Grand Theft Auto IV è sempre stato il capitolo anomalo della saga. Più oscuro, più malinconico, più drammatico rispetto ai suoi predecessori e successori. Mentre GTA: San Andreas era una celebrazione colorata degli anni ’90 californiani e GTA V un affresco satirico dell’America contemporanea, GTA 4 ci trascinava nelle viscere cupe di Liberty City insieme a Niko Bellic, un veterano di guerra europeo tormentato dal passato e alla ricerca di un sogno americano che si sgretolava davanti ai suoi occhi.

Per anni i fan si sono chiesti cosa avesse spinto Rockstar Games a creare un’esperienza tanto diversa dal resto della serie. La risposta è arrivata direttamente da Dan Houser, co-fondatore dello studio e lead writer del gioco, durante un’intervista al podcast di Lex Fridman. E la verità è più personale e toccante di quanto si potesse immaginare: l’oscurità di GTA 4 rifletteva direttamente lo stato d’animo del suo creatore. “Avevo vissuto a New York per qualche anno e non ero sicuro di essere felice“, ha raccontato Houser parlando del periodo in cui scriveva la storia di Niko Bellic. “Stavo attraversando molti drammi personali, come al solito. Ho rivisto parte di GTA 4 recentemente ed è davvero cupo, e ho pensato ‘Ah, ecco perché’. Ero single e infelice, e non ero sicuro di voler rimanere in America. La mia vita sembrava in uno stato di grande incertezza“.

GTA 6 Vice City dall'alto
Le acque di Vice City in GTA 6, fonte: Rockstar Games

Ma non era solo la vita sentimentale di Houser a influenzare il tono del gioco. Anche Rockstar Games, come azienda, stava attraversando uno dei momenti più turbolenti della sua storia. Lo scandalo Hot Coffee, esploso dopo la scoperta di un mini-gioco sessuale nascosto in GTA: San Andreas, aveva quasi affondato lo studio. Il gioco era stato ritirato dagli scaffali dei negozi, riclassificato come Adults Only e aveva scatenato un’ondata di critiche che minacciava seriamente il futuro dell’azienda.

Per chi non ricordasse i dettagli, Hot Coffee era un mini-gioco sessuale che alcuni giocatori erano riusciti a sbloccare nel codice di San Andreas. Mostrava il protagonista CJ in scene intime con le sue fidanzate, con tanto di comandi da premere ritmicamente. Oggi potrebbe sembrare una sciocchezza considerando quanto i videogiochi si siano evoluti in termini di contenuti maturi, ma nel 2005 fu uno scandalo di proporzioni enormi che coinvolse politici, associazioni di genitori e media mainstream. “Dopo aver avuto questa serie di successi e relativa stabilità personale con GTA 3, Vice City e San Andreas, improvvisamente la vita sembrava molto incerta“, ha continuato Houser. “Come azienda, avevamo tutto quel dramma di Hot Coffee, quindi pensavamo costantemente che potessimo essere chiusi mentre stavamo realizzando GTA 4“.

Vinewood nel trailer di Gta V, fonte: Rockstar Games
Vinewood nel trailer di Gta V, fonte: Rockstar

La narrazione di GTA 4 è costruita attorno a temi di tradimento, perdita, immigrazione e identità frammentata. Non ci sono i momenti di leggerezza esagerata che caratterizzavano San Andreas o che avrebbero definito GTA V. Anche quando il gioco tenta l’ironia, lo fa con un ghigno amaro piuttosto che con una risata fragorosa. Liberty City stessa sembra una versione distorta e malinconica di New York, dove i grattacieli proiettano ombre lunghe e minacciose e ogni angolo della città trasuda decadenza.

Houser ha ammesso che tutta questa turbolenza personale e aziendale si è riversata in GTA 4, creando involontariamente il capitolo più emotivamente complesso e maturo della serie. È un gioco che divide ancora oggi i fan: alcuni lo considerano un capolavoro narrativo sottovalutato, altri lo trovano troppo pesante e privo della spensieratezza che ha reso GTA un fenomeno culturale. Forse è questo che rende GTA 4 così speciale. Non è un prodotto confezionato per massimizzare l’appeal commerciale, ma un’opera segnata dalle cicatrici personali di chi l’ha creata. E in un’industria sempre più guidata da algoritmi e focus group, c’è qualcosa di profondamente umano e necessario in questo tipo di vulnerabilità artistica.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it