Square Enix ha annunciato un remake che ha lasciato perplessi molti fan: Dragon Quest 7 Reimagined, in arrivo il 5 febbraio 2026. La scelta di riproporre proprio questo capitolo, già riedito su 3DS con il titolo Dragon Quest 7: Fragments of the Forgotten Past, appare bizzarra. Perché investire risorse su un titolo considerato tra i meno riusciti della saga, quando altri, come Dragon Quest 9: Sentinels of the Starry Sky, ancora legato al Nintendo DS, attendono da anni una riedizione?

L’originale Dragon Quest 7, uscito su PlayStation 1 nel 2000, fu accolto con freddezza. Graficamente datato anche per gli standard dell’epoca, il gioco soffriva soprattutto di un ritmo lento e frammentario. La ricerca dei Frammenti per sbloccare nuove aree, guidata da un radar a dir poco inefficiente, e la tardiva introduzione del sistema di classi, peraltro ben strutturato con la possibilità di combinare abilità, frustravano l’esperienza di gioco.

Poster di Dragon QUest 7 Reimagined
Poster di Dragon QUest 7 Reimagined, fonte: Square Enix

A peggiorare le cose, i personaggi, disegnati da Akira Toriyama, apparivano insolitamente anonimi, sia nell’aspetto che nella caratterizzazione. Un passo indietro rispetto ai successi di Final Fantasy, che in quegli anni si affermavano nel mercato mainstream. Il remake per 3DS aveva tentato di limare alcune asperità, ma i problemi di fondo persistevano. L’annuncio di Dragon Quest 7 Reimagined, quindi, solleva interrogativi. La scelta di Square Enix potrebbe allontanare i nuovi fan, conquistati dall’undicesimo capitolo, o rivelarsi un’occasione per riscoprire un titolo incompreso, magari con interventi significativi al gameplay e alla narrazione.

L’era PlayStation 1 ha segnato una svolta epocale per gli RPG, con il passaggio al 3D e l’aumento della capacità di memoria. Tuttavia, Dragon Quest 7, pur uscendo a fine ciclo vitale della console, non seppe sfruttare appieno le nuove potenzialità, preferendo uno stile grafico ibrido che non convinse il pubblico. Titoli come Final Fantasy Tactics e Suikoden 2, pur mantenendo una grafica prevalentemente 2D, ottennero maggior successo grazie a un gameplay solido e una storia coinvolgente.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it