Un reel su Instagram e migliaia di commenti. Tanto è bastato per trasformare una semplice spiegazione sui costi di produzione nella polemica gastronomica più accesa delle ultime settimane. Al centro del dibattito ci sono i tortellini de La Sfoglina Bio di Bologna, venduti a 59 euro al chilogrammo, e Claudio Ianiri, il titolare che ha deciso di rispondere pubblicamente a chi lo accusa di prezzi fuori mercato.
Il video si apre con tono ironico, quasi provocatorio: “Ci scrivono 51 euro al chilo per i tortellini? Ma siete pazzi? In realtà costano 59“. Da lì parte una lezione di economia artigianale che in poche ore raggiunge centinaia di migliaia di visualizzazioni e divide l’opinione pubblica tra chi difende la qualità del lavoro manuale e chi considera il prezzo comunque eccessivo.
Per produrre un solo chilo di tortellini servono circa due ore di lavorazione manuale. Ianiri scompone il costo con precisione chirurgica: 17 euro lordi di manodopera per due persone, 12 euro di materie prime e circa 10 euro tra gestione, energia, affitto del laboratorio. Il totale si avvicina ai 56 euro. “Se aggiungiamo qualche altra spesuccia, praticamente ci rimettiamo pure”, spiega nel video. Tra gli ingredienti più costosi spicca il Parmigiano Reggiano, acquistato a 24 euro al chilo e utilizzato generosamente nel ripieno.
Bologna, 59 euro al kg per dei tortellini. Cosa ne pensate?#Mattino5 è in diretta su #Canale5 e in streaming su Mediaset Infinity pic.twitter.com/nWMtUhunq5
— Mattino5 (@mattino5) May 22, 2026
La differenza sostanziale con la produzione industriale sta nei numeri della produttività. Una persona riesce a preparare circa mezzo chilo di tortellini all’ora, mentre un macchinario industriale può arrivarne a produrre anche cento chili nello stesso tempo. È proprio questo divario, secondo Ianiri, a spiegare il gap di prezzo rispetto ai tortellini della grande distribuzione o di altri negozi. La Sfoglina Bio ha scelto di mantenere una produzione interamente fatta a mano, puntando su ingredienti biologici certificati e una qualità che non ammette compromessi.
Il dibattito social si è acceso rapidamente. Molti utenti hanno difeso il pastificio sottolineando come la qualità e il lavoro artigianale abbiano inevitabilmente un costo superiore. “La qualità si paga“, “Finalmente qualcuno che spiega davvero quanto costa produrre artigianalmente“, si legge tra i commenti più apprezzati. Altri hanno spostato la discussione sul tema salariale: il problema non sarebbero i prezzi alti ma gli stipendi bassi, che rendono inaccessibili prodotti di qualità che dovrebbero essere patrimonio comune.
Non mancano le voci critiche. C’è chi considera 59 euro una cifra comunque proibitiva, chi si chiede come mai altri tortellini artigianali a Bologna si trovino intorno ai 40 euro al chilo. A questa obiezione Ianiri ha risposto con una provocazione tecnologica: “Basta fotografare i tortellini che acquistate e i nostri, fare un copia incolla e chiedere a ChatGpt di riconoscere quelli artigianali. Rimarrete sorpresi dalle risposte“.
