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Un regalo da un milione di dollari per festeggiare quasi ventotto secoli di storia. Elon Musk, il magnate sudafricano patron di Tesla, SpaceX e X, ha deciso di celebrare il 2779esimo Natale di Roma con una donazione consistente destinata al patrimonio archeologico e culturale della Capitale. L’annuncio è arrivato il 21 aprile, data in cui tradizionalmente si commemora la fondazione dell’Urbe, attraverso le parole di Andrea Stroppa, referente italiano dell’imprenditore. Con questa nuova elargizione, il contributo complessivo di Musk per la tutela e lo studio del patrimonio dell’antica Roma sale a circa quattro milioni di dollari in meno di due anni. Una cifra che testimonia un interesse persistente e crescente verso la civiltà che ha plasmato il Mediterraneo e gettato le fondamenta culturali dell’Occidente.

Ma dove vanno concretamente questi soldi? Secondo quanto specificato dallo staff dell’imprenditore, le risorse non finiscono in grandi contenitori burocratici, ma arrivano direttamente a chi opera sul campo: archeologi, restauratori, gruppi di studio e ricerca, università e istituzioni culturali sparse in Italia e negli altri paesi del bacino mediterraneo che un tempo facevano parte dell’impero romano. I fondi stanziati da Musk hanno sostenuto una gamma variegata di interventi. Si va dagli scavi archeologici che portano alla luce nuovi reperti agli interventi di conservazione e restauro che preservano monumenti e manufatti dal degrado del tempo. Non mancano progetti all’avanguardia come la documentazione digitale, che attraverso scansioni e mappature tridimensionali dei siti permette di creare archivi virtuali accessibili a studiosi di tutto il mondo. E poi c’è la ricerca specialistica, quella che scava non solo nella terra ma anche negli archivi, nei testi antichi, nelle stratificazioni culturali.

L’interesse di Musk per Roma antica non è nato ieri. Già nell’ottobre scorso aveva effettuato una donazione di un milione di euro destinata al programma “Expandere Coscientiae Lumen“, sempre con l’obiettivo di sostenere i siti archeologici della Capitale. Un nome latino che significa “espandere la luce della conoscenza“, quasi un manifesto filosofico per chi come lui guarda contemporaneamente al futuro dell’esplorazione spaziale e al passato della civiltà. Cosa spinge l’uomo più ricco del mondo, colui che sta cercando di colonizzare Marte e che ha rivoluzionato l’industria automobilistica e dei social media, a investire milioni nel patrimonio di una civiltà fiorita oltre duemila anni fa? La risposta non è stata fornita ufficialmente, ma l’accostamento tra innovazione tecnologica e passato romano suggerisce una visione: comprendere le radici culturali dell’Occidente potrebbe essere importante quanto progettare il futuro dell’umanità nello spazio.

Roma, del resto, non è solo archeologia. È l’archetipo dell’impero che ha unificato popoli diversi sotto un’unica visione, che ha costruito infrastrutture ancora oggi utilizzate, che ha lasciato un’eredità giuridica e culturale che permea le società contemporanee. Per un imprenditore che ragiona in termini di sistemi, di reti, di espansione planetaria, studiare come Roma ha gestito la complessità per secoli potrebbe offrire lezioni preziose. Non è stato comunicato nel dettaglio quali specifici progetti archeologici o istituzioni riceveranno quest’ultimo milione di dollari. L’annuncio rimane volutamente generico, lasciando intendere una distribuzione capillare tra più realtà operative piuttosto che un grande finanziamento a un singolo progetto monumentale.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.