Il realismo nel cinema è un fattore non trascurabile, anche se spesso viene sacrificato per motivi estetici o semplicemente produttivi. Durante l’Hay Festival in Galles, la regista Emerald Fennell ha rivelato il suo più grande cruccio riguardante l’adattamento di Cime Tempestose, uscito a febbraio 2026 e interpretato da Margot Robbie nel ruolo di Catherine Earnshaw e Jacob Elordi in quello di Heathcliff: una scena che avrebbe mostrato le ascelle della protagonista coperte di peli, eliminata in fase di montaggio finale.
La regista britannica ha definito un vero peccato aver dovuto rinunciare a quella scena, spiegando che non si trattava affatto di una trovata provocatoria pensata per far discutere, ma di una precisa scelta di accuratezza storica. Il personaggio di Catherine aveva ascelle estremamente pelose e mostrare che Margot Robbie non si fosse depilata per aderire al personaggio sarebbe stato significativo per Fennell.

Il romanzo di Emily Brontë è ambientato tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, un’epoca in cui la depilazione femminile era semplicemente un concetto inesistente. Fennell ha dichiarato di porsi sempre le stesse domande ogni volta che guarda un adattamento cinematografico di Jane Austen o di altri classici d’epoca:
“Insomma, dove sono i rasoi che tutte queste donne stanno usando? Sono tutte completamente glabre, lisce come anguille. Non capisco, mi chiedo ‘Cosa sta succedendo?’ Mi sembra tutto davvero senza senso” – Emerald Fennell

Dunque, per la cineasta, vedere protagoniste d’epoca con i corpi perfettamente depilati rappresenta un’assurdità difficile da ignorare. La scena è stata girata, Margot Robbie l’ha interpretata, ma nel montaggio definitivo è stata eliminata, e Fennell si è detta pentita della decisione, senza dare ulteriori motivazioni al fattaccio. Il tema può sembrare aneddotico, ma riguarda una questione profonda per Fennell: il corpo femminile del passato non dovrebbe conformarsi agli standard estetici del presente.
Un’ascella depilata in un film ambientato nel 1800 è un dettaglio falso rispetto al racconto storico dell’epoca. e Fennell ha dichiarato fin dall’inizio la sua intenzione di non smussare nulla, di dar voce all’aspetto viscerale del racconto di Emily Brontë, con un approccio non convenzionale e un adattamento non letterale, ma emozionale. E a giudicare dal risultato finale non ha tradito questo suo desiderio. Se si eccettua per questo piccolo grande rimpianto.
