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Il Perù doveva essere una tappa da cartolina nel viaggio sudamericano di Chiara Ferragni. Paesaggi mozzafiato, avventura ad alta quota, il fidanzato José Hernandez al fianco e un gruppo di amici pronti a condividere l’esperienza. Ma la Montagna Arcobaleno, con i suoi 5036 metri di altitudine, ha trasformato quello che sembrava un trekking trionfale in un’esperienza che l’imprenditrice digitale non dimenticherà facilmente. E non solo per le foto.

Tutto è cominciato sulla Vinicunca, la celebre Rainbow Mountain peruviana che attrae turisti da tutto il mondo con le sue striature colorate dovute ai minerali presenti nel terreno. Una meta iconica, perfetta per i social, ma anche una sfida fisica non da poco. Superare i 5000 metri significa confrontarsi con un’aria rarefatta, dove l’ossigeno scarseggia e il corpo deve adattarsi rapidamente a condizioni che non tutti sono preparati ad affrontare.

Durante l’escursione Chiara Ferragni non aveva avvertito particolari difficoltà. Anzi. Come ha raccontato lei stessa nelle storie Instagram pubblicate successivamente, era arrivata persino a vantarsi con il fidanzato della propria resistenza fisica. “Continuavo a fare la figa, parlavo e dicevo: Madonna, dai, però cavolo non abbiamo neanche sofferto l’altitudine“, ha spiegato con la schiettezza che la contraddistingue. Un classico caso di celebrazione prematura che, come spesso accade, ha preceduto il momento più difficile.

Il problema si è manifestato al rientro a Cusco, l’antica capitale inca situata a circa 3400 metri. Dopo una doccia veloce e un giro nel centro storico della città, Ferragni e il suo gruppo sono usciti per cena. Ed è proprio in quel momento, davanti a una pizza, che i primi sintomi hanno fatto la loro comparsa. “Una botta di calore, come se il corpo non mi rispondesse bene“, ha raccontato l’imprenditrice, descrivendo quella sensazione di estraneità e perdita di controllo che chi ha vissuto il mal di montagna conosce bene.

La situazione è rapidamente peggiorata. “Vado un po’ in panico naturalmente, mi sembrava di non respirare bene, che i polmoni non si aprissero bene“, ha proseguito nel suo video. La difficoltà respiratoria, accompagnata dalla percezione che le braccia non rispondessero correttamente ai comandi, ha generato comprensibile apprensione. I sintomi erano inequivocabili: mal di montagna acuto, quella condizione che può colpire chiunque salga rapidamente in quota, indipendentemente dalla forma fisica o dall’età.

La fortuna, in questo caso, è stata doppia. Prima di tutto, gli alberghi di Cusco sono perfettamente attrezzati per gestire questi episodi, dato che rappresentano una problematica comune per i turisti che visitano la zona. Ogni struttura dispone di bombole d’ossigeno proprio per affrontare le emergenze legate all’altitudine. In secondo luogo, come ha sottolineato la stessa Ferragni, nel gruppo c’erano diversi medici, un dettaglio che ha contribuito a gestire la situazione con maggiore serenità.

La foto pubblicata sui social mostra Chiara Ferragni sdraiata sul letto d’albergo con la maschera per l’ossigeno sul volto, un’immagine che contrasta nettamente con la patina glamour che solitamente accompagna i suoi contenuti. Ha mantenuto la bombola per circa un quarto d’ora, il tempo necessario perché il corpo recuperasse e i sintomi si attenuassero. “Poi sono stata bene”, ha rassicurato i follower, prima di aggiungere la sua personale morale della vicenda.

Con l’ironia che l’ha resa celebre ben prima del caso Balocco, Ferragni ha trasformato lo spavento in una lezione di vita condivisibile. “Lezione del giorno: mai sentirsi una figa“, ha scritto nella didascalia del video, sintetizzando in una battuta la consapevolezza di aver sottovalutato la montagna. “La sfiga che ogni volta che dico: ah, Madonna, come sono stata bene, o cose del genere, succede qualcosa. Cioè, non devi mai tirartela“, ha aggiunto, trasformando un momento di vulnerabilità in un contenuto autentico e relazionabile.

Il mal d’altitudine, tecnicamente chiamato AMS (Acute Mountain Sickness), non è un fenomeno raro. Si verifica quando il corpo non riesce ad adattarsi abbastanza velocemente alla ridotta pressione atmosferica e alla minore disponibilità di ossigeno tipiche delle alte quote. I sintomi possono manifestarsi anche diverse ore dopo aver raggiunto l’altitudine critica, proprio come è accaduto a Ferragni. Oltre alle difficoltà respiratorie e alla sensazione di debolezza muscolare, il mal di montagna può causare mal di testa, nausea, vertigini e affaticamento.

La Rainbow Mountain, con i suoi oltre 5000 metri, rappresenta una quota significativa anche per escursionisti esperti. Molti turisti sottovalutano l’impatto dell’altitudine, concentrandosi sull’aspetto fotografico dell’esperienza senza considerare adeguatamente la preparazione fisica necessaria. Gli esperti raccomandano un’acclimatazione graduale, evitando salite troppo rapide e concedendo al corpo il tempo di adattarsi. Anche l’idratazione costante e l’astensione dall’alcol nelle ore precedenti e successive all’escursione sono precauzioni fondamentali.

Il giorno successivo all’episodio, Ferragni e il suo gruppo sono rientrati a Lima, città situata a livello del mare, permettendo così all’organismo di recuperare completamente. L’imprenditrice ha voluto condividere l’intera vicenda per rassicurare i fan, ma anche, probabilmente, per sensibilizzare su un tema spesso trascurato dai viaggiatori social: la montagna va rispettata, indipendentemente da quanto possa sembrare instagrammabile.

Questa vacanza peruviana segna anche un momento significativo nella vita privata di Chiara Ferragni. Il viaggio con José Hernandez, manager nel settore degli pneumatici e imprenditore nel campo della ristorazione, consolida ulteriormente una relazione iniziata nella primavera del 2025. I primi avvistamenti ufficiali della coppia risalgono a maggio dello stesso anno a Madrid, seguiti dalla conferma attraverso i social. Da allora, i due hanno condiviso numerosi viaggi internazionali, accompagnati spesso da un gruppo di amici fidati.

Il viaggio ha incluso anche la visita a Machu Picchu, raggiunta attraverso un treno di lusso che ha fatto discutere per il costo elevato del biglietto. Ma è stata proprio la tappa alla Montagna Arcobaleno, meno patinata e più avventurosa, a regalare l’esperienza più memorabile. E la lezione più importante: davanti alla natura, alla fisica e all’altitudine, non esistono follower, brand o status che tengano. Il corpo ha i suoi limiti, e rispettarli non è segno di debolezza ma di intelligenza.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.