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Nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca si è consumata ieri una scena che ha lasciato attoniti osservatori e colleghi giornalisti. Donald Trump ha attaccato verbalmente Kaitlan Collins, reporter della CNN, colpevole secondo il presidente di non sorridere mentre gli rivolgeva domande sulle vittime di Jeffrey Epstein e sulla giustizia ancora negata a molte di loro. L’episodio si è verificato durante un incontro con i giornalisti, quando Collins ha cercato di porre una domanda diretta e legittima: cosa avrebbe detto il presidente ai sopravvissuti agli abusi che sentono di non aver ancora ottenuto giustizia. La risposta di Trump non ha riguardato il merito della questione, ma si è trasformata in un attacco personale alla giornalista.

Sei così pessima“, ha esordito il presidente, interrompendo Collins mentre stava ancora formulando la domanda. “Sei la peggior reporter. Non c’è da stupirsi che la CNN non abbia ascolti, per colpa di persone come te“. Ma l’attacco non si è fermato qui. Trump ha proseguito con un’osservazione che ha suscitato immediate reazioni di sdegno: “Sei una giovane donna. Non credo di averti mai visto sorridere. Ti conosco da dieci anni e non credo di aver mai visto un sorriso sul tuo volto“. La replica di Collins è stata professionale e misurata, nonostante l’evidente inappropriatezza del commento. “Le sto facendo una domanda sui sopravvissuti di Jeffrey Epstein, signor presidente“, ha risposto la giornalista, cercando di riportare il focus sul tema cruciale della conversazione: le vittime di uno dei più noti predatori sessuali degli ultimi decenni.

Ma Trump ha insistito, attribuendo la presunta mancanza di sorriso della reporter a una sua presunta disonestà. “Sai perché non stai sorridendo? Perché sai che non stai dicendo la verità. Sei un’organizzazione molto disonesta e dovrebbero vergognarsi di te“, ha dichiarato il presidente, estendendo l’attacco dall’individuo all’intera emittente. Collins ha tentato ancora una volta di riportare l’attenzione sul contenuto della sua domanda: “Stiamo parlando di sopravvissuti a un abusatore sessuale“, ha sottolineato, evidenziando implicitamente quanto fosse fuori luogo la pretesa di un sorriso in un contesto così grave e delicato.

L’episodio con Collins non rappresenta un caso isolato nella strategia comunicativa di Trump nei confronti delle giornaliste donne che gli rivolgono domande scomode. Nelle settimane recenti, il presidente ha riservato trattamenti simili ad altre professioniste dell’informazione. Nancy Cordes della CBS è stata definita “stupida“, Katie Rogers del New York Times è stata etichettata come “brutta“, e in un episodio particolarmente offensivo, quando Catherine Lucey di Bloomberg News gli ha chiesto informazioni sulla declassificazione dei file di Epstein, Trump le ha risposto con un lapidario: “Zitta, maialina“.

Questo schema di comportamento solleva interrogativi che vanno oltre la singola interazione. Da un lato emerge una questione di libertà di stampa e di come il potere politico si relaziona con il giornalismo d’inchiesta. Dall’altro si profila una dimensione di genere difficile da ignorare: le giornaliste donne sembrano essere bersaglio di insulti che colpiscono il loro aspetto fisico, la loro femminilità o, come nel caso di Collins, la loro espressione facciale. La pretesa che una giornalista sorrida mentre pone domande su vittime di abusi sessuali appare particolarmente stridente. Il sorriso, storicamente imposto alle donne come requisito sociale di affabilità e gradevolezza, viene qui richiesto in un contesto in cui la serietà e la gravità del tema dovrebbero prevalere su qualsiasi aspettativa di performance emotiva.

Le reazioni nell’ambiente giornalistico sono state immediate. Molti colleghi di Collins hanno espresso solidarietà, sottolineando come il tentativo di intimidire i reporter attraverso attacchi personali rappresenti una minaccia alla funzione stessa del giornalismo in una democrazia. Altri hanno evidenziato il doppio standard applicato alle giornaliste donne, raramente i colleghi uomini vengono rimproverati per il loro aspetto o per la loro espressione facciale durante conferenze stampa o interviste. Il caso Epstein rimane uno dei più controversi degli ultimi anni. Il finanziere, morto in circostanze discusse mentre era in custodia federale, è stato accusato di aver gestito una rete di traffico sessuale che ha coinvolto decine di minorenni. Molte vittime hanno denunciato di non aver ancora ottenuto piena giustizia, e la richiesta di trasparenza sui documenti legati al caso continua a essere pressante.

La domanda di Collins era quindi pertinente e nell’interesse pubblico. La decisione di Trump di non rispondere nel merito, preferendo attaccare la messaggera piuttosto che affrontare il messaggio, rivela una strategia comunicativa ormai consolidata: deviare l’attenzione dalle questioni scomode attraverso la personalizzazione del conflitto. Resta da chiedersi se questa tattica, ripetuta con frequenza crescente, non finisca per ottenere l’effetto opposto a quello desiderato. Ogni insulto a una giornalista che sta semplicemente facendo il proprio lavoro rafforza l’attenzione sul tema che si voleva evitare. Nel caso specifico, l’attacco a Collins ha amplificato la visibilità della sua domanda sulle vittime di Epstein, portando il tema al centro del dibattito pubblico con una forza probabilmente maggiore di quella che avrebbe avuto una semplice risposta evasiva.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.