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Non c’è estate senza la carica dei cafoni. Ogni anno, puntuale come il caldo di luglio, torna la questione del comportamento dei turisti nelle località di villeggiatura italiane. E ogni anno, puntualmente, ci si chiede dove sia finito quel minimo di rispetto e senso civico che dovrebbe accompagnare chiunque si trovi a condividere spazi pubblici, soprattutto in luoghi di straordinaria bellezza come quelli del nostro paese.

La puntata di UnoMattina News andata in onda mercoledì 8 luglio su Rai 1 ha riacceso i riflettori su un fenomeno che non è solo folklore estivo, ma un vero problema sociale. Il servizio ha documentato situazioni che vanno dal grottesco al pericoloso, passando per l’imbarazzante, costruendo un quadro che lascia poco spazio all’ottimismo.

A Desenzano del Garda, per esempio, è diventato normale imbattersi in turisti che passeggiano per le vie del centro con bambole gonfiabili al seguito. Non si tratta di giochi per bambini, ma di quegli oggetti che strappano risate grasse e alimentano un turismo della volgarità che poco ha a che fare con il piacere della scoperta. E se non bastasse, nelle vetrine dei negozi proliferano caramelle e biscotti a forma di genitali, prodotti che trasformano una località turistica in una sorta di luna park dell’imbarazzo.

Il problema non riguarda solo il Garda. A Como sono state introdotte multe salate per chi passeggia in costume o a torso nudo per le vie del centro storico. Una misura che potrebbe sembrare eccessiva, ma che evidentemente si è resa necessaria di fronte a comportamenti che ignorano completamente il contesto urbano in cui ci si trova. Il mare è un conto, le strade di una città d’arte sono un altro.

A Venezia, poi, la situazione raggiunge livelli di incoscienza allarmanti. Qualcuno, per accumulare qualche like sui social, non ha esitato ad arrampicarsi sul tetto di un vaporetto in movimento nel bacino di San Marco. Un gesto che oltre a essere illegale è estremamente pericoloso, sia per chi lo compie sia per gli altri passeggeri. Le denunce sono arrivate, ma il danno d’immagine e il rischio concreto restano.

In montagna la maleducazione si trasforma in qualcosa di ancora più grave: un pericolo per sé e per gli altri. C’è chi affronta sentieri di trekking in ciabatte, ignorando ogni elementare norma di sicurezza. E c’è chi, incredibilmente, decide di prendere il sole proprio nelle piazzole di atterraggio degli elicotteri di soccorso, quelle aree che in caso di emergenza devono rimanere libere per salvare vite umane.

Di fronte a tutto questo, i sindaci delle località turistiche si trovano costretti a emanare ordinanze sempre più dettagliate, nel tentativo di arginare comportamenti che un tempo sarebbero stati impensabili. L’immondizia lasciata per strada, il mancato rispetto delle regole più elementari, la trasformazione di spazi pubblici in teatrini del peggiore cattivo gusto: tutto questo richiede interventi normativi che in un mondo ideale non dovrebbero nemmeno essere necessari.

Ma dove abbiamo smarrito il rispetto per gli altri e per la bellezza che ci circonda. Questa la domanda che il servizio di UnoMattina News solleva, e che risuona come un campanello d’allarme. In studio, l’esperta di galateo e scrittrice Laura Pranzetti Lombardini ha fornito una risposta tanto semplice quanto diretta: non si tratta di conoscere le regole del bon ton. È questione di intelligenza, è senso civico.

Le parole dell’esperta centrano il punto. Il problema non è tecnico, non è una questione di sapere quale forchetta usare o come comportarsi a un ricevimento formale. È molto più profondo e riguarda la capacità di riconoscere che i propri comportamenti hanno un impatto sugli altri e sull’ambiente circostante. È la consapevolezza che la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri, un principio che sembra essersi smarrito da qualche parte tra una foto su Instagram e il desiderio compulsivo di trasgressione fine a se stessa.

Il turismo cafone non è solo un problema estetico o di decoro urbano. Ha conseguenze economiche, sociali e culturali. Degrada l’immagine delle località turistiche, allontana chi cerca un’esperienza autentica e di qualità, e contribuisce a creare un clima di conflitto tra residenti e visitatori. Quelle stesse comunità che vivono di turismo si trovano paradossalmente a dover difendersi da chi, in teoria, dovrebbe essere portatore di benessere economico.

La questione si complica ulteriormente quando si considera che molti di questi comportamenti sono alimentati dalla ricerca spasmodica di visibilità sui social media. Il vaporetto veneziano scalato per un selfie è solo l’esempio più eclatante di una dinamica più ampia: l’idea che tutto sia lecito se genera contenuti condivisibili, se produce quella dopamina digitale che arriva sotto forma di like e condivisioni.

Eppure non tutte le località turistiche vivono lo stesso problema con la stessa intensità. Esistono luoghi che, pur accogliendo milioni di visitatori, riescono a mantenere un equilibrio tra accoglienza e tutela del territorio. La differenza spesso sta nella capacità di comunicare e far rispettare regole chiare, ma anche nell’educazione dei turisti stessi e nella qualità del turismo che si decide di attrarre.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.