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Una delle biblioteche storiche più importanti d’Italia trasformata, per alcune ore, in una palestra improvvisata. È quanto accaduto a Milano nella prestigiosa Biblioteca Nazionale Braidense, situata nel complesso di Brera. L’episodio ha suscitato un acceso dibattito dopo che immagini e video dell’evento hanno iniziato a circolare sui social network, mostrando decine di partecipanti impegnati in esercizi di fitness tra lampadari di cristallo e scaffali di legno che custodiscono antichi volumi.

L’iniziativa è stata organizzata dal celebrity trainer americano Isaac Boots, seguito da centinaia di migliaia di persone su Instagram. Il personal trainer ha tenuto una sessione di allenamento all’interno della storica sala Teresiana della biblioteca, uno degli ambienti più rappresentativi dell’istituzione. Per permettere lo svolgimento della lezione, le grandi vetrine di legno che normalmente ospitano i libri sono state temporaneamente rimosse e sostituite da una distesa di tappetini da ginnastica. Ai partecipanti sono stati distribuiti anche asciugamani e borracce con bevande energetiche.

Durante l’allenamento, accompagnato da musica ad alto volume simile a quella di un club, i partecipanti hanno eseguito esercizi guidati dal trainer, mentre nella sala rimanevano le decorazioni storiche e i simboli dell’antica biblioteca, tra cui la presenza iconografica dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, figura storica legata alla fondazione e allo sviluppo dell’istituzione nel Settecento.


L’evento non era pubblico, ma destinato a un numero limitato di clienti invitati da un marchio del settore cosmetico e skincare, che ha affittato lo spazio per una campagna promozionale. Il costo dell’operazione è stato di circa 10 mila euro per un’ora di utilizzo della sala, una cifra stabilita dalle tariffe ufficiali del Ministero della Cultura. Se si considera la durata dell’evento, il prezzo equivale a oltre 160 euro al minuto per utilizzare uno dei luoghi culturali più prestigiosi della città.

La vicenda ha rapidamente acceso il dibattito online e sui media. Molti utenti hanno criticato la scelta di trasformare temporaneamente una biblioteca storica in un luogo dedicato al fitness, ritenendo che eventi di questo tipo possano danneggiare l’immagine delle istituzioni culturali. Il video della sessione di allenamento, diventato virale sui social, ha amplificato le polemiche, mostrando i partecipanti mentre eseguono esercizi e piccoli balletti proprio nello spazio normalmente destinato alla consultazione di antichi libri.

In realtà, l’affitto degli spazi museali per eventi privati non è una novità. Il complesso della cosiddetta “Grande Brera”, che comprende diversi istituti culturali milanesi, mette a disposizione varie sale per eventi e iniziative speciali. Le richieste sono talmente numerose che, durante periodi come la settimana della moda o il Salone del Mobile, si crea spesso una lista d’attesa.

Anche la stessa Biblioteca Braidense era già stata al centro di discussioni simili in passato. Una delle polemiche più note riguardò una cena organizzata dal marchio cosmetico Veralab dell’imprenditrice nota come Estetista Cinica, evento che suscitò critiche perché piatti e bevande vennero serviti proprio nella sala Teresiana. In altri casi, invece, l’uso degli spazi per eventi non aveva sollevato contestazioni, come accaduto per un’iniziativa del marchio Swarovski organizzata in un’area diversa del complesso.


La politica di affittare sale e ambienti culturali deriva anche da una scelta amministrativa. Il Ministero della Cultura incoraggia i grandi musei statali ad aumentare le entrate proprie attraverso eventi, concessioni e iniziative private. Le spese per il funzionamento delle istituzioni culturali – dagli stipendi del personale alle bollette per illuminazione e riscaldamento, fino alla manutenzione degli edifici storici – sono molto elevate e spesso non possono essere coperte soltanto con i fondi pubblici.

Per questo motivo, molti musei e istituzioni culturali italiane utilizzano una strategia simile. A Milano, ad esempio, diversi luoghi storici vengono concessi per eventi: il Museo Poldi Pezzoli utilizza l’Orangerie con vista sul giardino, mentre il Castello Sforzesco dispone di grandi sale per iniziative private. Anche il Museo del Novecento mette a disposizione la spettacolare sala Fontana affacciata su Piazza del Duomo, e altre istituzioni organizzano cene di beneficenza o eventi nei propri chiostri e corridoi.

Il caso della Braidense, tuttavia, ha riaperto una questione delicata: fino a che punto è giusto utilizzare luoghi simbolo della cultura per attività commerciali o promozionali? Da un lato c’è la necessità di trovare nuove risorse economiche per sostenere il patrimonio artistico; dall’altro resta il timore che iniziative troppo lontane dalla funzione originaria possano trasformare i musei e le biblioteche in semplici location per eventi. Proprio questo equilibrio tra tutela culturale e sostenibilità economica è oggi al centro del dibattito nato attorno alla “palestra” improvvisata nella storica biblioteca milanese.

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