Una mattina ti svegli, accendi il computer e scopri che hai diversi gigabyte in meno di spazio disponibile. Nessun download volontario, nessuna installazione consapevole. Eppure qualcosa è cambiato. Il responsabile potrebbe essere Google Chrome, il browser che quasi due miliardi di persone usano ogni giorno senza farsi troppe domande. Secondo quanto denunciato dal ricercatore di sicurezza Alexander Hanff, noto come That Privacy Guy, il browser di Mountain View sta installando un modello di intelligenza artificiale sui dispositivi degli utenti in modo completamente silenzioso.
Il file in questione si chiama weights.bin, pesa circa 4 GB e si trova nascosto in una cartella dal nome poco rassicurante: OptGuideOnDeviceModel. Non è un virus né un malware nel senso tradizionale del termine, ma la sua presenza solleva interrogativi che vanno ben oltre la dimensione tecnica. Parliamo di trasparenza, consenso, uso delle risorse personali e dell’impatto ambientale di scelte aziendali prese su scala globale.
Il file contiene i pesi di Gemini Nano, la versione alleggerita del modello linguistico di grandi dimensioni sviluppato da Google. È pensato per funzionare direttamente sul dispositivo, senza dover inviare ogni richiesta ai server dell’azienda, in teoria, un vantaggio per la privacy e per le prestazioni. Gemini Nano alimenta funzioni come Help Me Write, che permette all’intelligenza artificiale di compilare caselle di testo al posto dell’utente, il rilevamento di truffe e contenuti sospetti, i riassunti automatici e una serie di API destinate agli sviluppatori. Tutte funzionalità che, almeno nelle versioni recenti di Chrome, risultano attive per impostazione predefinita.
https://t.co/NJwaxusyO2@Google Chrome silently installs a 4 GB #AI model on your device Same playbook as Anthropic’s Claude Desktop manifest, but at billion-device scale. Legal analysis under ePrivacy… #Chrome #Google #Privacy #GDPR #ePrivacy #ESG #Climate
— That Privacy Guy (@alexanderhanff) May 4, 2026
Il problema non è tanto cosa fa questo modello, quanto il modo in cui arriva sui nostri computer. Secondo l’analisi di Hanff, il download avviene automaticamente su qualsiasi dispositivo che soddisfi i requisiti hardware minimi, senza che venga chiesto alcun consenso esplicito. Non c’è una finestra di dialogo, non c’è un avviso chiaro, non c’è una scelta da confermare. Il file semplicemente compare, occupando spazio e consumando banda. E se provi a eliminarlo, Chrome lo scarica di nuovo. Una danza frustrante: l’utente cancella, Chrome reinstalla, l’utente cancella ancora, Chrome reinstalla ancora.
Gli unici modi per interrompere questo loop sono disabilitare manualmente le funzionalità di intelligenza artificiale tramite la pagina chrome://flags, utilizzare strumenti di policy aziendali che la maggior parte degli utenti domestici non possiede, oppure disinstallare completamente il browser. Non esattamente quello che si definirebbe un controllo trasparente sulle proprie risorse.
La questione tocca utenti Windows e MacOS allo stesso modo, mentre su dispositivi mobili il modello non viene installato. Ma è sul desktop che il dibattito si fa più acceso. Google, nella sua documentazione ufficiale per sviluppatori, specifica che Gemini Nano richiede almeno 22 GB di spazio libero nel volume che contiene il profilo Chrome e che il download iniziale avviene preferibilmente su connessioni non a consumo. Scrive anche che il modello viene eliminato automaticamente se lo spazio libero scende sotto una certa soglia. Una rassicurazione che però, secondo le testimonianze degli utenti, non sempre corrisponde alla realtà.
We’ve seen some questions about Gemini Nano on @googlechrome, so I want to clarify a few things.
On-device AI is core to our developer & security strategy. 🧵
— Parisa Tabriz (@laparisa) May 6, 2026
Molti si sono ritrovati con lo spazio di archiviazione ridotto senza sapere il motivo, almeno fino a quando non hanno scoperto l’esistenza di quel file nascosto. Per chi ha fibra illimitata e dischi spaziosi, può sembrare un dettaglio invisibile. Ma per chi usa connessioni a consumo, hotspot mobili o computer con memoria limitata, si tratta di un problema concreto. E se il dispositivo è aziendale o condiviso, la situazione si complica ulteriormente.
Dopo la segnalazione di Hanff, Google ha cercato di placare le acque. Un portavoce ha dichiarato che Gemini Nano è stato introdotto nel 2024 come modello leggero e integrato, pensato per supportare funzioni di sicurezza senza inviare dati al cloud. Ha aggiunto che il modello si disinstalla automaticamente in caso di risorse scarse e che da febbraio è stata implementata la possibilità di disattivarlo direttamente dalle impostazioni di Chrome. Una volta disabilitato, il modello non verrebbe più scaricato né aggiornato.
Anche Parisa Tabriz, responsabile della sicurezza informatica di Chrome, è intervenuta su X per chiarire che l’intelligenza artificiale integrata nei dispositivi è fondamentale per la strategia di sviluppo e sicurezza del browser. Ha ribadito che il modello verrà disinstallato automaticamente se le risorse del dispositivo dovessero scarseggiare, ma non ha risposto direttamente alle critiche sulla mancanza di consenso preventivo.
We’ve offered Gemini Nano for Chrome since 2024 as a lightweight, on-device model. It powers important security capabilities like on-device scam detection and developer APIs without sending your data to the cloud.
— Parisa Tabriz (@laparisa) May 6, 2026
Per chi volesse verificare se Gemini Nano è presente sul proprio dispositivo, il modo più semplice è visitare la pagina chrome://on-device-internals. Qui è possibile controllare lo stato del modello e quanto spazio occupa. Se l’opzione di disattivazione è disponibile, basta aprire il menu di Chrome e seguire il percorso Impostazioni, Sistema, Attiva o disattiva l’AI sul dispositivo. Se invece questa opzione non compare, è necessario digitare chrome://flags nella barra degli indirizzi e disattivare manualmente le funzionalità di intelligenza artificiale per impedire che il modello venga scaricato di nuovo dopo la rimozione.
Alcuni utenti su Reddit hanno suggerito una soluzione alternativa: impostare il file weights.bin come di sola lettura per impedire a Google di reinstallarlo. Una soluzione artigianale che però evidenzia il paradosso di fondo: per impedire a un browser di fare qualcosa che non hai chiesto, devi diventare un esperto di configurazioni avanzate.
La rimozione del file ha però delle conseguenze. Diversi utenti hanno segnalato che, una volta eliminato Gemini Nano, le opzioni di intelligenza artificiale di Chrome smettono di funzionare.
