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Mentre gli Stati Uniti e Israele conducono raid aerei estensivi contro l’Iran nell’ambito dell’operazione Epic Fury, costati la vita a sei militari americani, una campagna satirica sta mettendo in difficoltà il presidente Donald Trump. L’ex sceneggiatore di South Park, Toby Morton, ha lanciato il sito DraftBarronTrump.com, una provocazione digitale che chiede al presidente di mandare il figlio diciannovenne Barron al fronte. L’hashtag #SendBarron è rapidamente diventato virale sui social media, scatenando migliaia di reazioni e accendendo un dibattito spinoso: i leader politici che mandano in guerra i figli degli altri mostrerebbero la stessa determinazione se a partire fossero i propri?

La tempistica della campagna non è casuale. Durante una cerimonia per la consegna della Medal of Honor, svoltasi all’indomani degli attacchi, Trump ha suscitato critiche diffuse per quella che molti osservatori hanno percepito come indifferenza verso le perdite umane. Invece di soffermarsi sui caduti, il presidente si è dilungato sui suoi piani per la nuova sala da ballo della Casa Bianca. Un contrasto stridente che ha alimentato speculazioni: il presidente che si definisce Peace President reagirebbe diversamente se fosse suo figlio a dover indossare l’uniforme militare. Il sito creato da Morton è un capolavoro di satira corrosiva che mescola linguaggio patriottico pomposo e assurdità deliberate. “L’America è forte perché i suoi leader sono forti“, recita il sottotitolo. “Il presidente Trump lo dimostra ogni giorno. Naturalmente suo figlio Barron è più che pronto a difendere il paese che suo padre comanda così audacemente“. Le immagini che accompagnano questi proclami mostrano però Barron mentre dorme, un contrasto visivo che smonta immediatamente la retorica trionfale. Il sito si conclude con un’ultima stilettata: “Servire è onore. La forza si eredita. Dog Bless Barron“, con il refuso volutamente ironico che trasforma God in Dog.

Morton, noto per acquistare domini e trasformarli in piattaforme satiriche, ha arricchito il progetto con testimonianze fittizie ma esilaranti dei fratellastri di Barron. Donald Trump Jr. viene citato così: “Questo momento riguarda davvero Barron, ok? Lo è sempre stato. Lui rappresenta forza, coraggio e servizio. Onorerò quel sacrificio a modo mio, principalmente parlandone da una distanza di sicurezza“. Eric Trump non è da meno: “La gente dice sempre che sono stupido, il che è totalmente ingiusto, perché capisco molto di pancake. I pancake sono complessi. Hai la pastella, il calore, la tempistica. Se vai di fretta, rovini tutto. Penso molto ai pancake. Soprattutto ai pancake“. L’operazione di Morton non si ferma qui. Lo sceneggiatore ha anche promosso ResignChuck.com, un sito gemello che chiede le dimissioni del leader democratico Chuck Schumer per la sua presunta mancanza di opposizione alle azioni di Trump. Una strategia a due fronti che prende di mira sia il presidente che l’establishment democratico, incarnando quello spirito dissacrante che da decenni caratterizza South Park.

Le reazioni sui social media sono esplose. Migliaia di utenti hanno abbracciato l’hashtag #SendBarron, alcuni con tono scherzoso, altri con autentica rabbia verso un sistema che vede i figli delle élite al riparo mentre i giovani delle classi lavoratrici vengono mandati in zone di guerra. Molti hanno colto l’occasione per riportare alla luce un capitolo scomodo della biografia di Donald Trump: il suo stesso rapporto con il servizio militare. Durante la guerra del Vietnam, Trump evitò la leva grazie a una diagnosi di sperone osseo al piede. Una storia che ha assunto contorni ancora più torbidi quando Elysa Braunstein e Sharon Kessel, figlie del podologo del Queens Larry Braunstein, hanno rivelato al New York Times che la diagnosi fu in realtà un favore del padre al padre di Trump, Fred Trump, che era il proprietario dell’immobile dove Braunstein aveva il suo studio. Un aneddoto che trasforma un’esenzione medica in un privilegio di classe, rendendo la campagna satirica ancora più pungente.

Ironicamente, Barron Trump ha una ragione più legittima di quella paterna per evitare l’arruolamento. Con i suoi 2 metri e 5 centimetri di altezza, supera il limite massimo di 2 metri e 3 stabilito dalla maggior parte dei corpi militari statunitensi. Un dettaglio tecnico che probabilmente lo escluderebbe dal servizio, ma che non ha fermato l’ondata di ironia e provocazione digitale. La campagna DraftBarronTrump.com non è solo satira fine a se stessa. Solleva domande concrete sulla distanza tra chi prende le decisioni di guerra e chi ne paga le conseguenze. In un paese dove le famiglie politiche raramente vedono i propri figli in uniforme mentre migliaia di giovani vengono spediti al fronte, la provocazione di Morton tocca un nervo scoperto della società americana. E mentre l’operazione Epic Fury continua a mietere vittime, il dibattito innescato da un sito satirico ci ricorda che le parole servizio, onore e sacrificio hanno significati molto diversi a seconda del cognome che porti.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.