Ci avevano insegnato che il matrimonio è “finché morte non vi separi”, ma evidentemente nessuno aveva previsto che, una volta morto l’amore, ci sarebbe stato anche il ricevimento funebre, con tanto di torta, brindisi e invitati. Il divorzio non si piange più: si organizza, perché se ogni emozione è diventata un evento, anche un cuore spezzato pretende il suo catering.
Si chiama divorce party ed è esattamente ciò che il nome suggerisce: una festa per celebrare ufficialmente la fine di un matrimonio. Non una riunione di reduci del tribunale, ma un vero e proprio evento con amici, musica, calici alzati e, in alcuni casi, perfino un simbolico funerale del matrimonio. Un fenomeno nato negli Stati Uniti, esploso tra le celebrity di Hollywood e che oggi sta conquistando anche le grandi città italiane, soprattutto negli ambienti più esclusivi.
L’idea alla base è semplice: ribaltare il concetto classico associato alla rottura e trasformare la separazione in un momento pubblico di cambiamento, libertà e ripartenza, utilizzando gli stessi ingredienti di un matrimonio di lusso, ma con un significato completamente diverso. Ville esclusive, limousine, dj set e perfino servizi di catering gourmet: il divorce party si organizza proprio come un matrimonio, con un prima e un dopo ben definiti.
In Italia, a portare questo format innovativo è Daniele Colozza, wedding manager e flower designer di Villa Tuscolana, a Frascati. Per anni ha accompagnato coppie nel giorno del loro sì, poi si è accorto di qualcosa che non tornava. Quando un matrimonio finisce, le persone affrontano tutto in silenzio, quasi dovessero vergognarsi, ma in realtà a volte chiudere una relazione che non funziona più è un atto di coraggio, una scelta consapevole che merita riconoscimento.
In sostanza l’idea non è quella di trasformare il divorzio in una vendetta in abito da sera, non si tratta di una festa contro l’ex partner, ma per sé stessi. Si celebra la chiusura di un capitolo e l’inizio di un altro. Così spariscono i cliché per fare spazio a riti simbolici: una lettera da bruciare per lasciarsi il passato alle spalle, una torta rigorosamente nera che rappresenta la fine di un’epoca e un brindisi con gli amici che sono rimasti accanto durante la separazione.
Anche il dress code racconta una storia e c’è chi sceglie il total black, simbolo di un lutto ormai superato, e chi invece preferisce il total white, come una pagina bianca da cui ricominciare. Alcuni optano per location prestigiose, altri per ambienti più raccolti, con alcuni che arrivano in limousine, altri che organizzano un dj set fino all’alba ed altri ancora che preferiscono un aperitivo elegante con pochi intimi.

Ma quanto costa festeggiare la fine di un matrimonio? I prezzi variano in base alla location, al numero di invitati e ai servizi richiesti. Si parte da qualche migliaio di euro per eventi più contenuti, fino ad arrivare a cifre paragonabili a quelle di un matrimonio tradizionale per chi desidera una celebrazione in grande stile. Villa, catering, intrattenimento e decorazioni vengono curati con la stessa attenzione riservata a una cerimonia nuziale.
Viviamo nell’epoca dei gender reveal, dei baby shower e delle feste per ogni grande traguardo della vita. Il divorce party si inserisce perfettamente in questa tendenza, trasformando anche la fine di una relazione in un momento di passaggio da celebrare. Forse Peppino Di Capri, scomparso di recente, lo aveva intuito molti anni fa. In “Champagne” cantava di brindare anche “alla fine di un amore”. Perché il vero fallimento non è un matrimonio che finisce, ma continuare a vivere una relazione ormai svuotata di significato.
