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Tre anni di silenzio televisivo, una mediazione fallita e ora l’aula di tribunale. Barbara D’Urso ha deciso di rompere gli indugi e portare Mediaset davanti alla giustizia, chiudendo definitivamente la porta a qualsiasi tentativo di riconciliazione con l’azienda che l’ha accompagnata per oltre vent’anni di carriera. Una scelta che segna un punto di non ritorno in una delle separazioni più chiacchierate della tv italiana.

La notizia, riportata in esclusiva da La Stampa, arriva dopo che il tentativo di mediazione tra le parti si è concluso con un nulla di fatto. Nessun accordo è stato trovato e, particolare significativo, non si è trattato di una questione puramente economica. Per la conduttrice napoletana questa battaglia sembra essere prima di tutto una questione di principio, di rispetto per la propria dignità professionale e per il lavoro di una vita. Ma quali sono i motivi che hanno spinto Barbara D’Urso a questa decisione così drastica? Sul tavolo della contesa si accumulano diverse questioni, alcune delle quali rivelano retroscena inediti sui meccanismi di potere interno a Mediaset.

Barbara D’Urso nel programma Porta a porta fonte: YouTube
Barbara D’Urso nel programma Porta a porta fonte: YouTube

Il primo punto riguarda un episodio ancora doloroso per la conduttrice. In un post pubblicato nel marzo 2023 dal profilo ufficiale “Qui Mediaset“, di proprietà dell’azienda, nel quale veniva pesantemente ingiuriata. Mediaset ha sempre sostenuto che il profilo fosse stato hackerato, ma le scuse ufficiali non sono mai arrivate. Secondo i legali di D’Urso, questa non sarebbe nemmeno l’unica violazione del Codice Etico Mediaset da parte dell’azienda. Il silenzio dell’azienda di fronte a un’offesa del genere rappresenterebbe una ferita ancora aperta, che ora cerca giustizia nelle aule di tribunale.

Ma la causa non si ferma alla dimensione morale. Gli avvocati della conduttrice contestano anche questioni tecniche ed economiche di rilievo, ossia il mancato pagamento dei diritti d’autore per i programmi che ha firmato come autrice in sedici anni di lavoro. Barbara D’Urso non è stata solo un volto televisivo, ma spesso l’anima creativa e l’autrice delle sue trasmissioni. Tra queste, anche il format di sua proprietà Live non è la D’Urso, per il quale rivendica i relativi corrispettivi mai ricevuti.

Il retroscena forse più clamoroso riguarda però le dinamiche interne di potere a Mediaset. Secondo quanto emerge, Barbara D’Urso avrebbe avuto l’obbligo di far approvare preventivamente l’elenco di tutti gli ospiti di tutte le sue trasmissioni alle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin. Un controllo serrato che rivela gerarchie interne molto rigide e che solleva interrogativi sulla reale autonomia creativa concessa alla conduttrice. De Filippi e Toffanin sono due figure chiave dell’universo Mediaset, entrambe vicinissime all’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi. Il quadro che emerge, se confermato, parla di un ambiente lavorativo caratterizzato da equilibri delicati e da un sistema di supervisione incrociata tra le diverse produzioni della rete.

Maria De Filippi alla conduzione di Amici

Quella che sembrava una separazione silenziosa, maturata in un esilio televisivo durato tre anni, si prepara dunque ad approdare nelle aule di tribunale. Al momento, è bene precisarlo, non vi è alcuna conferma ufficiale né da parte della conduttrice napoletana, né dai vertici di Mediaset. Ma i documenti depositati e le carte processuali parlano chiaro. Dopo anni di stop incomprensibile, almeno formalmente, dalla tv, Barbara D’Urso ne chiede conto all’azienda che l’ha messa alla porta.

La battaglia legale si preannuncia lunga e complessa, con implicazioni che vanno oltre il rapporto personale tra una conduttrice e la sua ex azienda. In gioco ci sono questioni di principio sulla tutela dei diritti d’autore, sul rispetto della dignità professionale e sulla trasparenza dei rapporti di lavoro nel mondo televisivo italiano. Una vicenda che tiene banco da tre anni e che ora, finalmente, potrebbe trovare una risposta definitiva nelle aule di giustizia.

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Amo il cinema fin da quando ero piccola, tant’è che è diventato il mio attuale percorso di studio all’università (studio al dams) e il mio sogno nel cassetto è quello di lavorare un giorno nel bellissimo mondo della settima arte come critica e in seguito come regista/montatrice