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A volte basta un dettaglio per far esplodere il web. E quando quel dettaglio riguarda uno dei sequel più attesi dell’anno, l’effetto valanga è garantito. È quello che sta accadendo con Il diavolo veste Prada 2, il cui trailer ufficiale ha scatenato una caccia all’errore degna dei migliori giochi di osservazione. L’oggetto del contendere è apparentemente banale: una passante con uno smartphone. Ma il diavolo, come insegna il titolo stesso, si nasconde nei dettagli. Nel filmato promozionale, Andy Sachs attraversa una strada di New York con l’eleganza ritrovata di chi ha fatto molta strada dalla timida assistente del primo capitolo. Anne Hathaway indossa un tailleur grigio impeccabile, l’andatura è sicura, lo sguardo determinato. La scena respira cinema, professionalità, budget hollywoodiano. Eppure, nell’inquadratura si intravede qualcosa di stonato: dal finestrino di un taxi giallo, una donna si sporge e riprende la scena con il suo iPhone. Non un particolare d’epoca, non un elemento di scena studiato: semplicemente una fan che immortala Anne Hathaway durante le riprese in esterna.

Quel fotogramma avrebbe dovuto finire sul pavimento della sala di montaggio, tra gli scarti e le scene tagliate. Invece è finito dritto nel trailer ufficiale distribuito da Disney, diventando virale in poche ore. I fan più attenti lo hanno notato subito, e sui social è partita l’ironia: come può un colossal da decine di milioni di dollari lasciar passare un errore così evidente? La risposta, in realtà, è meno sorprendente di quanto sembri. Girare in location aperte nel cuore di Manhattan significa esporsi al caos controllato della città. Emily Blunt, che torna nei panni dell’acida Emily Charlton, lo aveva anticipato con una battuta durante una precedente intervista: “Ci sentiamo un po’ come animali da zoo“. Controllare ogni passante, ogni taxi, ogni angolo di strada è praticamente impossibile quando hai Anne Hathaway e Meryl Streep che camminano per Midtown in pieno giorno. L’entusiasmo del pubblico, la curiosità dei newyorkesi, la facilità con cui chiunque può tirare fuori uno smartphone e premere il tasto rosso: tutto concorre a trasformare il set in un palcoscenico aperto.

Ma al di là dell’errore tecnico, l’episodio racconta qualcosa di più profondo sul rapporto tra cinema e pubblico nell’era digitale. Ogni dettaglio viene scrutinato, analizzato, commentato. I trailer non sono più semplici anteprime: sono materiali da dissezionare fotogramma per fotogramma, meme in attesa di essere creati, occasioni per sentirsi parte di una comunità globale di appassionati. E Disney, che pure dispone di team di post-produzione tra i più avanzati al mondo, non è immune da queste dinamiche. Il sequel segna il ritorno di gran parte del cast originale. Oltre ad Anne Hathaway e Meryl Streep, che riprende il ruolo dell’iconica Miranda Priestly, tornano Emily Blunt e Stanley Tucci. Accanto a loro, una serie di nuovi ingressi promette di arricchire la trama: sul set sono stati avvistati nomi come Lady Gaga, Sydney Sweeney, Ashley Graham, Ciara e persino Marc Jacobs. Un cast corale che testimonia quanto il primo film, uscito quasi vent’anni fa, sia diventato un punto di riferimento culturale trasversale.

La pellicola del 2006, diretta da David Frankel e tratta dal romanzo di Lauren Weisberger, nacque in condizioni tutt’altro che favorevoli. L’autrice si era ispirata alla sua esperienza lavorativa accanto ad Anna Wintour, direttrice di Vogue America, e il mondo della moda accolse il progetto con freddezza. Location negate, stilisti riluttanti a collaborare, timore di essere associati a una rappresentazione ritenuta troppo cinica. Eppure, nonostante le resistenze, il film riuscì a costruire un’estetica riconoscibile e un immaginario che ha influenzato intere generazioni di spettatori.

Oggi, a distanza di quasi due decenni, il ritorno di Andy e Miranda è uno degli eventi cinematografici più attesi dell’anno. L’uscita è prevista per fine aprile, e già il trailer ha generato milioni di visualizzazioni. L’errore dell’iPhone, lungi dal danneggiare l’hype, lo ha semmai alimentato: ogni discussione, ogni battuta, ogni post che lo menziona è pubblicità gratuita. Nel mondo dello spettacolo contemporaneo, anche un errore di montaggio può trasformarsi in una strategia di marketing involontaria. Resta da vedere se nella versione finale del film quella scena sarà corretta o se Disney deciderà di lasciarla così com’è, trasformando un piccolo scivolone in un easter egg involontario. Una cosa è certa: quando Il diavolo veste Prada 2 arriverà nelle sale, gli spettatori sapranno già esattamente quale fotogramma cercare. E forse, in un’epoca di perfezione digitale ossessiva, c’è qualcosa di profondamente umano in questo errore che è sfuggito a tutti. O quasi.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.