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Colpo di scena a Hollywood. A tredici giorni dall’inizio del processo, Blake Lively e Justin Baldoni hanno raggiunto un accordo extragiudiziale che chiude una delle battaglie legali più seguite e divisive degli ultimi anni nel cinema americano. La controversia, nata sul set di “It Ends With Us” e degenerata in un botta e risposta fatto di accuse pesantissime, controdenunce e strategie mediatiche orchestrate, si conclude senza vincitori né vinti dichiarati, ma con una dichiarazione congiunta che suona quasi surreale dopo mesi di veleno.

Il processo era atteso per il 18 maggio. Le parti erano pronte allo scontro in aula, con la selezione della giuria già programmata. E invece, lunedì 4 maggio, l’annuncio: tutto è finito. I termini dell’accordo restano riservati, sigillati da clausole di riservatezza che lasceranno gli appassionati con più domande che risposte. Quello che trapela è solo il comunicato ufficiale, redatto dai rispettivi team legali, in cui entrambi dichiarano di voler “andare avanti in modo costruttivo e pacifico, anche in un ambiente online rispettoso“.

La vicenda aveva avuto inizio nel dicembre 2024, quando Blake Lively aveva presentato una denuncia formale al Dipartimento per i diritti civili della California. Le accuse erano gravi: comportamenti inappropriati sul set, molestie sessuali, un bacio non concordato durante le riprese, conversazioni a sfondo intimo non richieste. E ancora: Baldoni sarebbe entrato nel camerino dell’attrice senza permesso mentre lei si trovava svestita e stava allattando. Un quadro che dipingeva un ambiente di lavoro tossico, in cui i confini professionali erano stati ripetutamente oltrepassati.

Ma non era finita lì. Secondo Lively, il regista e attore aveva anche orchestrato una campagna diffamatoria per distruggerle la reputazione. Un’operazione studiata a tavolino, con l’ingaggio della consulente di comunicazione Megan Nathan, già nota per aver lavorato al fianco di Johnny Depp durante il processo contro Amber Heard. Il New York Times aveva pubblicato un’inchiesta dettagliata, ricostruendo messaggi e strategie. In alcuni di quei messaggi si parlava esplicitamente di “seppellire” Blake Lively. Una macchina di fango ben oliata, insomma, progettata per anticipare e neutralizzare ogni possibile danno reputazionale a Baldoni.

La risposta dell’attore non si era fatta attendere. Baldoni aveva rigettato ogni accusa, sostenendo che le lamentele fossero state inventate da Lively come parte di un disegno per prendere il controllo creativo di “It Ends With Us“. A gennaio era arrivata la contromossa: una causa per diffamazione ed estorsione contro Blake Lively, il marito Ryan Reynolds e la loro addetta stampa. Secondo la versione di Baldoni, l’attrice avrebbe esercitato pressioni indebite e costruito una narrazione falsa. Una guerra totale, insomma, combattuta su più fronti: legale, mediatico, reputazionale.

Nel corso dei mesi, il caso aveva subito diverse evoluzioni giudiziarie. A giugno 2025, il giudice federale Lewis J. Liman aveva respinto la causa per diffamazione ed estorsione intentata da Baldoni. Ad aprile 2026, era toccato alle accuse di molestie sessuali di Lively: il giudice le aveva archiviate, stabilendo che non potevano essere perseguite ai sensi della legge federale perché l’attrice era una collaboratrice esterna e non una dipendente sul set. Una questione tecnica, di giurisdizione, che aveva ridimensionato il contenzioso ma non spento le polemiche.

Restavano in piedi solo alcune rivendicazioni minori legate a ritorsioni sul lavoro, rivolte non direttamente a Baldoni ma alla sua società di produzione, Wayfarer Studios. Nulla che giustificasse un processo ad alto profilo. Ed è probabilmente questa consapevolezza, unita alla stanchezza mediatica e ai costi legali crescenti, ad aver spinto entrambe le parti verso un accordo. Nel comunicato congiunto, Lively e Baldoni si dicono “fermamente impegnati a garantire luoghi di lavoro liberi da irregolarità e ambienti improduttivi“.

Riconoscono che le preoccupazioni sollevate dall’attrice “meritavano di essere ascoltate” e sottolineano l’importanza di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza domestica, tema centrale del film che li aveva visti protagonisti. Un film che, nonostante tutto, era stato un successo commerciale, ma che ora resterà indissolubilmente legato a questa battaglia. Il riferimento a “un ambiente online rispettoso” non è casuale.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.