Grand Theft Auto 6 è sulla bocca di tutti. Il sequel più atteso della storia videoludica, previsto per novembre 2026 su PlayStation 5 e Xbox Series X|S dopo un rinvio dalla finestra di maggio, viene dipinto da molti come il salvatore di un’industria in profonda crisi. Ma secondo Joost van Dreunen, analista e professore alla prestigiosa NYU Stern School of Business, questa aspettativa è profondamente ingenua. E forse pericolosa.
Le previsioni sui numeri di GTA 6 sono astronomiche: si parla di 40 milioni di copie vendute nel primo anno, con ricavi stimati intorno ai 3 miliardi di dollari. Cifre che farebbero impallidire qualsiasi blockbuster cinematografico e che giustificano l’etichetta di “release più importante nella storia dell’industria” che alcuni analisti hanno già appiccicato al gioco Rockstar. Ma van Dreunen invita alla cautela, anzi alla lucidità. In una dichiarazione, il professore ha utilizzato una metafora: “Dopo l’euforia viene la sbornia“. Sì, GTA 6 sarà un successo monumentale. Sì, giocatori e investitori vivranno il loro momento di estasi collettiva. Ma poi arriverà il risveglio doloroso, perché il titolo Rockstar non può risolvere i problemi sistemici che affliggono il settore da anni.

“Mi rendo conto che molti nell’industria attendono con impazienza questo momento indubbiamente cruciale. C’è persino un’aspettativa un po’ ingenua che questa singola release possa invertire la direzione attuale dell’industria. Non accadrà“. Il punto è chiaro: concentrare tutte le speranze su un singolo prodotto, per quanto titanico, significa ignorare le crepe strutturali di un modello produttivo sempre più insostenibile. Il professore va oltre, prevedendo che dopo il picco di entusiasmo per GTA 6, gli investitori potrebbero addirittura ritirare i capitali dal settore videoludico, ricollocandoli altrove in assenza di altri titoli di pari portata all’orizzonte. Questo abbasserebbe ulteriormente la valutazione complessiva dell’industria, aggravando una situazione già critica.
E di situazione critica si può davvero parlare. Negli ultimi anni il mondo dei videogiochi ha vissuto una vera e propria tempesta perfetta. Licenziamenti di massa in studi un tempo considerati intoccabili, aumenti di prezzo dei giochi di nuova generazione fino a 80 euro, cancellazioni di progetti su cui erano stati investiti anni di sviluppo e milioni di dollari. Anche colossi come PlayStation e Xbox non sono stati risparmiati da questa ondata di ristrutturazioni dolorose.

Ma allora, cosa dovrebbe fare l’industria? Van Dreunen non offre soluzioni facili, ma il suo messaggio è chiaro. Smettere di cercare salvatori messianici e affrontare i nodi strutturali. Ripensare i budget faraonici, accorciare i cicli di sviluppo, diversificare l’offerta, investire in progetti di medio calibro che possano essere profittevoli senza dover vendere decine di milioni di copie. Insomma, costruire un ecosistema più sano e resiliente, invece di puntare tutto sul prossimo mega-lancio.
GTA 6 sarà un fenomeno culturale e commerciale di proporzioni gigantesche, questo è fuori discussione. Probabilmente batterà ogni record esistente e ridefinirà gli standard qualitativi per il mondo aperto. Ma pretendere che un singolo gioco, per quanto straordinario, possa sanare le ferite di un’intera industria è, appunto, un’illusione. Una bella illusione, certo. Ma pur sempre un’illusione che rischia di distogliere l’attenzione dai problemi reali che il settore deve affrontare con urgenza. Mentre il countdown verso novembre 2026 continua, forse dovremmo tutti, appassionati e addetti ai lavori, fare un respiro profondo e chiederci: cosa succederà il giorno dopo il lancio di GTA 6? Quando le luci della ribalta si spegneranno e i numeri delle prime settimane saranno stati celebrati, l’industria dei videogiochi sarà davvero in una posizione migliore o semplicemente avrà posticipato di qualche mese una resa dei conti inevitabile?



