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La navicella Orion ha completato con successo la manovra che l’ha proiettata verso la Luna, segnando il ritorno dell’umanità oltre i confini dell’orbita bassa terrestre dopo 54 anni di assenza. Alle 19:57 ora italiana del 2 aprile 2026, il motore principale della capsula si è acceso in modo autonomo per quasi sei minuti, producendo una variazione di velocità di quasi 400 metri al secondo e innescando la traiettoria translunare. Un momento storico che riporta gli esseri umani in viaggio verso il nostro satellite naturale, esattamente come accadeva durante l’era Apollo e che si fa sentire sui social con post e commenti di persone entusiaste. Il nuovo trend del 2026 è proprio il ritorno allo spazio.

La cosiddetta “translunar injection burn”, monitorata in tempo reale dai controllori di volo e dall’amministratore della NASA Jared Isaacman presso il Johnson Space Center di Houston, si è svolta senza intoppi. Nessun problema significativo ha turbato l’esecuzione di questa manovra critica, che rappresenta una pietra miliare fondamentale per l’intero programma Artemis. A bordo dell’Orion viaggiano Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch della NASA, insieme al canadese Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese: quattro nomi destinati a entrare nei libri di storia.

Questa è la prima volta che Orion esegue autonomamente la manovra di iniezione translunare. Durante la missione Artemis 1, senza equipaggio, era stato lo stadio superiore del razzo Space Launch System a svolgere questo compito, rimanendo attaccato alla navicella e spingendola verso la Luna. Dimostrare che Orion può gestire questa fase in modo indipendente è cruciale per le future missioni che prevedono l’allunaggio vero e proprio, perché aumenta la flessibilità operativa e riduce la complessità del sistema.

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Subito dopo il completamento della manovra, Jeremy Hansen ha comunicato via radio il successo dell’operazione con parole cariche di emozione. “Con questa TLI riuscita, l’equipaggio si sente piuttosto bene quassù, in viaggio verso la Luna. Vogliamo comunicare a tutti sul pianeta che hanno lavorato per rendere Artemis possibile che abbiamo fermamente sentito il potere della vostra perseveranza durante ogni secondo di quella accensione”. Hansen ha poi aggiunto: “L’umanità ha ancora una volta mostrato di cosa siamo capaci, e sono le vostre speranze per il futuro che ora ci portano in questo viaggio intorno alla Luna“.

Il lancio era avvenuto il giorno precedente, mercoledì 1 aprile 2026, alle 18:35 ora locale dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida. Il razzo Space Launch System aveva sollevato l’Orion e il suo prezioso carico umano verso l’orbita bassa terrestre senza problemi rilevanti, fatta eccezione per alcune piccole anomalie tecniche durante la fase preparatoria e una breve perdita parziale di contatto tra il controllo a terra e la navicella. C’è stato anche un problema minore con il sistema igienico della capsula, rapidamente risolto dai tecnici NASA. Dettagli che non hanno minimamente compromesso la riuscita complessiva della missione.

Ora che Orion è diretta verso la Luna, il piano prevede che la navicella entri nella sfera di influenza gravitazionale lunare il quinto giorno di volo, ovvero domenica. A quel punto, la forza di gravità della Luna diventerà più forte di quella terrestre, catturando la capsula e facendola ruotare attorno al lato nascosto del satellite. Durante questo sorvolo assistito dalla gravità, l’equipaggio avrà un’intera giornata, lunedì, per osservare la superficie lunare da una prospettiva privilegiata, incluse regioni che nessun essere umano ha mai visto direttamente con i propri occhi.

La bellezza della manovra di iniezione translunare sta nel fatto che, quando Orion emergerà da dietro la Luna martedì, sarà già su una traiettoria di ritorno libero che la riporterà naturalmente verso la Terra. A parte tre piccole correzioni programmate tra martedì e venerdì, sarà la gravità del nostro pianeta a fare il resto del lavoro, tirando dolcemente la navicella verso casa. Naturalmente, tutto questo presuppone che la missione proceda secondo i piani: lo spazio ha dimostrato più volte di essere un ambiente imprevedibile.

L’importanza di Artemis 2 va ben oltre l’aspetto tecnologico. Questa missione rappresenta il ponte tra l’era Apollo, che portò dodici americani a camminare sulla Luna tra il 1969 e il 1972, e le future missioni che dovrebbero riportare esseri umani sulla superficie lunare, inclusa la prima donna e la prima persona di colore. È anche un banco di prova per le tecnologie che un giorno potrebbero portare l’umanità ancora più lontano, verso Marte e oltre.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it