Francesca Mannocchi è uno dei volti più rappresentativi del giornalismo italiano contemporaneo, una figura che ha saputo coniugare il rigore professionale con un impegno civile che lascia il segno. Nata a Roma il primo ottobre 1981, ha costruito la sua carriera raccontando le realtà più complesse e dolorose del nostro tempo: guerre, migrazioni, Medio Oriente. Ma dietro la macchina da presa e il taccuino c’è anche una battaglia personale, quella contro la sclerosi multipla, che ha scelto di condividere pubblicamente per dare voce a chi affronta quotidianamente questa malattia. La sua formazione inizia con una laurea in Storia del Cinema, un bagaglio culturale che si percepisce nel modo in cui costruisce i suoi reportage, dove l’immagine e la narrazione si fondono per restituire non solo i fatti, ma l’umanità che li attraversa. Come freelance, Mannocchi ha collaborato con alcune delle testate più prestigiose, italiane e internazionali: Rai3, SkyTg24, La7, L’Espresso, ma anche The Guardian, Al Jazeera e The Observer. Una rete professionale che testimonia il respiro internazionale del suo lavoro.

I suoi reportage l’hanno portata in alcuni dei luoghi più pericolosi del pianeta: Iraq, Libia, Libano, Siria, Tunisia, Egitto, Afghanistan. Paesi devastati dalla guerra, territori dove la normalità è un ricordo e dove raccontare significa mettersi costantemente in gioco, fisicamente e psicologicamente. Non si tratta di turismo del dolore, ma di un giornalismo che scava nelle contraddizioni, che dà voce ai civili intrappolati nei conflitti, ai migranti che attraversano il Mediterraneo, ai bambini che crescono tra le macerie. Il 2018 rappresenta un anno di svolta nella sua carriera. Dopo la liberazione di Mosul dallo Stato Islamico, decide di passare dalla carta stampata alla regia, firmando insieme al fotoreporter Alessio Romenzi il documentario Isis, Tomorrow. Il lavoro viene presentato alla 75esima Mostra internazionale del Cinema di Venezia, uno dei palcoscenici più importanti del panorama cinematografico mondiale. Il documentario non si limita a mostrare le rovine fisiche lasciate dall’Isis, ma indaga le conseguenze psicologiche, sociali e umane di quella occupazione brutale.

Ma è soprattutto il suo lavoro sulle migrazioni a valerle riconoscimenti importanti. Un’inchiesta sul traffico di migranti e sui prigionieri delle carceri libiche le porta il Premio Giustolisi e il Premiolino nel 2016, attestando la qualità e la profondità delle sue indagini. Queste storie non rimangono confinate nei reportage giornalistici: Mannocchi sceglie di trasformarle in letteratura, in narrazione più profonda. Nel 2019 esce il suo primo romanzo, Io Khaled vendo uomini e sono innocente, un esperimento narrativo coraggioso in cui si mette nei panni di un trafficante di esseri umani libico. Non è apologia, ma un tentativo di comprendere i meccanismi perversi che alimentano il traffico, costruito attraverso testimonianze dirette e racconti delle vittime di torture, ricatti e abusi. Dello stesso anno è anche Porti ciascuno la sua colpa, seguito nel 2021 da Bianco è il colore del danno, un memoir in cui affronta per la prima volta pubblicamente la sua malattia.

La sclerosi multipla è una patologia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale, il cervello e il midollo spinale. Una malattia che la medicina definisce “potenzialmente disabilitante“, che può manifestarsi con sintomi diversi e imprevedibili. Mannocchi ha scelto di non nasconderla, anzi, di farne un’occasione di riflessione e denuncia. Come ha dichiarato lei stessa, la sclerosi le ha insegnato “un nuovo modo di sorridere“, una frase che racchiude tutta la complessità di convivere con una patologia cronica. Ma non si è limitata a raccontare la propria esperienza personale. Ha denunciato via social i disservizi della sanità pubblica, le difficoltà burocratiche, i ritardi, le carenze che i malati come lei devono affrontare durante il percorso di cura. Un grido di rabbia e consapevolezza che ha trovato eco in migliaia di pazienti che vivono le stesse frustrazioni quotidiane.

Sul fronte professionale, Mannocchi ha continuato a esplorare le zone più calde del pianeta. Nel 2021 ha realizzato un reportage e podcast dedicato all’Afghanistan dopo il ritorno dei talebani al potere. Come ha raccontato, è tornata a Kabul per incontrare cittadine e cittadini afgani “lungo le strade, nelle corsie degli ospedali, alle code per gli aiuti alimentari, nelle scuole clandestine delle giovani ragazze e delle loro insegnanti che provano a resistere alle imposizioni e le censure del nuovo governo“. Un viaggio nel cuore del consenso talebano, fino a Kandahar, la città del Mullah Omar da cui tutto era partito nel 1994. La sua bibliografia è ormai consistente e variegata: dal libro illustrato Se chiudo gli occhi con le illustrazioni di Diala Brisly, a Libia con Gianluca Costantini, fino a Lo sguardo oltre il confine e Sulla mia terra. Storie di israeliani e palestinesi, uscito nel 2024. Ogni progetto è un tassello di un mosaico che vuole restituire la complessità del mondo contemporaneo, senza semplificazioni o polarizzazioni.

Mannocchi è anche un volto televisivo noto, spesso ospite di Propaganda Live, il programma condotto da Diego Bianchi su La7, dove porta le sue testimonianze dirette dai luoghi di conflitto, offrendo al pubblico italiano uno sguardo diverso, lontano dalle sintesi da telegiornale. Nella sua vita privata condivide il percorso personale e professionale con Alessio Romenzi, fotoreporter di guerra ed ex operaio siderurgico alla Thyssen-Krupp di Terni, oggi considerato uno dei migliori fotografi di conflitto a livello internazionale. Insieme hanno dato vita a progetti importanti come il già citato Isis, Tomorrow. Mannocchi ha anche un figlio, Pietro, che rappresenta l’ancora affettiva in una vita spesso vissuta in movimento tra un continente e l’altro. Il riconoscimento più recente e prestigioso è arrivato nel 2025, quando ha vinto il David di Donatello nella categoria miglior documentario con Lirica ucraina. Un premio che corona una carriera costruita sul campo, letteralmente, e che testimonia come il suo lavoro abbia ormai superato i confini del giornalismo tradizionale per diventare arte, cinema, letteratura.

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.