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Alessandro Mahmood ha deciso di voltare pagina. Il cantante milanese, due volte vincitore del Festival di Sanremo, ha annunciato la sua intenzione di trasferirsi in Spagna per sfuggire a una pressione mediatica diventata insostenibile. La notizia è arrivata attraverso un’intervista rilasciata alla rivista internazionale Butt, dove l’artista ha raccontato senza filtri il peso della fama in Italia e il bisogno urgente di ritrovare spazi di libertà. “Mi trasferisco in Spagna“, ha dichiarato Mahmood. “Voglio trascorrere più tempo camminando liberamente per strada, per pensare ai miei drammi, senza essere perseguitato“. Non si tratta di una fuga definitiva, ma di una vacanza prolungata che risponde a un’esigenza profonda: sottrarsi allo sguardo costante, recuperare il silenzio necessario alla creazione artistica.

La metafora che ha scelto per descrivere la sua condizione attuale è potente quanto dolorosa: “Mi sento come una tigre bianca in uno zoo“. Un animale raro, prezioso, ma intrappolato dietro le sbarre dell’attenzione pubblica. Ogni suo movimento scrutato, ogni suo gesto immortalato da smartphone sempre pronti a catturare l’istante. La spontaneità cancellata dalla consapevolezza di essere costantemente ripreso. “A me non piace quando la gente mi riprende mentre ballo“, ha spiegato l’artista. “Magari sono ubriaco, non voglio fare brutta figura davanti a una telecamera che mi riprende“. È una richiesta semplice: il diritto di essere fragile, imperfetto, umano. Ma quando sei Mahmood, quel lusso non ti è più concesso.

La decisione di trasferirsi oltre confine si accompagna a una scelta artistica altrettanto radicale. Per tutto il 2026 non ci saranno concerti, nessun nuovo brano in uscita, nessuna apparizione pubblica programmata. Una sospensione totale dell’attività, voluta e cercata. “Ho smesso di andare in tour e di pubblicare canzoni“, ha confermato. “Ho davvero bisogno di tempo per trovare un’ispirazione nuova, una visione che voglio condividere con il mio pubblico“. Non è un abbandono, ma un ritiro strategico. Mahmood ha capito che continuare a produrre senza fermarsi rischia di svuotare la sua musica di significato. Meglio fare un passo indietro, prendersi il tempo necessario, tornare quando avrà qualcosa di davvero importante da dire.

Durante l’intervista, il cantante ha raccontato un episodio che considera emblematico del suo disagio in Italia. “Una volta ho fatto sesso con una persona, e dopo mi ha detto: ‘I miei figli sono tuoi grandi fan’. E io allora ho pensato: ‘Cosa?’, non sapevo cosa stava succedendo, ma nel complesso mi stavo divertendo“. Un aneddoto surreale che fotografa perfettamente la confusione tra vita privata e immagine pubblica, tra intimità e spettacolo. Parlando della sua omosessualità, Mahmood ha ribadito di non aver mai sentito il bisogno di nascondersi: “Non ho mai sentito il bisogno di nascondere la mia vita sessuale. Sono stato fortunato, ho una mamma davvero brava. Lei è stata la mia più grande fortuna nella vita“. Una dichiarazione serena, priva di retorica, che mette al centro il valore del sostegno familiare.


Per capire quanto pesa questa pausa bisogna tornare indietro, ai bar di Milano dove Alessandro serviva caffè mentre sognava la musica. Gli inizi non sono stati facili. “Mi hanno trattato come uno schifo“, ha rivelato senza mezzi termini. “Volevano che pubblicassi una canzone terribile, super pop. Mi dicevano che dovevo ascoltare quello che passava alla radio“. Le etichette non credevano nel suo sound, lo spingevano a omologarsi, a seguire formule collaudate. Poi è arrivato il 2019, l’anno di Sanremo, l’anno di Soldi. Nessuno scommetteva su quel pezzo. “Nessuno credeva in quella canzone. Dicevano ‘Carina, strana’“. Ma quella canzone “carina e strana” ha demolito ogni previsione, vincendo il Festival e diventando la canzone italiana più ascoltata in streaming di tutti i tempi. Un record che ha trasformato il ragazzo del quartiere Gratosoglio in un fenomeno globale.

Eppure, proprio quel successo straordinario ha costruito una gabbia dorata dalla quale Mahmood ora cerca di evadere. La Spagna rappresenta il territorio neutro dove riconquistare l’anonimato, dove poter ballare ubriaco senza finire in una storia Instagram, dove pensare senza essere interrotto da richieste di selfie. Non è la prima volta che un artista italiano sceglie l’estero per respirare. Ma la testimonianza di Mahmood solleva interrogativi sul rapporto tra celebrità e privacy nel nostro Paese, sulla difficoltà di gestire la fama in un contesto dove i confini tra pubblico e privato sono sempre più labili.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.