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Quando un membro della famiglia si alza e punta il dito contro il presidente degli Stati Uniti, il mondo si ferma ad ascoltare. E quando quel dito appartiene a Mary Lia Trump, nipote di Donald Trump e figlia del suo fratello maggiore, le parole pesano come macigni. Intervistata da Bruno Vespa durante la trasmissione Cinque Minuti, la psicologa e autrice non ha usato mezzi termini per descrivere lo zio che guida la nazione più potente del pianeta. “Lui è un bugiardo patologico, sappiamo che ha mentito decine di migliaia di volte nel suo ruolo di presidente, non solo negli Stati Uniti, ma anche con gli alleati della Nato“. L’accusa di Mary Trump non è un attacco estemporaneo, ma il risultato di anni di osservazione ravvicinata di una figura che conosce dall’infanzia. Il ritratto che emerge è quello di un uomo le cui politiche stanno causando danni non solo nel suo Paese, ma a livello globale, secondo la nipote.

La questione della polarizzazione americana rappresenta uno dei nodi centrali dell’analisi di Mary Trump. “Penso che l’America sia diventata sempre più polarizzata. Siamo un Paese razzista misogino e penso che ci sia stata una reazione alla presidenza di Obama“, ha dichiarato senza filtri. Ma ciò che la lascia più perplessa è la portata del consenso: quasi 78 milioni di americani hanno votato per Donald Trump nel 2024, nonostante tutto quello che la sua amministrazione aveva già fatto. “Ha consolidato così tanto potere che sembra che al momento non ci sia nulla che possa fermarlo all’interno degli Stati Uniti“, ha aggiunto con un tono che mescola preoccupazione e rassegnazione.

Ma è sull’attentato che ha colpito il presidente che le dichiarazioni di Mary Trump assumono una dimensione ancora più inquietante. Quell’episodio che ha fatto il giro del mondo, con le immagini di Trump che si rialza col pugno alzato dopo la sparatoria, nasconde secondo la nipote diverse zone d’ombra. “Ci sono dei quesiti rispetto a quel tentativo di omicidio, o così dicono. La reazione di Donald per me è stata sorprendente, perché io so che è un codardo“. L’affermazione è dirompente. Come può la nipote definire codardo un uomo che, davanti alle telecamere di mezzo mondo, ha mostrato quello che molti hanno interpretato come coraggio sotto il fuoco? La spiegazione di Mary Trump introduce elementi che sollevano interrogativi sul racconto ufficiale dell’accaduto. “Tra questo e il comportamento molto poco professionale del Secret Service penso che ci sia qualcosa che non viene raccontato di quella storia“.

Incalzata da Vespa, Mary Trump ha precisato di non voler suggerire teorie complottiste o ipotizzare che lo zio abbia orchestrato tutto da solo. Tuttavia, le sue osservazioni puntano a irregolarità concrete nell’operato dei servizi di sicurezza. “Ha reagito in maniera tale che mi ha sorpreso e anche la reazione del Secret Service“, ha ribadito. I problemi organizzativi e procedurali sarebbero stati multipli e gravi: “Ci sono molte cose che sono andate storte nell’organizzazione del Secret Service, non era stato protetto appropriatamente né prima, né durante, né dopo a quella sparatoria“. La questione tocca un nervo scoperto della sicurezza presidenziale americana. Il Secret Service, un’agenzia federale che per decenni ha rappresentato l’eccellenza nella protezione dei leader politici, avrebbe fallito su più livelli durante l’attentato a Trump. Come è possibile che un tiratore abbia avuto l’opportunità di aprire il fuoco contro il presidente? Perché i protocolli di sicurezza preventiva non hanno funzionato? E la risposta immediata all’attacco è stata all’altezza degli standard che ci si aspetta da professionisti di quel calibro?

Mary Trump non offre risposte definitive, ma pone domande che molti osservatori si sono fatti sin dal momento in cui le prime notizie dell’attentato hanno iniziato a circolare. La sua prospettiva unica, quella di chi conosce intimamente il carattere dello zio e può confrontare il comportamento pubblico con quello privato, aggiunge un livello di complessità alla narrazione. Le dichiarazioni della nipote del presidente si inseriscono in un contesto più ampio di dissenso familiare. Mary Trump non è nuova a prese di posizione pubbliche contro lo zio: già in passato ha scritto libri e rilasciato interviste in cui ne ha analizzato la psicologia e le dinamiche familiari che, secondo lei, hanno contribuito a formare la personalità del presidente. La sua formazione come psicologa clinica le conferisce una prospettiva professionale che cerca di applicare anche all’analisi del personaggio pubblico.

L’intervista a Cinque Minuti ha offerto al pubblico italiano uno sguardo privilegiato su una delle famiglie più potenti e discusse del mondo. Le parole di Mary Trump risuonano oltre l’oceano, toccando temi universali: il potere e i suoi abusi, la verità e la sua manipolazione, la famiglia e le sue fratture. In un’epoca in cui la fiducia nelle istituzioni è costantemente messa alla prova, anche le certezze su eventi apparentemente documentati vengono rimesse in discussione. Resta da vedere se le affermazioni di Mary Trump stimoleranno ulteriori indagini o rimarranno confinate nel dibattito mediatico. Quello che è certo è che le sue parole hanno riacceso i riflettori su un episodio che molti consideravano archiviato, suggerendo che dietro le immagini iconiche di quel giorno potrebbero celarsi verità ancora da svelare.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.