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Un concerto programmato da mesi a Mantova, poche ore dopo l’ultimo saluto a un’amica di una vita. Renato Zero non ha potuto esserci fisicamente ai funerali di Enrica Bonaccorti, celebrati il 14 marzo 2026 nella Chiesa degli Artisti di Roma, ma le sue parole hanno riempito quello spazio vuoto con una presenza che forse nessun abbraccio avrebbe potuto eguagliare. Una lettera, intima e straziante, letta da monsignor Antonio Staglianò durante l’omelia, ha restituito alla conduttrice scomparsa per un cancro al pancreas la misura di un affetto che trascende il tempo.

Sei stata all’occorrenza sorella, amica, complice, pur di non lasciarmi sguarnito, ci siamo arrangiati sempre, inventandoci giorno per giorno un mestiere diverso. Tu ti sei persino improvvisata mia manager per farmi ottenere qualche scrittura“. Così inizia il messaggio dell’artista romano, che racconta un rapporto costruito su quella complicità rara che solo chi ha condiviso palcoscenici, silenzi e battaglie professionali può davvero comprendere. Non è retorica, non è celebrazione di maniera: è il ritratto nudo di due vite che si sono intrecciate fino a diventare indispensabili l’una all’altra.

La lettera prosegue con una consapevolezza dolorosa, quella del risveglio improvviso in un mondo dove l’altra persona non c’è più. “A un tratto, però, mi sono svegliato e non ci sei più. La tua fresca risata, i tuoi sorrisi educati, la tua ironia pungente e stimolante: tutto è silenzio e comprendo che da lì dovrò sbrigarmela da solo“. È in queste parole che Zero rivela la sua vulnerabilità, quell’ammissione di solitudine che raramente gli artisti di quella generazione concedono al pubblico. La frase “dovrò sbrigarmela da solo” echeggia come una resa, ma è anche l’accettazione matura di chi sa che certe assenze non si colmano.

Ma è nel finale che la lettera tocca il suo apice emotivo e poetico. “Eppure quanto di te resta addosso, quanta energia sprigiona la tua poesia, quanta bellezza ti porti. Ma io so che passerai da me cento, un miliardo di volte, ed è per questa ragione che lascerò sempre quella porta aperta“. Quell’immagine della porta lasciata aperta diventa metafora potente di un legame che la morte non può recidere, di una presenza che continuerà a visitare la vita di chi resta. I presenti alla cerimonia hanno accolto queste parole con commozione visibile, in un silenzio che parlava più di mille applausi.

Il rapporto speciale tra Renato Zero e Enrica Bonaccorti era noto da anni a chi seguiva le loro carriere, ma aveva trovato una conferma commovente proprio pochi mesi prima della scomparsa della conduttrice. Durante uno dei suoi concerti al Palazzo dello Sport di Roma, Zero aveva interrotto l’esibizione per scendere dal palco e raggiungere Bonaccorti tra il pubblico. “Beccati questo applauso“, le aveva detto davanti a migliaia di persone, prima di abbracciarla. Lui stesso aveva parlato di quell’abbraccio come di qualcosa che “la dice lunga sulle donne, sulla capacità di accettare la sorte e spesso la malattia“. Lei, elegante come sempre, aveva ricevuto quell’ovazione con la compostezza che la contraddistingueva, ma gli occhi tradivano la gratitudine per un gesto che andava ben oltre la celebrazione pubblica.

Bonaccorti e Zero si erano conosciuti in un’epoca in cui il mondo dello spettacolo italiano era un laboratorio di creatività ma anche di precarietà. Lei si era davvero improvvisata manager per aiutarlo a ottenere scritture, lui aveva ricambiato con una fedeltà che il tempo non ha scalfito. Si erano inventati mestieri, avevano attraversato insieme stagioni professionali diverse, si erano sostenuti quando il successo sembrava lontano e quando invece rischiava di diventare ingombrante.

I funerali si sono svolti nella Chiesa degli Artisti, in Piazza del Popolo a Roma, preceduti da una camera ardente che ha visto sfilare colleghi, amici e semplici ammiratori di una donna che aveva saputo essere presenza discreta ma incisiva nella televisione e nella cultura italiana. Le piante di limoni, l’uscita sulle note de Il Cielo, ogni dettaglio della cerimonia ha raccontato una vita vissuta con intensità e con quello stile personale che Bonaccorti non ha mai tradito, nemmeno negli ultimi giorni, quando la malattia le aveva tolto la coscienza ma non la dignità.

L’assenza fisica di Renato Zero è stata colmata da quella lettera che ora risuona come testamento di un’amicizia autentica. In un mondo dove tutto sembra effimero, dove i rapporti si consumano alla velocità di uno swipe, quelle parole ricordano che esistono ancora legami capaci di attraversare il tempo, la malattia, persino la morte. E quella porta lasciata aperta è forse l’immagine più bella che si possa immaginare per raccontare cosa significhi davvero non lasciar andare chi si è amato.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.