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Le Aura Battle sono uno dei fenomeni social più curiosi dell’estate 2026. Su TikTok si moltiplicano i video di ragazzi che si affrontano faccia a faccia, circondati da una folla, sfidandosi attraverso sguardi, pose, movimenti teatrali e una sicurezza portata volutamente all’estremo. Non è propriamente una gara di ballo e non esiste nemmeno una disciplina codificata: l’obiettivo è molto più semplice, almeno sulla carta. Dimostrare di avere più “aura” dell’avversario.

Le cosiddette batallas de aura stanno spopolando soprattutto in America Latina, con video provenienti da Messico, Argentina, Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador e Venezuela. Il trend ha però iniziato a superare i confini dei Paesi in cui è esploso, arrivando anche in Italia e trasformando piazze e luoghi pubblici in piccoli ring improvvisati. Per capire cosa stia succedendo bisogna partire proprio dalla parola “aura”.

Spiritualità ed esoterismo, però, questa volta non c’entrano nulla. Nel linguaggio dei social avere aura significa essere cool, avere carisma, sicurezza e quella capacità di attirare l’attenzione senza sembrare alla disperata ricerca dell’approvazione degli altri. Il concetto è diventato negli ultimi anni una sorta di metro di giudizio ironico utilizzato soprattutto dalle generazioni più giovani. Una persona che riesce a fare qualcosa di impressionante mantenendo un’espressione impassibile può aver guadagnato aura.

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Chi invece cerca di apparire particolarmente cool e finisce per fare una figuraccia rischia di perderne parecchia. Da qui sono nati anche i famosi “punti aura”, una valuta completamente immaginaria con cui internet ha cominciato a premiare o punire praticamente qualsiasi comportamento. Non esiste una classifica e nessuno tiene davvero il conto. I numeri sono volutamente esagerati: un gesto particolarmente riuscito può valere “+1000 aura”, mentre una figuraccia può costarne altrettanti.

Ed è proprio da questa idea che deriva un’altra espressione ormai entrata nel linguaggio dei social: aura farming. La seconda parte del termine arriva direttamente dal mondo dei videogiochi. Nel gaming, “farmare” significa ripetere determinate attività per accumulare esperienza, denaro, oggetti o altre risorse. Farmare aura significa quindi compiere determinate azioni per accumulare metaforicamente punti carisma, cercando di costruire o rafforzare la propria immagine agli occhi degli altri.

Il concetto aveva iniziato a conquistare un pubblico più ampio già nel 2024, quando GQ aveva dedicato un approfondimento proprio alla diffusione dei punti aura. Un creator di TikTok citato dalla rivista aveva sintetizzato perfettamente la filosofia del trend: “In questa generazione dell’aura in cui viviamo, tutto riguarda l’apparire cool”. Con il tempo, però, l’aura ha smesso di essere soltanto qualcosa da assegnare ironicamente attraverso i commenti. Quel sistema di punteggio immaginario si è trasformato in una vera competizione. Il funzionamento delle Aura Battle è tanto semplice quanto surreale.


Due partecipanti si posizionano uno davanti all’altro e cercano di superarsi attraverso pose, sguardi, passi, espressioni facciali, danze e movimenti volutamente esagerati. Il pubblico circonda i concorrenti, reagisce alle rispettive performance e finisce di fatto per stabilire chi sia riuscito a imporsi. Non esistono però arbitri, tabelloni o un regolamento universale. Ogni Aura Battle può assumere una forma completamente diversa. Alcune ricordano vagamente una sfida di ballo, altre vedono i partecipanti limitarsi a fissarsi o camminare cercando di mostrare più sicurezza possibile.

L’assurdità e l’imprevedibilità delle esibizioni sono diventate parte integrante del successo del format. Il fenomeno ha raggiunto dimensioni tali che in alcuni Paesi si è già passati dalle sfide nate spontaneamente a veri e propri eventi organizzati. In Messico, per esempio, per il 22 e 23 agosto 2026 sono state pubblicizzate Aura Battle anche a Città del Messico, con alcuni appuntamenti che prevedono premi fino a 3.000 pesos. Così, dei punti completamente inventati su internet hanno finito per trasformarsi persino in premi reali.

La popolarità dell’aura farming, tuttavia, non nasce con queste battaglie. Uno dei momenti che più hanno contribuito a rendere il concetto riconoscibile a livello internazionale risale al 2025 e ha come protagonista Rayyan Arkan Dikha. Il ragazzo indonesiano diventò virale durante il Pacu Jalur, una tradizionale competizione di barche. In piedi sulla prua di un’imbarcazione in movimento, con gli occhiali da sole e un’espressione incredibilmente tranquilla, Rayyan danzava e gesticolava mantenendo un equilibrio perfetto.


Il filmato fece rapidamente il giro del mondo perché racchiudeva praticamente tutto ciò che internet aveva iniziato a identificare con il concetto di aura: fare qualcosa di spettacolare comportandosi come se fosse la cosa più normale del mondo. Rayyan divenne così uno degli esempi più celebri di aura farming, contribuendo a rendere ancora più popolare un termine fino a quel momento legato soprattutto al gergo social.

Nel corso del 2026 è arrivata l’evoluzione successiva. Le Aura Battle hanno cominciato a moltiplicarsi in America Latina, con folle sempre più numerose raccolte intorno ai partecipanti e migliaia di visualizzazioni per i filmati pubblicati online. Il fenomeno contiene inoltre una contraddizione che contribuisce a renderlo particolarmente divertente. Avere aura e cercare disperatamente di avere aura sono due cose molto diverse. Nel primo caso il carisma dovrebbe apparire spontaneo, quasi naturale. L’aura farming implica invece che qualcuno stia facendo qualcosa proprio per aumentare la propria reputazione.

E quando lo sforzo diventa troppo evidente, il meccanismo può immediatamente ritorcersi contro chi lo sta mettendo in pratica: cercare troppo di guadagnare aura può diventare il modo più veloce per perderla. Dietro un trend apparentemente assurdo si nasconde quindi una dinamica tutt’altro che nuova. Il desiderio di essere osservati, riconosciuti e ammirati esiste da sempre.

I social lo hanno semplicemente trasformato in un gioco, assegnandogli punti immaginari, prendendo in prestito il linguaggio dei videogiochi e arrivando infine a creare delle vere e proprie battaglie. Resta da capire quanto durerà. Le Aura Battle potrebbero sparire nel giro di qualche settimana, come tanti altri fenomeni nati su TikTok, oppure continuare a evolversi. Per il momento, però, una battuta nata su internet è riuscita a uscire dagli schermi e a trasformarsi in una competizione che sta riempiendo piazze e spazi pubblici.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.