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A volte la moda non si prende sul serio. E forse è proprio questo il suo fascino più autentico: la capacità di ribaltare le convenzioni, di trasformare l’ordinario in straordinario, di far dialogare universi che sembravano inconciliabili. L’ultima dimostrazione di questa attitudine sovversiva arriva dritta dai red carpet più esclusivi del mondo e dalle passerelle dell’alta moda: i guanti da cucina, quelli che vivono accanto al detersivo per piatti e alle spugne abrasive, sono diventati uno degli accessori più discussi e fotografati del 2026. Non stiamo parlando di reinterpretazioni couture o di omaggi concettuali. Parliamo proprio di quelli: i Marigold giallo canarino, in gomma spessa, con il polsino arrotolato, lunghi fino al gomito. Quegli stessi guanti che generazioni di italiani hanno indossato per proteggere le mani dall’acqua bollente e dal sapone aggressivo. Solo che ora, invece di finire nel cestino sotto il lavello, finiscono abbinati a vestiti da migliaia di euro, immortalati dai fotografi di Vogue e commentati sui social da milioni di persone.

Il momento spartiacque di questo fenomeno si può datare con precisione. È il Vanity Fair Oscar Party 2026, uno degli eventi più esclusivi e patinati della stagione hollywoodiana. Sul red carpet, tra abiti scultorei e gioielli milionari, appare Emma Chamberlain, youtuber e icona di stile della Gen Z. Indossa un look Valentino pre-fall 2026: tulle, paillettes, silhouette impeccabile. E ai polsi, inconfondibili, i guanti Marigold giallo acceso. Il contrasto è stridente, quasi disturbante. Eppure funziona. Le foto fanno il giro del mondo in poche ore, i commenti si moltiplicano tra ironia e ammirazione. Qualcuno si chiede se se li sia dimenticati dopo aver sistemato la cucina. Altri intuiscono immediatamente che dietro c’è qualcosa di più: una dichiarazione di intenti, un gesto stilistico consapevole.

Emma Chamberlain non è stata la prima, in realtà. Già ai Grammy Awards del 2025, Julia Fox aveva calcato il tappeto rosso con un paio di guanti da cucina modello short, abbinati a una tutina trasparente e lingerie a vista. Un look che aveva fatto discutere per l’audacia, per il mix tra provocazione e ironia. E ancora prima, nel lontano 2015, Lady Gaga aveva scelto per gli Oscar un paio di guanti rossi con apertura ampia, abbinati a un abito couture di Alaïa. Già allora il contrasto aveva colpito, ma il fenomeno non era esploso. Ci sono voluti anni, diversi eventi, un cambio di sensibilità collettiva perché i guanti Marigold diventassero davvero un trend.

Le passerelle hanno fatto il resto. Nelle collezioni più recenti, i guanti di gomma sono apparsi con una frequenza crescente, sdoganati dalle maison più influenti del panorama internazionale. Givenchy li ha resi scultorei, amplificandone i volumi e conferendo loro un’allure sofisticata e quasi teatrale. Prada ha puntato sul colore e sul gioco visivo, inserendo guanti che sembrano rubati da un altro contesto ma che si integrano perfettamente nel linguaggio estetico del marchio. Valentino, sotto la direzione creativa di Alessandro Michele, ha fatto dei Marigold un simbolo della sua visione ironica e visionaria.

È una moda che cita il passato ma lo rilegge in chiave contemporanea, con uno sguardo molto più libero. Che non ha paura di sembrare ridicola, perché sa che il ridicolo è solo questione di prospettiva. E che soprattutto non si prende troppo sul serio, pur mantenendo una coerenza estetica e concettuale rigorosa. I Marigold sono diventati il simbolo perfetto di questa stagione: accessibili a tutti, riconoscibili, carichi di significati stratificati. Chiunque può indossarli, chiunque può permetterseli. Non servono migliaia di euro, basta un supermercato. Eppure, una volta abbinati al look giusto, con la giusta attitudine, diventano potenti quanto una borsa griffata o un paio di scarpe disegnate da un grande maestro.

La domanda che molti si pongono è: quanto durerà? I trend vanno e vengono, soprattutto quelli più estremi e provocatori. Ma forse non è questo il punto. I guanti da cucina sul red carpet non sono nati per restare per sempre, sono nati per farci sorridere, per farci riflettere, per ricordarci che la moda può essere anche questo: un gioco intelligente, un cortocircuito visivo, un modo per vedere il mondo con occhi diversi. Anche se solo per una stagione.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.