Alla vigilia della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina, Ghali ha scelto i social per rompere il silenzio. Con un lungo testo in versi, pubblicato in tre lingue su Instagram, il rapper ha affidato a parole cariche di sottintesi una riflessione amara sul suo ruolo all’interno dell’evento. Un intervento che, senza citare direttamente responsabili o istituzioni, ha acceso il dibattito su censura, identità e spazio concesso alle voci artistiche. La sua esibizione a San Siro, attesa come uno dei momenti simbolici della cerimonia, è così diventata il centro di una polemica più ampia.
Una polemica che non si è esaurita prima dell’evento, ma che si è rafforzata proprio durante la diretta televisiva. Nel testo condiviso online, Ghali scrive: “So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo“. Parole che introducono una serie di riferimenti a decisioni subite e mai esplicitate, ma chiaramente percepite come limitanti. L’artista racconta di essere consapevole delle ragioni per cui viene invitato e, allo stesso tempo, di quelle per cui non sarebbe voluto.
L’esibizione di Ghali non è stata quasi condivisa sui social dalle pagine ufficiali, non è neanche quasi mai stato inquadrato e nominato… poi però mezza Italia si indigna per la “censura” di Fabrizio Corona#Olimpiadi #Ghali #olimpiadiinvernali2026 pic.twitter.com/sjH1Rn9Xwu
— Andy Respiggi (@AndyRespiggi) February 6, 2026
Tra i passaggi più forti, la rivelazione di non aver più potuto cantare l’inno d’Italia, nonostante fosse una delle ipotesi iniziali legate alla sua partecipazione. Un altro nodo centrale riguarda una proposta artistica poi modificata. Ghali spiega che gli era stato chiesto di recitare una poesia sulla pace, un testo che avrebbe potuto includere più lingue. Tuttavia, secondo il suo racconto, una lingua – l’arabo – sarebbe stata esclusa all’ultimo momento perché considerata “di troppo”. Un dettaglio che per l’artista assume un valore simbolico forte, legato non solo alla scelta linguistica ma al riconoscimento della sua identità culturale.
Nel testo emerge anche il tema della libertà di espressione, con frasi come: “So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore“, fino alla chiusura amara: “So che è tutto un Gran Teatro“. La sera della cerimonia, Ghali si è effettivamente esibito a San Siro. Lo ha fatto recitando “Promemoria”, una poesia di Gianni Rodari contro la guerra, all’interno di uno spettacolo costruito attorno ai temi dell’armonia e della pace. L’esibizione è avvenuta in italiano, francese e inglese, con l’artista accompagnato da ballerini vestiti di bianco che, al termine, hanno formato una colomba umana sul palco, richiamando visivamente il messaggio pacifista.
Nonostante la centralità simbolica del momento, durante la diretta televisiva della RAI il nome di Ghali non è mai stato pronunciato. I telecronisti non hanno fatto alcun riferimento all’artista né al significato dell’esibizione, un silenzio che è apparso subito evidente e che è stato definito “molto strano” anche da osservatori esterni, come il Post, nel live dedicato alla cerimonia. La stranezza è stata sottolineata dal fatto che Ghali fosse chiaramente indicato nel kit informativo fornito ai giornalisti e che la sua partecipazione fosse nota da giorni.
Da qui l’ipotesi, sempre più discussa, di una scelta deliberata da parte del servizio pubblico: una forma di autocensura che ha finito per fare più rumore della performance stessa. A rendere il contesto ancora più delicato pesa il passato recente dell’artista, che aveva già avuto attriti con la RAI dopo aver espresso pubblicamente le sue posizioni sul conflitto israelo-palestinese durante il Festival di Sanremo. Il risultato è stato un momento percepito da molti come spiacevole e fuori luogo, soprattutto in un evento globale come le Olimpiadi, che ambiscono a rappresentare valori di dialogo e inclusione.



