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C’è un momento, nella vita di ogni studente italiano, in cui la matita blu dell’insegnante segna un errore sul tema. Un refuso, una svista, una dimenticanza che costa qualche punto in meno, ma quando quegli stessi errori compaiono all’ingresso di una mostra al Colosseo, sotto l’egida del ministero della Cultura e della Sovrintendenza, la questione assume contorni diversi… piuttosto imbarazzanti.

La mostra dell’Iliade a Roma, inaugurata il 12 giugno e destinata a rimanere aperta fino a ottobre, si presenta ai visitatori con un elegante arco decorativo. Peccato che su quell’arco campeggi un doppio strafalcione che in questi giorni di maturità avrebbe meritato quanto meno un richiamo, se non una sonora bocciatura. L’Iliade, il poema epico che ha attraversato millenni e formato generazioni di studenti, diventa Illiade, con una consonante in più che le sta stretta come un vestito della taglia sbagliata.

Ma non è finita qui, visto che sotti la citazione “Cantami o diva del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei”, l’errore si fa ancora più grave. Quel verso, universalmente noto come il proemio dell’Iliade, viene attribuito al libro XXII del poema. È come spostare “Nel mezzo del cammin di nostra vita” in un canto del Purgatorio, o trasferire l’incipit dei Promessi Sposi al capitolo sulla conversione dell’Innominato. Un’operazione che tradisce una lacuna culturale profonda, inquietante se si considera il contesto.


Come ha giustamente osservato Massimo Gramellini sul Corriere, la doppia l può essere una svista, per quanto discutibile in un contesto istituzionale di tale prestigio. Ma non riconoscere il più famoso incipit della letteratura occidentale significa aver attraversato la scuola dell’obbligo senza aver studiato, per bene, il programma scolastico. E qui non si tratta di uno studente alle prese con l’ansia da esame, ma di professionisti che lavorano per istituzioni che dovrebbero incarnare l’eccellenza culturale italiana.

Il Parco archeologico del Colosseo ha prontamente emesso una nota di scuse, specificando che gli errori sono stati individuati sin dal giorno dell’inaugurazione e che è stata immediatamente richiesta alla ditta incaricata la loro correzione. Il ritardo nell’esecuzione, si precisa, è stato determinato da problematiche tecniche e organizzative connesse alla realizzazione e alla sostituzione degli apparati grafici. L’istituzione riconosce che sarebbe stato opportuno adottare fin da subito una soluzione provvisoria, magari coprendo il pannello incriminato.


Le scuse del Parco archeologico del Colosseo sono arrivate rapidamente e il valore scientifico della mostra, frutto di anni di ricerca e di collaborazioni internazionali, non è in discussione. Del resto, in appena una settimana l’esposizione ha già attirato 216.000 visitatori, confermando il grande interesse da parte del pubblico.

Eppure resta difficile capire come errori così evidenti siano potuti sfuggire ai controlli. Il problema non è l’intelligenza artificiale o la mancanza di strumenti per verificare le informazioni, ma qualcosa di molto più semplice: riconoscere un errore richiede prima di tutto una solida preparazione culturale.

Ed è proprio questo l’aspetto che fa più discutere, visto che il Colosseo, il monumento più visitato d’Italia, rappresenta uno dei simboli del patrimonio culturale nazionale. Per questo un doppio errore dedicato all’Iliade non può essere liquidato come una semplice svista, ma finisce inevitabilmente per alimentare interrogativi sull’attenzione riservata ai dettagli e agli standard richiesti a chi opera in contesti di tale prestigio.

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