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Durante la 68ª edizione dei Grammy Awards, condotta da Trevor Noah e segnata dalla vittoria di Bad Bunny come Album dell’anno con DeBÍ TiRAR MáS FOToS, Chappell Roan si è presentata come una delle figure più osservate della serata. Già premiata come Miglior Artista Emergente l’anno precedente, nel 2026 era in gara per Disco dell’Anno e Migliore Performance Pop da Solista. Non ha conquistato i trofei, ma il suo arrivo sul tappeto rosso ha immediatamente spostato il focus mediatico.

La cantante ha indossato un abito bordeaux trasparente firmato Mugler, con strascico, schiena scoperta e un mantello di chiffon che inizialmente ne celava la struttura. Una volta rimosso, il dettaglio che ha reso il look virale è diventato evidente: il vestito era letteralmente sostenuto da anelli applicati ai capezzoli, trasformati in elementi strutturali dell’abito. Non si trattava di una provocazione fine a se stessa, ma della rielaborazione di un capo d’archivio: il celebre design presentato da Thierry Mugler nella collezione Primavera/Estate 1998, indossato allora dalla modella Erica Vanbriel, che già all’epoca aveva fatto scandalo.

La versione scelta da Roan rilegge quella silhouette in chiave contemporanea, mantenendo l’idea di leggerezza estrema e di corpo come architettura portante del vestito. Sotto la direzione creativa di Miguel Castro Freitas, Mugler ha trasformato i capezzoli in punti di ancoraggio visivi, quasi “grucce” simboliche, in dialogo con l’eredità futuristica e iper-sessualizzata della maison. Il risultato è un look che richiama statue classiche per il drappeggio, ma le sovverte con un gesto radicalmente moderno.

A completare l’outfit, Chappell Roan ha reso la pelle parte integrante dello styling. Sul corpo erano applicati tatuaggi temporanei e decalcomanie removibili: un pony disegnato sul petto, probabilmente un riferimento alla sua hit Pink Pony Club; un maxi tattoo sulla schiena con effetto pizzo; la scritta “Princess” sul fondoschiena e altri piccoli simboli sulle braccia. Tutti elementi pensati per dialogare con la trasparenza del tessuto e costruire una narrazione visiva coerente.

Gli accessori hanno mantenuto un equilibrio studiato. La cantante ha scelto gioielli Buccellati in oro giallo, con choker e orecchini coordinati, evitando di competere con la forza concettuale dell’abito. Anche il beauty look è stato calibrato: capelli rosso fiamma come firma identitaria, ma trucco più soft del solito. Guance effetto bambola, smokey eyes con tocchi di eyeliner metallico argento e rossetto abbinato all’abito. Il makeup artist Andrew Dahling ha spiegato che la scelta di non puntare su un trucco estremo era funzionale a lasciare spazio alla storia del vestito, allo styling e all’eredità di Mugler.

Nel corso della serata, Roan è apparsa anche sul palco per consegnare il premio come Miglior Artista Emergente a Olivia Dean, indossando un secondo abito completamente diverso: un modello Rodarte della collezione Autunno/Inverno 2007, più etereo e coprente. Un contrasto netto che ha rafforzato l’idea di performance stilistica consapevole, non casuale. Il nude look dei Grammy 2026 si inserisce perfettamente nell’immaginario di Chappell Roan, fatto di camp, teatralità queer, riferimenti al drag, al burlesque e al pop rétro. Non è la prima volta che l’artista usa il red carpet come spazio politico ed espressivo: in passato ha criticato pubblicamente atteggiamenti irrispettosi dei fotografi, ribadendo di non voler essere trattata come un oggetto.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.