La morte di Chanchal, un’elefantessa di 65 anni diventata involontariamente protagonista di un servizio fotografico molto discusso, ha acceso un intenso dibattito online e portato all’apertura di un’indagine ufficiale in India. L’animale viveva nell’area del Forte Amber, nei pressi della città di Jaipur, nello Stato del Rajasthan, ed era stato utilizzato mesi prima per uno shooting artistico che la mostrava completamente coperta di polvere rosa.
Le immagini dello shooting, diffuse sui social nei mesi successivi, hanno attirato grande attenzione e allo stesso tempo forti critiche. Nel servizio fotografico ideato dalla fotografa russa Julia Buruleva, l’elefante appare colorato di rosa acceso mentre una modella, anch’essa dipinta dello stesso colore, posa sulla sua schiena davanti a un tempio hindu abbandonato. La scena, concepita come progetto artistico ispirato ai colori e ai simboli del Rajasthan, è stata interpretata da molti utenti come un esempio di sfruttamento degli animali a fini estetici.
La vicenda ha assunto una dimensione ancora più controversa quando, circa cinque mesi dopo lo shooting, Chanchal è morta. La notizia ha immediatamente riacceso le polemiche, portando molti attivisti e utenti dei social a collegare la morte dell’animale al servizio fotografico. Il proprietario dell’elefante, Shadik Khan, ha però dichiarato che il decesso è avvenuto per cause naturali legate all’età avanzata dell’animale.
Di fronte alla crescente attenzione mediatica e alle proteste di associazioni animaliste, le autorità forestali indiane hanno deciso di avviare un’indagine ufficiale. L’obiettivo è verificare se durante il servizio fotografico siano state rispettate tutte le normative relative al benessere degli animali e se siano stati ottenuti i permessi necessari per utilizzare un elefante in questo tipo di attività.
Il caso si inserisce in un dibattito più ampio sull’uso degli elefanti in cattività in India, soprattutto in contesti turistici o artistici. Diverse organizzazioni per la tutela degli animali chiedono infatti da tempo regolamenti più severi per evitare che questi animali vengano utilizzati in modo improprio o stressante per attività di intrattenimento o promozione.
Al centro delle polemiche si trova la fotografa Julia Buruleva, che ha difeso pubblicamente il proprio progetto respingendo le accuse di maltrattamento. Secondo la sua versione, durante lo shooting non è stato arrecato alcun danno all’animale. La fotografa ha spiegato che è stata utilizzata una vernice naturale e non tossica, applicata per un periodo molto breve e facilmente lavabile.
Buruleva ha anche precisato che l’intera sessione fotografica è stata breve e si è svolta sotto la supervisione del custode dell’elefante, responsabile della sua cura quotidiana. Durante lo shooting, ha dichiarato, l’animale appariva calmo, rilassato e reattivo. Inoltre ha sottolineato che la morte di Chanchal è avvenuta diversi mesi dopo la realizzazione delle fotografie e che, secondo le informazioni ricevute, sarebbe stata causata semplicemente dalla vecchiaia.
La fotografa ha anche denunciato quella che definisce una diffusione di informazioni scorrette sul progetto, invitando le persone a verificare le fonti prima di condividere accuse o interpretazioni. Secondo il suo racconto, l’idea del servizio fotografico è nata durante un soggiorno di circa sei settimane in Rajasthan. Dopo essere rimasta colpita dalla grande quantità di colori e simboli presenti nella regione, avrebbe immaginato una scena artistica con un elefante rosa davanti ai tradizionali cancelli della zona.
Nel progetto, l’elefante era stato scelto proprio per il suo forte valore simbolico nella cultura locale. In Rajasthan, infatti, questi animali sono spesso presenti nell’architettura, negli ornamenti e nelle tradizioni. Inoltre, durante festival e celebrazioni, è consuetudine decorare gli elefanti con colori e motivi ornamentali. Buruleva ha spiegato di aver scelto il rosa intenso perché si tratta di una tonalità molto diffusa nella regione.
🚨 Breaking: Jaipur's famous "Pink Elephant" Chanchal has died at around 70 years old.
The elderly elephant, painted bright pink for a viral photoshoot last year, passed away last month. Authorities say it was due to natural causes related to old age. Her death has sparked… pic.twitter.com/0b4Dn9AXUa— News Tiger World News And Entertainment (@NewsTigerWorld) March 31, 2026
Anche il proprietario dell’animale ha difeso lo shooting. Shadik Khan ha dichiarato che la sessione fotografica è durata solo pochi minuti e che per colorare l’elefante è stata utilizzata una polvere naturale chiamata “kaccha gulal”, comunemente impiegata nei festival indiani. Secondo il suo racconto, la polvere è stata lavata immediatamente dopo la fine delle fotografie.
Nonostante queste spiegazioni, le immagini hanno provocato una forte reazione online. Migliaia di utenti hanno criticato l’uso dell’animale nel progetto, con commenti che accusano lo shooting di essere una forma di abuso animale. Tra le frasi più condivise sui social compare quella di un utente che ha scritto: “Questa non è arte, è puro abuso animale”. Un altro commento molto diffuso sostiene che la libertà creativa non possa giustificare un uso irresponsabile degli animali.
La vicenda ha avuto conseguenze anche sul piano personale per la fotografa. Buruleva ha dichiarato di aver ricevuto numerosi messaggi d’odio, minacce e persino auguri di morte rivolti a lei e ai suoi collaboratori dopo la diffusione delle immagini.
L’inchiesta avviata dalle autorità indiane dovrà ora stabilire se durante il servizio fotografico siano state violate norme sul benessere animale o se l’episodio rientri in pratiche considerate legali nel contesto locale. Nel frattempo, la storia di Chanchal continua ad alimentare un dibattito internazionale che tocca temi complessi: il confine tra arte e sfruttamento degli animali, il peso delle tradizioni culturali e la crescente sensibilità globale verso la tutela del benessere animale (mentre su TikTok spopola un fenomeno inquietante).



