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Ci sono serate che sarebbe meglio dimenticare, ma che invece ti perseguitano per decenni. Michael Douglas lo sa bene. A 82 anni, nel suo memoir One Helluva Ride uscito il 6 ottobre negli Stati Uniti e in arrivo in Italia per La nave di Teseo, l’attore ha deciso di fare i conti con uno degli episodi più imbarazzanti della sua carriera: la sera in cui, ubriaco fradicio a una festa dei Golden Globe all’inizio degli anni Novanta, disse a Julia Roberts di infilarsi il premio “dove non batte il sole“.

Un insulto che ha segnato la fine definitiva della loro amicizia. E che Douglas, con il coraggio disarmante di chi ha attraversato l’inferno della dipendenza e ne è uscito, racconta senza filtri. La scena si svolge durante una festa legata ai Golden Globe. Douglas aveva appena prodotto Linea Mortale, il thriller claustrofobico di Joel Schumacher con Julia Roberts, Kiefer Sutherland, Kevin Bacon e Oliver Platt. Un film che prometteva bene, un cast stellare, l’atmosfera festosa delle premiazioni hollywoodiane. Ma quella sera Douglas non era in condizioni di godersi nulla.

Era accompagnato dal figlio Cameron, allora tredicenne. Al bar, Julia Roberts si trovava vicino al ragazzo. Secondo il racconto dell’attore, “aveva un braccio intorno a mio figlio, quasi coccolandolo”. A Douglas, in quel momento, il ragazzo sembrò sbalordito. Ma lui stesso ammette con lucidità spietata: “Ero piuttosto ubriaco“.

La sua reazione fu istintiva, violenta, del tutto fuori luogo. “Le dissi: ‘Togli le mani da mio figlio e prendi quel Golden Globe e mettitelo dove non batte il sole’“. Parole che oggi, a mente fredda, suonano assurde. Ma in quel momento, nella nebbia dell’alcol e della cocaina che ormai scandivano le sue giornate, gli sembrarono giustificate.

Douglas inquadra quell’episodio nel periodo più buio della sua vita. Nel memoir descrive senza giri di parole la sua dipendenza: “Una serata tipica probabilmente significava cinque drink e un grammo di coca“. Una routine autodistruttiva che lo accompagnava da anni, iniziata ai tempi dell’università quando si pagava gli studi trasportando marijuana dalla California a New York.

Una mattina si era svegliato con una cannuccia ancora infilata nel naso. Immagini che raccontano l’abisso meglio di qualsiasi diagnosi clinica. Nel 1992 sarebbe entrato in riabilitazione, specificando sempre che il suo problema riguardava alcol e droga, non il sesso come alcune voci malevole avevano insinuato.

Ma quella sera ai Golden Globe, Douglas ancora non aveva toccato il fondo. E non aveva la minima consapevolezza della gravità di ciò che aveva appena fatto. La comprensione arrivò solo la mattina seguente, quando squillò il telefono. Era Rick Bieber, il suo socio produttore. “Dobbiamo parlare, Michael”. Quattro parole che bastarono a farlo precipitare nella realtà.

“Avevo superato il limite con la giovane attrice più richiesta di Hollywood” scrive oggi Douglas. E non era solo una questione di galateo. Julia Roberts era la protagonista di un film che doveva ancora finire. Un film prodotto da lui stesso. Le conseguenze potevano essere devastanti, professionali prima ancora che personali.

La macchina delle scuse si mise subito in moto. Douglas mandò a Roberts un mazzo di rose accompagnato da un biglietto. Poi chiese un incontro di persona negli uffici di produzione, dove si scusò formalmente sia con lei sia con Kiefer Sutherland, che all’epoca era il fidanzato dell’attrice. “Fortunatamente mi perdonarono abbastanza da riuscire a superare la cosa e finire il film” racconta Douglas. Linea Mortale venne completato senza ulteriori incidenti. Ma il danno al rapporto personale era fatto, irreversibile. “Sono rimasto amico di Kiefer. Julia, non altrettanto“.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.