una viralità che ha amplificato sia il sostegno che l’odio, creando un dibattito che molti credevano ormai superato. C’è un dettaglio che rende la storia ancora più assurda: Marta non si è nemmeno proposta per il concorso. “L’ho fermata io in un locale e in qualità di talent scout le ho chiesto di partecipare“, rivela Pellegrini. “Non è stata lei a proporsi. Ci ha anche pensato per un mesetto, aveva il timore che ci fossero prove di talento. L’ho tranquillizzata ed eccoci qua”.
Tra i tanti messaggi di solidarietà ricevuti dalla 24enne imolese, spicca quello di Denny Mendez, che trent’anni fa ha aperto una strada che evidentemente è ancora in salita. La sua vittoria aveva scatenato polemiche simili, dimostrando che in tre decenni il dibattito pubblico italiano su bellezza, identità e appartenenza ha fatto passi avanti troppo piccoli. La vicenda di Marta Bunda riporta al centro una questione che molti credevano archiviata: quella di una bellezza che negli anni è cambiata insieme alla società, riflettendo la trasformazione demografica del Paese, ma che continua a scontrarsi con pregiudizi radicati.
Il concetto stesso di “bellezza italiana” viene messo in discussione, come se esistessero canoni fissi da rispettare piuttosto che evolvere con i tempi. Sui social, accanto agli insulti, è cresciuta anche una rete di solidarietà che ha dimostrato come esista un’Italia diversa, più aperta e inclusiva. “Grazie per i bellissimi messaggi. Sto cercando di rispondere a tutti, ma siete davvero tantissimi“, ha scritto Marta, dimostrando che la parte migliore del Paese non è disposta a stare zitta di fronte all’intolleranza.
