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La vicenda legale tra Blake Lively e Justin Baldoni continua a far discutere e nelle ultime ore ha registrato un nuovo capitolo. L’attrice statunitense ha pubblicato un lungo messaggio sui social per commentare la decisione del tribunale che ha ridimensionato in parte la sua causa civile. Nelle sue parole, la star ha definito l’intera vicenda “incredibilmente dolorosa”, ma ha ribadito la volontà di andare avanti fino al processo per raccontare la propria versione dei fatti.

Il caso nasce da tensioni emerse dietro le quinte del film It Ends with Us, adattamento cinematografico del romanzo di Colleen Hoover. Nel dicembre 2024 Lively aveva presentato una denuncia contro Baldoni, attore e regista del progetto, accusandolo di comportamenti scorretti sul set e sostenendo di essere stata vittima di una campagna diffamatoria dopo aver chiesto un ambiente di lavoro sicuro. Baldoni ha sempre respinto queste accuse.

Il 2 aprile un giudice federale, Lewis J. Liman, ha preso una decisione che ha cambiato il quadro della causa: dieci delle tredici accuse presentate da Lively sono state archiviate, comprese quelle relative alle presunte molestie, diffamazione e cospirazione. Nonostante questo ridimensionamento, il tribunale ha stabilito che alcune accuse ritenute fondamentali potranno comunque essere esaminate da una giuria. Tra queste figurano la presunta violazione di contratto e le accuse di ritorsione nei confronti della società di produzione Wayfarer Studios.


Il lungo e complesso processo è fissato per il 18 maggio a New York e sarà il momento in cui le parti potranno presentare prove e testimonianze davanti alla giuria. Nel suo messaggio pubblicato su Instagram, Lively ha dichiarato di essere grata che “il cuore del caso” possa comunque arrivare in tribunale. L’attrice ha spiegato che non avrebbe mai voluto affrontare una causa legale, ma di aver scelto di farlo dopo aver subito, secondo la sua versione, una serie di ritorsioni per aver chiesto maggiore sicurezza e rispetto sul luogo di lavoro.

Nel testo rivolto ai suoi follower, Lively ha anche lanciato un messaggio più ampio sul tema delle pressioni e degli attacchi online. Ha invitato il pubblico a non lasciarsi distrarre da quella che ha definito una “soap opera digitale”, sottolineando che la violenza e le campagne ostili sui social possono avere conseguenze molto reali. Secondo l’attrice, il suo caso rappresenta un esempio dei rischi legati alle ritorsioni e alle dinamiche di “guerra digitale” che possono nascere attorno a vicende pubbliche.

Uno degli elementi che ha attirato maggiore attenzione nel suo messaggio è stato l’uso di un’emoji a forma di drago. Il simbolo è stato interpretato come un riferimento a presunti messaggi citati in una contro-causa presentata da Baldoni nel gennaio 2025, poi archiviata. In quei documenti legali si sosteneva che Lively si fosse paragonata al personaggio di Khaleesi della serie Game of Thrones, definendosi la “madre dei draghi”, mentre avrebbe chiamato “i miei draghi” il marito Ryan Reynolds e l’amica Taylor Swift. Quella contro-causa, che includeva accuse di estorsione e diffamazione, è stata successivamente ritirata senza essere ripresentata.

Justin Baldoni e Blake Lively in una scena del film It Ends With Us
Justin Baldoni e Blake Lively in una scena del film It Ends With Us

Nel messaggio più recente l’attrice ha ribadito la propria posizione con parole molto chiare: ha dichiarato che continuerà a fare la sua parte per denunciare sistemi e comportamenti che, a suo dire, cercano di intimidire o mettere a tacere chi denuncia problemi sul lavoro. Ha anche aggiunto che considerare un privilegio poter parlare pubblicamente di queste questioni e di non voler sprecare questa possibilità.

La vicenda, seguita con grande attenzione dai media internazionali, resta quindi aperta. Nonostante la riduzione delle accuse iniziali, il processo di maggio rappresenterà un passaggio decisivo per stabilire come si siano svolti i fatti dietro le quinte del film e se le accuse rimaste troveranno conferma davanti alla giuria. Nel frattempo il caso continua ad alimentare il dibattito su sicurezza sul lavoro nell’industria cinematografica, gestione delle controversie e impatto dei conflitti legali nell’era dei social media.

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