Ha rischiato di perdere una gamba, non solo una medaglia. Dopo la terribile caduta dell’8 febbraio nella discesa libera femminile alle Olimpiadi di Milano Cortina, Lindsey Vonn ha raccontato pubblicamente di essere stata a un passo dall’amputazione. A più di due settimane dall’incidente, dimessa dall’ospedale, ha spiegato in un video e in un post social cosa è successo davvero e perché l’intervento tempestivo di un chirurgo le ha letteralmente salvato l’arto.
L’incidente è avvenuto durante la gara olimpica di discesa libera. Nella caduta, Vonn ha riportato una frattura complessa alla gamba sinistra: in particolare la frattura della testa del perone e del piatto tibiale, oltre a una frattura alla caviglia. Un trauma violento, aggravato dal fatto che l’atleta arrivava già da settimane difficili: il 30 gennaio, in una gara in Svizzera, si era rotta il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, ma aveva comunque scelto di gareggiare. Inoltre, era tornata alle competizioni nel 2024 dopo cinque anni di stop, con il ginocchio destro quasi completamente ricostruito e una protesi parziale.
Il vero pericolo, però, non è stato solo l’osso rotto. Dopo la frattura, Vonn ha sviluppato una sindrome compartimentale. Si tratta di una condizione grave che può insorgere dopo traumi importanti: all’interno di un compartimento muscolare chiuso, la pressione aumenta in modo eccessivo a causa del sangue e dei liquidi accumulati. Quando la pressione diventa troppo alta, il sangue non riesce più a circolare correttamente: muscoli, nervi e tendini non ricevono ossigeno e nutrienti. Se non si interviene subito, i tessuti possono morire e nei casi più estremi si rende necessaria l’amputazione dell’arto.
Vonn ha descritto così la situazione: dopo un trauma così forte, “troppo sangue rimane intrappolato e schiaccia tutto”. Il dolore è estremo e il tempo è un fattore decisivo. Per questo è stato fondamentale l’intervento immediato del chirurgo ortopedico della squadra olimpica statunitense, Tom Hackett. Il medico le ha praticato una fasciotomia d’urgenza: un’operazione che prevede l’incisione profonda dei tessuti per “aprire” il compartimento muscolare, ridurre la pressione interna e ripristinare il flusso sanguigno. “Mi ha salvato la gamba. Letteralmente”, ha dichiarato l’atleta, spiegando che senza quell’intervento avrebbe potuto perdere l’arto.
Dopo il primo intervento all’ospedale di Treviso, Vonn è stata sottoposta complessivamente a quattro operazioni. È rimasta ricoverata in Italia per circa dieci giorni, poi è stata trasferita negli Stati Uniti per ulteriori trattamenti. Per quasi due settimane è rimasta completamente immobile in un letto d’ospedale; solo recentemente ha potuto lasciare la struttura sanitaria per trasferirsi in hotel, definendo questo passaggio “un passo enorme”, anche se non ancora il ritorno a casa. Il percorso di recupero sarà lungo e complesso.
Secondo quanto spiegato dalla stessa atleta, servirà circa un anno perché le ossa guariscano completamente. In seguito dovrà valutare la rimozione del materiale metallico impiantato nella gamba e affrontare un ulteriore intervento per sistemare definitivamente il legamento crociato anteriore. La riabilitazione includerà mesi di fisioterapia, lavoro muscolare e recupero funzionale. Nonostante tutto, Vonn ha dichiarato di non avere rimpianti per aver scelto di gareggiare. Ha ricordato di essersi presentata al via “nonostante l’età e una protesi parziale al ginocchio”, facendo ciò che molti ritenevano impossibile.



