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La stagione 2026 di Etnaland è ufficialmente cancellata e l’annuncio arriva direttamente dalla proprietà del parco divertimenti di Belpasso, nel catanese, attraverso un messaggio pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale che sgombra il campo da ogni incertezza: non ci sarà riapertura quest’anno. Una notizia che colpisce come un fulmine migliaia di famiglie siciliane e centinaia di lavoratori che da oltre quarant’anni vedono nel parco non solo un’attrazione turistica, ma un pezzo di storia del territorio.

La decisione è la diretta conseguenza del sequestro preventivo della struttura disposto dalla Procura di Catania e degli accertamenti giudiziari attualmente in corso. Il provvedimento, eseguito dalla guardia costiera, ha bloccato le attività del parco (uno dei più grandi ed importanti d’Europa) in seguito a presunte violazioni ambientali emerse durante le indagini. Secondo quanto ricostruito, l’inchiesta coordinata dalla Procura coinvolge modalità di gestione di alcune attività aziendali che avrebbero comportato irregolarità nella gestione dei rifiuti e nell’assenza di adeguati sistemi di depurazione.

La società tiene però a precisare un punto fondamentale: gli accertamenti non riguardano in alcun modo la sicurezza degli utenti e dei lavoratori. Una distinzione importante che la proprietà sottolinea per evitare equivoci sulla natura delle indagini, che si concentrano esclusivamente su aspetti ambientali e gestionali. Dal primo momento la direzione di Etnaland ha dichiarato piena collaborazione con le autorità competenti, mettendo a disposizione tutti gli elementi necessari alle verifiche e impegnandosi a proseguire con trasparenza lungo tutto l’iter giudiziario.


Ma anche nell’eventualità di un dissequestro rapido, i tempi ormai non permetterebbero una riapertura nella stagione in corso. Organizzare l’apertura di un parco divertimenti delle dimensioni di Etnaland richiede mesi di preparazione: manutenzioni ordinarie e straordinarie delle attrazioni, verifiche tecniche approfondite su ogni impianto, formazione e aggiornamento del personale, pianificazione delle attività ricreative ed educative, coordinamento con i fornitori. Un lavoro capillare che non può essere compresso in poche settimane senza compromettere quegli standard di qualità e sicurezza che rappresentano il marchio di fabbrica della struttura.

Le conseguenze di questa chiusura forzata si estendono ben oltre i cancelli del parco, visto che centinaia di lavoratori stagionali e le loro famiglie si trovano improvvisamente senza prospettive per l’intera stagione estiva, proprio nel periodo dell’anno in cui avrebbero dovuto garantirsi un reddito. Priptio in tal senso, l’indotto è vastissimo: fornitori di servizi, manutentori, aziende di trasporto, attività commerciali del territorio che gravitano attorno al flusso di visitatori generato dal parco.

Belpasso e l’intera area etnea hanno visto negli anni una crescita economica strettamente legata alla presenza di Etnaland, che rappresenta uno dei principali poli di attrazione turistica della Sicilia orientale. Il procuratore Francesco Curcio, commentando il sequestro, ha ribadito che la riapertura sarà possibile solo quando tutto sarà in regola, sottolineando come tutelare l’ambiente significhi difendere il futuro della collettività.

La chiusura di Etnaland non riguarda soltanto il futuro del parco, ma anche quello di circa 200 lavoratori e dell’indotto che ruota attorno alla struttura. Sul fronte istituzionale sono già partiti i primi tavoli di confronto: la Cisal Catania ha ottenuto un’audizione all’Assemblea Regionale Siciliana per discutere delle possibili soluzioni e della tutela dei posti di lavoro. Nel frattempo, la proprietà continua a ribadire la volontà di riaprire, salutando i visitatori con un messaggio che sa di promessa: “Da oltre quarant’anni Etnaland fa parte della vita della Sicilia e di tante famiglie e continuerà a esserlo. Arrivederci a presto”.

Però prima di poter tornare ad accogliere il pubblico il parco dovrà affrontare un percorso complesso. Le indagini contestano presunte irregolarità ambientali, tra cui l’assenza di depuratori funzionanti e presunti smaltimenti illeciti di rifiuti, accuse che dovranno essere chiarite nelle sedi competenti. Solo dopo gli accertamenti e gli eventuali interventi richiesti sarà possibile parlare di una riapertura, che appare ormai rinviata oltre il 2026. Una battuta d’arresto pesantissima non solo per una delle attrazioni più amate della Sicilia, ma anche per il turismo e l’economia del territorio, che ora attendono di capire quando Etnaland potrà davvero tornare ad aprire i cancelli.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.