A un anno esatto dalla scomparsa di Pippo Baudo, Carlo Conti si è fermato a ricordare il maestro che ha fatto la storia della televisione italiana. In un’intervista rilasciata a La Repubblica, il conduttore toscano ha tracciato un ritratto intimo e affettuoso del grande presentatore catanese, svelando retroscena professionali e aneddoti personali che restituiscono l’immagine di un mentore che ha lasciato un segno indelebile.
“Ricordo questo signore alto, elegante. La tv era ancora in bianco e nero”, esordisce Conti, facendo riaffiorare i primi ricordi legati a Baudo. Ma dietro quell’eleganza innata si celava una rivoluzione silenziosa del modo di fare televisione. Baudo non era semplicemente un conduttore: era un regista in scena, un autore che plasmava i programmi mentre li conduceva.
“Ha rappresentato la vera trasformazione del mestiere del presentatore: è il primo che ha fatto la direzione artistica dei programmi. Li portava dove dovevano andare, faceva la regia in onda, era autore in scena. Non aveva bisogno dell’autore dietro le telecamere che gli suggeriva. Decideva tutto lui.” – Carlo Conti
E proprio parlando di Sanremo, Conti riconosce a Baudo la paternità del festival così come lo conosciamo oggi. “Per come è strutturato, con le cinque serate, si deve a lui. È stato lui a creare questo mondo fatto di ospiti, polemiche, partner bionde e brune, il parlare o lo sparlare del festival. Anche creare il polverone determina l’evento”, afferma, riconoscendo al maestro l’intuizione che la kermesse sanremese non è solo musica, ma un ecosistema mediatico complesso e stratificato.
Da Baudo, Conti ha imparato “i tempi, a fare il mestiere del conduttore essendo regista in scena”. E aggiunge: “Spero di avere un po’ del garbo e dell’eleganza che Pippo aveva”. Il legame con Baudo per Conti è iniziato molto prima del loro primo incontro fisico. “Per la mia mania di fare scalette, organizzare. Quando lavoravo alla radio mi chiamavano Pippuzzo. O per sfottermi, Pippo Conti, cosa che mi ha fatto sempre piacere”, racconta. Quel soprannome, nato come una presa in giro, si è trasformato nel tempo in un riconoscimento implicito di affinità professionale e umana.
Il primo vero incontro avvenne a un premio della tv che Baudo presentava a Naxos, dopo un fugace incrocio ai Telegatti. Ma l’aneddoto più vivido risale al 1994, negli studi della Dear a Roma. “Lo andai a trovare in camerino, bussai, si stava cambiando. Era in boxer. Gentilissimo, paterno, come sempre”, ricorda Conti. “Quando sono nel ruolo di gran cerimoniere o del padrone di casa che mette a suo agio gli ospiti”, risponde Conti quando gli viene chiesto in cosa sente di somigliargli.
Conti ha poi aggiunto:
“Sono i suoi abbracci. Nel mio studiolo, a casa, conservo una foto in cui mi abbraccia, mi strinse con le sue manone. Ti abbracciava e ti faceva sentire che c’era per te. Pippo c’era e c’è ancora.” – Carlo Conti
A un anno dalla sua scomparsa, il ricordo di Pippo Baudo continua così a passare soprattutto attraverso le persone che gli sono state accanto. Carlo Conti lo fa tornando agli insegnamenti ricevuti, ma soprattutto a quella foto custodita nel suo studiolo e a un abbraccio che ancora oggi sembra raccontare meglio di tante parole il loro rapporto. Perché, come dice lui stesso, “Pippo c’era e c’è ancora”.
E in questi giorni sono tanti i ricordi dedicati al conduttore. A parlare è stata anche sua figlia Tiziana, che a un anno dalla morte del padre gli ha dedicato parole molto intime, raccontando quanto alcune assenze riescano a farsi sentire anche senza bisogno di essere spiegate. Un altro ricordo profondamente personale, diverso da quello di Conti ma legato dallo stesso filo: a un anno di distanza, Pippo Baudo continua a essere presente nella vita di chi gli ha voluto bene.
