La stretta sui contenuti per adulti online non è più una minaccia astratta. In Italia è diventata realtà concreta. Agcom ha disposto il blocco dei primi siti per mancato rispetto delle nuove regole sulla verifica dell’età, segnando un passaggio epocale nell’applicazione del decreto Caivano. I provvedimenti hanno colpito due piattaforme gestite dalla società italiana Onlab: giochipremium.com e hentai-ita.net. Chi prova ad accedere a questi siti si trova ora davanti a una pagina di stop. L’accesso è stato disabilitato tramite blocco Dns, una misura che resterà in vigore finché i gestori non si adegueranno alle prescrizioni imposte dall’Autorità. Non si tratta di un esperimento o di un test: è il primo atto di un’operazione destinata ad allargarsi, prima ai siti italiani, poi alle piattaforme straniere.
La decisione è arrivata nella seduta del 18 marzo, quando Agcom ha adottato le delibere numero 73/26/CONS e numero 74/26/CONS. Entrambe impongono ai fornitori di servizi di mere conduit, cioè quegli operatori che si limitano a trasmettere dati senza intervenire sui contenuti, di rendere inaccessibili i due portali. Il provvedimento è stato notificato dopo che la società Onlab non ha dato seguito alla diffida ricevuta 20 giorni prima. Alla base di tutto c’è una violazione chiara: l’assenza di sistemi affidabili per verificare l’età degli utenti. Le norme introdotte dal decreto Caivano impongono ai siti che diffondono contenuti per adulti di adottare strumenti tecnici adeguati per impedire l’accesso ai minori. Non bastano più gli avvisi, non bastano le autocertificazioni. Servono controlli reali, misurabili, rispettosi della privacy ma efficaci.

L’obbligo di verifica dell’età è scattato il 12 novembre 2025 per i soggetti stabiliti in Italia e per quelli con sede fuori dall’Unione europea. Agcom aveva già approvato con la delibera numero 96/25/CONS le linee guida tecniche e procedurali che i fornitori devono seguire. Le regole prevedono un livello di sicurezza adeguato al rischio e il rispetto del principio di minimizzazione dei dati personali: si raccolgono solo le informazioni strettamente necessarie. I due siti bloccati erano già stati inseriti nella lista dei soggetti ricompresi nell’articolo 13-bis del decreto Caivano, pubblicata il 31 ottobre 2025 sul sito dell’Autorità. Durante le attività di vigilanza, Agcom ha verificato che non era stata implementata alcuna forma di controllo conforme. Dopo la contestazione formale e la diffida rimasta senza esito, è scattato l’oscuramento.
Per anni, la stragrande maggioranza dei siti per adulti ha fatto affidamento su meccanismi deboli. Il classico clic su “ho più di 18 anni” è stato per decenni l’unica barriera tra un minore e contenuti espliciti. Un sistema ritenuto ormai insufficiente anche a livello europeo. La Commissione europea ha acceso i riflettori su alcune delle principali piattaforme globali accusandole di non garantire una protezione adeguata dei minori. Secondo Bruxelles, limitarsi a una dichiarazione dell’utente non costituisce una barriera reale. Anche soluzioni intermedie come contenuti sfocati o avvisi più visibili non bastano a impedire l’accesso ai più giovani. Le indagini rientrano nel perimetro del Digital Services Act, che impone alle piattaforme obblighi stringenti nella gestione dei rischi online. Le conclusioni preliminari indicano una priorità chiara: introdurre sistemi di verifica dell’età realmente efficaci.

Se le violazioni saranno confermate, le conseguenze potrebbero essere pesanti. Le sanzioni previste arrivano fino al 6 per cento del fatturato annuo globale delle aziende coinvolte. Una cifra che, per i colossi del settore, si traduce in multe miliardarie. Intanto, le autorità nazionali stanno coordinando azioni anche contro siti più piccoli che non rispettano le regole, come dimostrano i casi italiani. Onlab, la società che gestisce i portali oscurati, ha espresso forte preoccupazione per il provvedimento adottato, ritenendolo sproporzionato rispetto alle dimensioni e alla natura del servizio offerto. Pur dichiarando di condividere pienamente l’obiettivo di tutela dei minori, la società sostiene che le modalità applicative non tengano adeguatamente conto delle differenze tra operatori di grandi dimensioni e realtà più piccole, con il rischio di generare effetti distorsivi e impatti economici rilevanti.
La questione della tutela dei minori non riguarda solo i siti per adulti. L’Unione europea ha avviato un’indagine anche su Snapchat, sospettato di non proteggere adeguatamente gli utenti più giovani, sia sul fronte dei contenuti sia rispetto ai rischi di manipolazione o contatti impropri con adulti. La direzione è chiara, sia a livello nazionale che europeo: chi offre contenuti per adulti dovrà dimostrare di saper tenere fuori i minori. Il blocco dei primi siti in Italia rappresenta un segnale netto. L’era dell’autoregolamentazione è finita. Le autorità stanno passando da un approccio teorico a uno operativo, imponendo standard concreti e verificabili. In caso contrario, la conseguenza non sarà più una semplice diffida, ma l’oscuramento o multe che possono raggiungere cifre da capogiro. La vigilanza, per ora concentrata sui siti con base in Italia, è destinata ad allargarsi. I prossimi a finire sotto la lente potrebbero essere proprio quei colossi internazionali già nel mirino di Bruxelles.



