Doveva essere il volto della comunicazione della Casa Bianca, ma la sua esperienza si sarebbe conclusa ancora prima di cominciare davvero. Katie Zacharia, scelta da Donald Trump come nuova portavoce della presidenza americana, è finita al centro di una bufera che nel giro di pochi giorni ha travolto la sua carriera. Prima una gaffe diventata virale, nella quale ha confuso il presidente degli Stati Uniti con il proprio marito, poi una controversia molto più delicata sul suo passato professionale. E adesso è arrivata una notizia destinata a far discutere: secondo Reuters, la Casa Bianca ha confermato che Zacharia è stata sollevata dall’incarico.
Tutto è cominciato martedì 13 ottobre, quando la nuova portavoce si è presentata per la prima volta davanti ai giornalisti accreditati alla Casa Bianca. Un appuntamento particolarmente atteso, considerando che Zacharia era stata scelta per prendere il posto di Karoline Leavitt, ma che si è trasformato rapidamente in un esordio difficile. Il briefing è durato appena 14 minuti, durante i quali la portavoce ha risposto soltanto a tre domande. Una durata insolitamente breve, che ha sorpreso anche alcuni cronisti abituati a seguire quotidianamente le conferenze stampa dell’amministrazione americana. A rendere ancora più particolare l’incontro è stato però un lapsus pronunciato mentre Zacharia parlava della propria famiglia e delle difficoltà nel conciliare gli impegni lavorativi con la vita privata.
Nel tentativo di riferirsi al marito, la portavoce ha pronunciato inizialmente le parole “il mio presidente”, correggendosi subito dopo. La confusione ha provocato alcune risate nella sala stampa e Zacharia stessa ha cercato di alleggerire il momento con una battuta. Quello che poteva rimanere un semplice episodio imbarazzante, tuttavia, è stato presto superato da una questione decisamente più seria. Al centro delle nuove polemiche sono finite le qualifiche professionali di Zacharia, presentata pubblicamente come avvocata nonostante non risultasse abilitata a esercitare la professione negli Stati Uniti.
Katie Zacharia slips up: My president– Excuse me, my husband. That’s a good one. Ha ha ha https://t.co/RTacfHXDVL
— Headquarters (@HQNewsNow) October 13, 2026
Secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal e successivamente riportato da altre testate americane, Zacharia si è laureata in Giurisprudenza alla Pepperdine University nel 2011, ma non avrebbe superato l’esame necessario per ottenere l’abilitazione professionale negli Stati Uniti. Due persone a conoscenza diretta della vicenda hanno confermato ad ABC News che la portavoce non aveva superato il cosiddetto bar exam. La questione è diventata particolarmente delicata perché la stessa Zacharia si era descritta in diverse occasioni come un’avvocata, mentre Donald Trump aveva utilizzato la medesima qualifica nell’annunciare la sua nomina. Una discrepanza che ha inevitabilmente sollevato interrogativi sull’accuratezza delle informazioni diffuse riguardo al suo curriculum.
Il suo percorso professionale comprende effettivamente esperienze nel settore legale. Dopo gli studi, Zacharia ha lavorato in Cina presso lo studio Zhong Lun, occupandosi di operazioni internazionali. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, per alcune delle attività svolte come consulente straniera non sarebbe stata necessaria un’abilitazione forense americana. Il punto controverso, dunque, non è l’assenza di una formazione giuridica, ma il modo in cui la sua posizione professionale sarebbe stata presentata pubblicamente.
A rendere la situazione ancora più complicata è stata una risposta fornita dalla portavoce ai giornalisti. Quando le è stato chiesto in quale Stato americano avesse superato l’esame di abilitazione, Zacharia ha fatto riferimento al proprio trasferimento in Cina, senza indicare alcuno Stato. Successivamente ha spiegato al New York Times di aver frainteso la domanda a causa del rumore dell’elicottero presidenziale Marine One, sostenendo di aver creduto che i giornalisti le stessero chiedendo dove fosse andata dopo aver terminato gli studi universitari.

La controversia ha assunto anche un risvolto formale. L’organizzazione Campaign for Accountability ha presentato una segnalazione alle autorità professionali competenti, contestando il modo in cui Zacharia avrebbe utilizzato il titolo di avvocata. Si tratta di una contestazione che non equivale, naturalmente, a un accertamento di responsabilità. La Casa Bianca aveva inizialmente difeso la portavoce, con il direttore delle comunicazioni Steven Cheung che aveva sottolineato le sue capacità professionali, mentre l’amministrazione aveva precisato che Zacharia non era stata assunta per svolgere mansioni legali.
Ma le polemiche non riguardavano soltanto il curriculum. Nei giorni precedenti erano emersi anche alcuni vecchi contenuti pubblicati sui social network, nei quali Zacharia aveva condiviso teorie del complotto e critiche politiche, comprese dichiarazioni rivolte contro lo stesso Trump. Anche queste rivelazioni avevano contribuito ad alimentare le discussioni sulla scelta della nuova portavoce. La svolta è arrivata venerdì 16 ottobre. Secondo Reuters, un funzionario della Casa Bianca ha confermato che Katie Zacharia è stata sollevata dall’incarico, mentre Donald Trump aveva lasciato intendere che la portavoce avrebbe potuto essere più felice in un ruolo diverso, considerando la pressione e l’esposizione mediatica legate alla posizione.

Non è stato chiarito pubblicamente in quale misura le polemiche sulle qualifiche professionali abbiano determinato la decisione. Sarebbe quindi improprio attribuire il suo allontanamento esclusivamente alle contestazioni sul curriculum o alla gaffe del primo briefing. Resta però la rapidità con cui si è consumata l’intera vicenda. Nel giro di pochi giorni, Zacharia è passata dall’essere il nuovo volto della Casa Bianca a diventare protagonista di una controversia nazionale, fino alla perdita dell’incarico.
Una parabola sorprendentemente breve, che ricorda quanto possa essere difficile gestire la comunicazione di una delle amministrazioni più osservate al mondo. E che lascia un’immagine destinata probabilmente a rimanere impressa: quella di una portavoce arrivata davanti ai giornalisti per rappresentare il presidente degli Stati Uniti, ma costretta ad abbandonare il ruolo dopo un debutto che ha fatto discutere per ragioni molto diverse da quelle previste. E mentre la Casa Bianca continua a far parlare di sé, Donald Trump è finito al centro di un’altra vicenda sorprendente: un video creato con l’intelligenza artificiale lo mostra mentre combatte contro una tigre, ma dietro quelle immagini si nasconde una tragedia reale.
