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Quando il sindaco di New York cita Mario Balotelli durante una conferenza stampa ufficiale alla vigilia dei Mondiali di calcio, qualcosa di inaspettato sta per accadere. E infatti è accaduto. Zohran Mamdani, primo cittadino della Grande Mela e figura di spicco dell’ala più progressista del Partito Democratico, non ha nascosto la sua passione per Super Mario. Una passione che è diventata virale, trasformandosi in un incontro vero e proprio, una partita di beneficenza e un’amicizia che affonda le radici in qualcosa di più profondo del semplice tifo calcistico.

Era il 5 giugno 2026, alla vigilia dell’inizio dei Mondiali di calcio maschile che si stanno disputando tra Stati Uniti, Canada e Messico fino al 19 luglio. Mamdani si trovava davanti ai giornalisti per parlare dell’organizzazione dell’evento nella sua città. E invece di limitarsi ai soliti comunicati istituzionali, ha spiazzato tutti citando proprio Balotelli, definendolo “uno dei più grandi attaccanti della storia recente“. Ma non è stata una citazione a caso.

Il sindaco ha ripreso una delle frasi manifesto del calciatore italo-ghanese: “Quando faccio gol non esulto perché sto solo facendo il mio lavoro. Un postino per caso festeggia quando consegna le lettere”. Una metafora perfetta per spiegare che, per una metropoli come New York, organizzare un evento di portata globale in modo sicuro ed efficiente è semplicemente il dovere di chi amministra. Niente eccessi di entusiasmo, solo professionalità. Esattamente come Balotelli che, dopo aver segnato, tornava tranquillamente a centrocampo senza esultanze eccessive.

In quel momento il mondo ha scoperto la passione di Mamdani per il calciatore bresciano di origini ghanesi, oggi in forza all’Al-Ittifaq, una squadra del campionato di seconda divisione degli Emirati Arabi Uniti. Una passione nata quando Super Mario era al Manchester City, negli anni in cui il suo talento cristallino si mescolava a un carattere fuori dagli schemi che lo rendeva protagonista dentro e fuori dal campo. Grande tifoso dell’Arsenal, la squadra londinese fresca vincitrice della Premier League, Mamdani aveva cominciato a seguire Balotelli proprio durante la sua militanza nei Citizens.

All’epoca il calciatore era sotto stretta osservazione da parte di stampa e addetti ai lavori per il suo temperamento forte, per quelle uscite che lo rendevano un personaggio scomodo ma autentico. E infatti è diventata leggendaria un’altra sua frase, quella del “Why always me“, perché sempre io, apparsa su una maglietta mostrata dopo un gol nel derby del 2011 vinto dal Manchester City all’Old Trafford contro il Manchester United. Una provocazione verso i tabloid inglesi che lo perseguitavano, un grido di ribellione diventato meme globale.

Dopo quella citazione pubblica, le cose si sono mosse rapidamente. Balotelli, che si trovava negli Stati Uniti per seguire la partita della nazionale ghanese contro la Croazia ed era stato invitato a una partita dei Mets, la squadra di baseball di New York, ha risposto all’omaggio via social. E così il sindaco lo ha invitato nei suoi uffici per un incontro che si è materializzato pochi giorni dopo.

Le immagini pubblicate sui profili Instagram di entrambi raccontano di un momento surreale e genuino. Mamdani accoglie Balotelli ricordando proprio la famosa maglia del “Why always me“, scherzando sul fatto che stava per indossarla sotto la camicia istituzionale. Un momento di leggerezza tra due persone che, pur venendo da mondi apparentemente distanti, hanno trovato un punto di contatto autentico. Ma la storia non si è fermata a una foto di rito. Sabato scorso i due hanno giocato insieme una partita di beneficenza con alcuni studenti di una scuola pubblica della città, nel giardino della residenza del sindaco.

Foto e video sono finiti sull’account di Mamdani con la didascalia “joga bonito“, un richiamo alla filosofia del calcio brasiliano che celebra la bellezza del gioco oltre il risultato. Cosa lega davvero questi due personaggi, al di là del calcio? La risposta sta nelle loro origini. Mamdani è nato in Uganda da genitori indiani. Il secondo nome che il padre ha voluto dargli è Kwame, un omaggio al primo presidente del Ghana dopo l’indipendenza, Kwame Nkrumah. Un leader diventato simbolo della decolonizzazione del continente africano e promotore del panafricanismo, quel movimento nato alla fine dell’Ottocento con l’obiettivo di unire tutte le popolazioni di origine africana deportate o emigrate in America.

Balotelli, cresciuto a Brescia ma di origini ghanesi, rappresenta in qualche modo quella stessa eredità di identità plurale, di radici che attraversano continenti e culture. Ed è proprio nel rispetto di questo spirito di solidarietà, in chiave contemporanea, che l’avvicinamento tra i due si è materializzato. Non solo tifo calcistico, ma riconoscimento reciproco di storie personali che parlano di migrazioni, identità complesse, sfide contro stereotipi.

Mamdani, dal canto suo, rappresenta l’ala più progressista dei democratici americani. Il suo successo nell’amministrazione di New York, compresa la recente capacità di sanare i conti della città trovando un accordo con la governatrice dello Stato pur mantenendo una linea politica chiara, potrebbe aprire la strada a figure come Alexandria Ocasio-Cortez e James Talarico. Tenere i bilanci in ordine richiedendo pragmatismo senza tradire i valori: proprio come un attaccante che fa gol senza esultare, perché sta semplicemente facendo il suo lavoro.

L’incontro tra il sindaco socialista e Super Mario è diventato virale non solo per la sua stranezza apparente, ma perché racconta una storia universale. Quella di come il calcio possa essere un linguaggio comune capace di abbattere barriere, di come le citazioni giuste al momento giusto possano creare ponti inaspettati, di come dietro ogni personaggio pubblico ci sia una persona con le sue passioni, le sue memorie, i suoi eroi.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.